IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

martedì 28 giugno 2016

Ciao gigante buono...

Ci ha lasciati a 86 anni Carlo Pedersoli meglio conosciuto da tutti come Bud Spencer, il gigante buono del cinema italiano, protagonista di indimenticabili film, eroe degli "spaghetti western" con Terence Hill.


domenica 26 giugno 2016

Miniera del Lavanchetto, una delle più importanti miniere aurifere d'Italia

L'escursione si svolge sul cupo e selvaggio versante destro della Valle Anzasca, il pendio è molto ripido e caratterizzato da fitti boschi di conifere. Anche se durante la salita non ci sono molti punti panoramici, se non sul versante opposto del vallone di Mondelli, è comunque interessante per la vista che offre dalle miniere d'oro, chiamate al tempo degli Albisini, miniera dei Valleri e Fornale.
Per tutta la settimana i mininatori risiedevano in questo piccolo villaggio operaio, poiché la distanza dal fondovalle non permetteva di raggiungerlo giornalmente. Il minerale veniva trasportato a Morghen con delle teleferiche, per poi essere convogliato a Pestarena, per il trattamento di cianurazione. Il filone di Lavanchetto era fra i più ricchi, rendeva fino a 45 grammi d'oro per tonnellata, basti pensare che nelle altre miniere la media era di 10/12 grammi.

Si percorre l'autostrada A26 fino a Gravellona Toce, per poi continuare seguendo la Statale del Sempione. All’uscita di Piedimulera, si imbocca la SS549 della Val Anzasca, dopo circa 25 km all’ingresso della galleria di Pestarena, si lascia la macchina nel parcheggio sulla sinistra.
Seguendo l'indicazione per Morghen si arriva poco dopo in località Ponte del Vaud (992 m). Nei pressi di un'abitazione privata si tralasciano le indicazioni per Pestarena/Staffa/Pecetto e si scende a sinistra seguendo la mulattiera per Morghen/Miniera del Lavanchetto. Dopo aver oltrepassato una recinzione ed un oratorio sconsacrato si scende al ponte del Vaud che si attraversa. La mulattiera prosegue in direzione del fondovalle ancora per un centinaio di metri, giunti alla palina segnavia si abbandona la mulattiera che prosegue verso Morghen e si imbocca a destra il ripido sentiero verso la Miniera del Lanchetto/Alpe Lavanchetto (B27). Si sale all'interno del bosco di conifere sotto a delle balze rocciose, arrivando in pochi minuti in un punto panoramico dove si vede la sottostante frazione Morghen. Il sentiero prosegue ripidamente ritornando con dei tornanti verso la parte rocciosa. Dopo un breve tratto in falsopiano si riprende a salire arrivando sul ciglio di un risalto, nei punti più esposti è stato messo un filo d'acciaio con dei paletti. Costeggiato un rudere di una baita, i tornanti si susseguono ripidi, lasciando poco tempo per respirare. Usciti dal bosco la vegetazione comincia a diradarsi e fra mirtilli e rododendri si raggiunge una baita con tetto in lamiera, dalla qui nelle giornate limpide si ha un panorama eccezionale sulla parete est del Rosa, la parete più alta delle Alpi. Appena sopra si arriva ai ruderi delle costruzioni che ospitavano i minatori, dove è anche posta una graziosa cappelletta (1674 m). Continuando sul sentiero che conduce al centro del vallone è possibile scorgere gli ingressi delle miniere oramai invase dalla vegetazione e le discariche di materiale. La discesa si svolge per il medesimo itinerario fino al bivio per la frazione Morghen, che si consiglia di raggiungere con una breve deviazione percorrendo la bella mulattiera (987 m).
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e l'homo selvadego

Chi siete? Da dove venite? Cosa portate? Dove andate?



Si raccomanda estrema prudenza a chi avesse intenzione di avventurarsi in queste gallerie!




da Lavanchetto...



La graziosa cappelletta eretta nel 1988


Il sole anche la bufera
sian carezze per voi
che foste nella miniera


mulattiera per Morghen


per maggiori informazioni consultare




venerdì 24 giugno 2016

Un venerdì da malati di montagna al rif. Carlo Emilio

Alla conclusione nel 1928 dei lavori per la costruzione della diga del Truzzo, gli operai hanno lasciato una splendida testimonianza del loro lavoro, una mulattiera lastricata che collega la centrale idroelettrica di San Bernardo al lago. Dal punto di vista escursionistico il versante occidentale della Valle Spluga è senz'altro il meno conosciuto di quello orientale, ma offre per i veri malati di montagna occasioni di potersi immergere in una natura ancora intatta. L'anello percorso è riservato a persone ben allenate e che hanno già una buona esperienza in montagna. Oltre a risalire la splendida Valle del Drogo, si toccano alcuni splendidi specchi d'acqua come il lago del Truzzo o il lago Nero, dove sulle sue sponde è adagiato il piccolo rifugio Carlo Emilio, punto più alto del percorso. Sulla via del ritorno non mancano sicuramente piacevoli incontri, come l'alpeggio Lendine, un luogo particolarmente affascinante, con le baite perfettamente inserite nell'ambiente circostante.
Malati di Montagna: Silvio, Danilo e l'homo selvadego

Tutto sommato noi uomini non siamo capaci di fare niente di davvero significativo e non riusciamo a cambiare niente. Eppure possiamo ricostruire il mondo, così, partendo dalle piccole cose. 
Banana Yoshimoto


Obelix deve aver dimenticato uno dei suoi menhir...!!!




La Valle del Drogo custodisce perle escursionistiche da non mancare, 
come l’elegante mulattiera che sale al lago del Truzzo.


Alla fine della salita si arriva al Lago del Truzzo, specchio trasparente cullato dal Pizzo Quadro e panoramicamente affacciato sulla Valchiavenna e sulle aspre cime della Val Bregaglia.






sabato 18 giugno 2016

Operazione Mato Grosso al rifugio Laeng

L' Operazione Mato Grosso (O.M.G.) è un movimento che si propone l'educazione dei giovani attraverso il lavoro gratuito per i più poveri in alcuni paesi dell'America Latina. Per mezzo del lavoro i giovani intraprendono una strada che li porta a scoprire ed acquisire alcuni valori fondamentali per la loro vita: la fatica, il "dare via" gratis, la coerenza tra le parole e la vita, lo spirito di gruppo, il rispetto e la collaborazione verso gli altri, la sensibilità e l'attenzione ai problemi dei più poveri, lo sforzo di imparare ad amare le persone. A sostenere le attività svolte dai volontari nelle missioni provvedono numerosi gruppi di giovani ed adulti che, in Italia, si riuniscono e lavorano per raccogliere i fondi necessari.

I sette punti chiave dell'OMG 
1. Lavorare anziché discutere
2. Il gruppo è fondamentale perché lavorando insieme le persone maturano
3. Rompere il guscio della famiglia, della parrocchia, della nazione: è essere missionari
4. L'OMG critica coi fatti e non con le parole. Il lavoro concreto vale più delle parole e mette in discussione la propria vita
5. Il punto cruciale è che bisogna pagare di persona, essere coerenti, farsi poveri
6. Essere buoni, non giudicare le persone
7. Morire per gli altri. Sacrificarsi dando la propria vita con amore.

Malati di Montagna: Silvio, Lorenzo, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

hai visto la giornata sembra promettere bene...?!?


sarà...!!!


...però l'ambiente attorno è molto suggestivo...


...peccato per quei nuvoloni neri...!!!


non farci caso e guardati indietro...


va beh fin troppo facile fare queste foto...


Rifugio Laeng 1760 m
Posto su un dosso nella conca di Varicla, è incorniciato dalle pareti rocciose calcaree simili alle Dolomiti, del gruppo del Pizzo Camino. È inserito in un ambiente simile a un giardino dove ogni albero, cespuglio fiore e pietra sembrano disposti con impareggiabile sensibilità paesaggistica. 
La zona è ricca di specie botaniche anche rare.


altro laghetto...


lo vedi dov'è il rifugio...


cappella al Colle Mignone 1535 m




domenica 12 giugno 2016

Cinque ometti sulla Cima d'Ometto

L'anello con la salita alla Cima d'Ometto da Pila, è un escursione lunga e con una dislivello da non sottovalutare. La montagna ha un profilo elegante nonostante i suoi 1912 m, ed è formata dall'incontro di tre creste. Quella a nord è completamente in territorio valsesiano e divide le conche delle alpi di Mera e Meggiana, mentre la est da dove si svolge l'itinerario di salita e la ovest sono collocate sullo spartiacque tra Biellese e Valsesia.

Dall'autostrada A26 (Genova/Gravellona Toce) si prende l'uscita di Romagnano Sesia-Ghemme, per poi continuare lungo la SP299 fino a Pila. Prima di uscire dal paese si svolta a sinistra seguendo l'indicazione per "seggiovie Mera". Subito dopo aver attraversato il ponte sul Sesia si lascia l'auto nell'ampio parcheggio sulla sinistra, in corrispondenza di un pannello con indicati i principali sentieri della zona.
Il percorso che andremo a intraprendere era il più usato per salire da Pila a Mera, la mulattiera ancora in buona stato, si sviluppa ad est del torrente Boscaiolo.
Tralasciata l'indicazione per la pista ciclabile (tratto Piode-Pila) da cui poi si farà ritorno, in corrispondenza della palina segnavia si imbocca il sentiero per Pian Rastò/Alpe di Mera/Cima Ometto, segnavia 236. Dopo aver contornato l'alpe della Rivaccia, si sale in una bella faggetta fino a raggiungere la cappella dell'alpe Pianello (900 m). Proseguendo si arriva poco dopo alle baite dell'alpe Dughera (950 m) su una delle quali si può ancora osservare un dipinto. Lasciato anche questo alpeggio abbandonato alle nostre spalle, il sentiero esce dal bosco e inizia a risalire a lato della pista di sci per alcuni minuti, per poi rientrare nuovamente nel bosco. Giunti a un bivio, si tralascia a sinistra il sentiero per Scopello e in breve si arriva a monte della stazione della sciovia di Pian Rastò (1230 m). Si continua a destra seguendo per un breve tratto un'ampia traccia e dopo aver guadato il torrente Pianaccia, si risale il versante opposto passando a valle dell'alpe omonima. Raggiunta una strada sterrata la si segue verso sinistra, attraversando poi diagonalmente verso destra i prati dell'alpe Ruscàa (1350 m). Raggiunti gli impianti si continua a salire seguendo la strada sterrata, poco dopo una palina segnavia ci indica che stiamo ancora seguendo il segnavia 236 per l'alpe di Mera e la Cima d'Ometto. In prossimità dell'alpe Ciotto si abbandona la strada sterrata che continua verso l'alpe di Mera e si risale una pista da sci fino a raggiungere il pianoro del Campo, dove accanto a un piccolo laghetto si trova il bar "Campo 2.0". Dalla palina segnavia, tralasciato il sentiero 237 che scende verso Pila, si attraversa l'ampia conca verso sinistra in moderata salita, passando sotto alcuni impianti di sciovie. Oltrepassata la sorgente di Pian d'Asnin (1655 m), il sentiero riprende a salire più ripidamente fino a raggiungere la Colma dei Lavaggi (1751 m), dove confluisce anche il sentiero 235 proveniente dall'alpe di Mera. Si inizia a seguire la cresta verso destra e dopo una serie di tornanti si raggiunge la Cima d'Ometto (1912 m), sovrastata da una piramide quadrangolare fatta con pietre, su cui svetta una croce di ferro. Per il ritorno si scende seguendo la cresta verso Nord-ovest, superando la modesta cima del Palone della Crocetta. Arrivati al colle della Crocetta (1800 m), valico tra la conca di Meggiana e la Valle Dolca Biellese, si abbandona la cresta che prosegue verso il Testone delle Tre Alpi e si inizia a scendere seguendo il sentiero 241 in direzione di Meggiana. Con un lungo traverso in discesa tra rododendri, si arriva dapprima a guadare il Torrente Riale e successivamente il Rio del Laghetto, oltre il quale si prosegue su una strada sterrata. Giunti a un bivio si tralascia la strada a sinistra che prosegue verso la Colma Colora o Bocchetta del Bo (241a). Contornando il versante che scende dalla cima del Massucco, in pochi minuti si arriva all'alpe Sopra il Croso (1550 m) dove sorge il rifugio Meggiana. Poco oltre il rifugio si abbandona la strada sterrata e si imbocca sulla destra il sentiero 241 (Santuario di Prà Polla/Piedimeggiana-Piode). Incrociata poco più a valle nuovamente la strada sterrata, la si segue per un breve tratto, per poi abbandonarla definitivamente nei pressi dell'alpe La Rusa (1470 m). Tra le baite sulla destra inizia la vecchia mulattiera indicata da una palina segnavia, oltrepassata l'alpe Giavinaccia in breve si entra nel fitto bosco. Il percorso è piacevole e con vari tornanti si raggiunge l'Oratorio di Pra Polla, con vicino una freschissima fontanella (1185 m). Continuando a scendere, dopo aver superato il ponte sul Torrente del Pè, si prosegue su una strada sterrata. Raggiunta la Cappella della Madonna delle Pose (952 m) si tralascia sulla sinistra il sentiero 243 per il  Monte Bo di Valsesia e dopo pochi minuti abbandonata la strada sterrata, si imbocca sulla destra il sentiero 241/247. Tralasciata la deviazione a destra per le Alpi Magonere e Lagone (sent. 247), in breve si arriva al Santuario delle Pietre Grosse (814 m), poco sopra la frazione di Piedimeggiana. Si segue per un breve tratto la strada asfaltata e poco prima d'arrivare al primo tornate, si svolta a sinistra riprendendo la mulattiera che attraversa il paese. Raggiunta la chiesa dei Santi Sebastiano e Fabiano, con accanto un portico e una fontana, si continua a seguire la mulattiera a sinistra che scendendo raggiunge in pochi minuti la strada asfalta, a poco distanza dal ponte sul fiume Sesia. Seguendo la strada verso destra, si passa accanto a un'area adibita a parco giochi e oltrepassato un parcheggio si arriva a un ponte sulla sinistra, al di là del quale c'è la frazione Reale. Proseguendo sulla sponda opposta si inizia a seguire il tratto di pista ciclabile Piode-Pila. La strada è pressoché pianeggiante, tranne qualche breve saliscendi, dopo circa 30/35 minuti si ritorna al parcheggio dove si è lasciata l'auto.
Malati di Montagna: Andrea, Silvio, Lorenzo, Danilo e l'homo selvadego

tutto e verde...tranne la mulattiera...fortunatamente...!!!


si sale seguendo la prospettiva di madre natura...!!!


Alpe Dughera 950 m


il Rosa gioca a nascondino tra le nuvole...


a sinistra la Cima d'Ometto...piano, piano arriviamo...


panoramica verso la Valsesia


Pian d'Asnin e Cima d'Ometto


Cima d'Ometto 1912 m


Andrea in meditazione...