IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

sabato 28 maggio 2016

Uno Zucco di Desio servito con Due Mani e una Muschiada

Insolita e poca conosciuta salita al Monte Due Mani, montagna che ha molte vie di salita tra cui una ferrata. In giornate limpide si hanno vaste vedute, dalla Valsassina, alla pianure lecchese. Per il ritorno dalla Bocchetta di Desio seguiamo un sentiero molto suggestivo e scarsamente battuto, che passando dalla cascina Rizzolo, raggiunge il letto di un torrente che si deve guadare più volte.

Dalla statale 36, nei pressi del ponte sull'Adda a Lecco, si segue a destra la nuova SS36 che sale verso la Valsassina. Dopo l'ultima galleria, alla rotonda di Ballabio, si prosegue a destra sulla provinciale 62 fino al colle del Balisio, per poi svoltare a destra per Barzio/Moggio/Cremeno. Subito dopo aver oltrepassato la trattoria Casere, si svolta a destra seguendo una stradina asfaltata (Casere/Cremeno). Prima d'arrivare a una grande costruzione ridotta oramai a un rudere, si svolta a sinistra lasciando l'auto nel comodo parcheggio davanti ad alcune villette di recente costruzione. Si segue la strada per pochi metri e prima che inizi a salire si svolta a destra raggiungendo in breve la palina segnavia, posta all'angolo di una casa (Monte Tabor/Località La Foppa/Zucco di Desio). Si inizia a salire seguendo la sterrata in un bosco di betulle e faggi, oltrepassata una sbarra dopo pochi minuti la sterrata termina nei pressi di una radura con una baita. Si prosegue seguendo il sentiero a mezza costa, a destra della baita e rientrati nel bosco in breve si giunge a un bivio. Tralasciato il sentiero che prosegue diritto, si svolta a sinistra iniziando a salire ripidamente seguendo i segni rossi sugli alberi. Si costeggia un torrente per un lungo tratto, per poi continuare ancora ripidamente verso sinistra. Dopo circa un'ora, poco prima che il sentiero inizi a scendere, si segue una traccia ben evidente a destra. Usciti dal bosco si continua sull'ampia dorsale erbosa e dopo aver oltrepassati alcuni abbeveratoi, si incrocia una strada sterrata e la palina segnavia con indicato il sentiero da seguire (Zucco di Desio/Monte Due Mani). Si riprende a salire nel bosco, fino a raggiungere la cima erbosa dello Zucco di Desio (1655 m). Si scende lungo la cresta raggiungendo prima la Bocchetta di Bertena (1617 m) e dopo pochi minuti risalito un dosso si arriva al bivacco Locatelli Scaioli Milani a forma di igloo, con accanto la croce della vetta del Monte Due Mani (1657 m). Nonostante l'altezza modesta, nelle giornate limpide il panorama è particolarmente interessante sulle vicine Grigne e sulla Valsassina. Per il ritorno si scende seguendo il crinale fino alla Sella di Cornalone (1630 m), tralasciato il sentiero da dove arriva la Ferrata Contessi, si prosegue a sinistra percorrendo un tratto a mezza costa, per poi iniziare a scendere ripidamente. Raggiunta una palina segnavia si continua a scendere verso destra fino a raggiungere la bocchetta di Desio (1343 m). Tralasciato il sentiero a sinistra con il quale poi faremo ritorno, proseguiamo diritti seguendo le indicazioni per il colle d'Olino e le Cime di Muschiada. Il sentiero sale leggermente seguendo la dorsale e dopo aver perso leggermente quota si riprende a salire fino a raggiungere la forcella di Redondello. Da qui si piega a destra risalendo la cresta fino alla cima dove pochi alberi coprono alcune guglie calcaree tipiche della zona. Ritornati alla bocchetta di Desio si segue il sentiero a destra che scende lungo la Val dei Grignioni (Laghetto/Cascina Rizzolo/Maggio). Raggiunta una casa ristrutturata, si inizia a seguire la strada sterrata sulla destra (a sinistra un sentiero conduce a una fresca sorgente). Dopo aver seguito un primo sentiero non segnalato, si segue ancora per pochi minuti la strada sterrata, per poi abbandonarla seguendo il sentiero a sinistra segnalato da segnavia bianco/rossi. Arrivati alla radura dove sorge la Cascina Rizzolo (1047 m), si piega a sinistra seguendo il sentiero fino a raggiungere una baita diroccata. Da questo punto il sentiero inizia a perdere quota ripidamente e bisogna fare molta attenzione ai segni rossi sugli alberi. Raggiunto il torrente lo si attraversa una prima volta, per poi proseguire a sinistra su sentiero più evidente, oltrepassata una suggestiva cascatella sulla destra, si scende nuovamente verso il torrente attraversandolo nuovamente, prima a destra e poi a sinistra, per poi proseguire fino a raggiungere una palina segnavia. Tralasciato il sentiero che sale a sinistra (Località Piazzola/Località La Foppa/Monte Due Mani) in breve si arriva a incrociare una strada sterrata. Senza guadare il torrente si inizia a seguirla verso sinistra e oltrepassata una saltella che contiene una statuetta raffigurante S. Giovanni Bosco, in pochi minuti si raggiunge l'edificio della Colonia Pavoniani Artigianelli. Proseguendo ora sulla strada asfalta in breve si scende fino a raggiungere il parcheggio dove avevamo lasciato l'auto al mattino.
Malati di Montagna: Paolo, Pg, Lorenzo, Danilo e l'homo selvadego

Zucco di Desio 1655 m


bandiere tibetane lungo la cresta


Monte Due Mani 1657 m
Bivacco Locatelli, Milani, Scaioli


M. Due Mani dalla Bocchetta di Desio 1335 m


...


Cima Muschiada 1458 m


wild



by Danilo






domenica 22 maggio 2016

Dalla Valle dei Mulini, al rifugio Olmo

La stretta Valle dei Mulini sfocia alle spalle di Castione della Presolana, è poco conosciuta ma le sue acque costituirono per secoli una preziosissima risorsa, fornendo la forza motrice ai numerosi mulini che sfruttavano questa energia naturale. Oltre a questo ricordo del passato, la valle presenta anche motivi di interesse paesaggistico e naturalistico, poiché la sua parte inferiore è un'incassata forra scavata in alte pareti calcaree. L'escursione si svolge su un buon sentiero che richiede attenzione solo durante i numerosi guadi del torrente. Risalita tutta la valle, il sentiero conduce sugli aperti pascoli dove sorgono le baite di Malga Presolana, poste al centro di un anfiteatro coronato da pareti calcaree, dove primeggiano le alte pareti verticali della Presolana, la regina delle Orobie. Oltre al suggestivo rifugio Olmo, un'altro motivo d'interesse è la visita alla chiesetta di San Pietro, autentico belvedere sulla Valle dei Mulini e sulle montagne circostanti.

Con la provinciale 671 della Val Seriana si arriva fino a Castione della Presolana. Dal centro del paese si seguono a sinistra le indicazioni per Rusio, raggiunta la Trattoria dei Mulini, si lascia l'auto nell'ampio parcheggio (910 m). Dalla palina segnavia si imbocca il sentiero 317/318 che si sviluppa poco più in alto della sottostante strada. Raggiunta la strada sterrata, la si segue fino a un bivio, abbandonata la strada che prosegue verso il rifugio Olmo (sent. 317) e da cui poi faremo ritorno, si prosegue a destra sul sentiero 318 verso la Valle dei Mulini. In passato erano attivi ben sette mulini, ormai di quei mulini non rimane più nulla, salvo un bar-trattoria edificato in corrispondenza del mulino più basso che ne ricorda "i trascorsi" solo per il nome. Si inizia a risalire la  stretta valletta con le pareti calcaree che incombono ai lati, sembra di trovarsi in un piccolo canyon, si guada spesso il corso d'acqua che la caratterizza, facendo attenzione a non scivolare sulle rocce, non bagnare gli scarponi è impossibile. Evitare naturalmente di risalire la valle dopo forti precipitazioni. Il sentiero allontanandosi sempre di più dal torrente inizia a guadagnare quota fino a uscire definitivamente dal canyon. Arrivati a un bivio, si tralascia il sentiero a destra per la Valle del Papa e si continua seguendo il sentiero 318 verso la malga Presolana. Scesi al torrente lo si attraversa, per poi riprendere a salire con splendide vedute sulla Presolana, fino a incrociare una strada sterrata. Tralasciate le indicazioni a destra per le Sorgenti (Mesclusa)/Malga Cornetto/Passo della Presolana, si prosegue per un breve tratto fino a Malga Presolana (1538 m). Continuando a seguire le indicazioni per la "Via del latte", si continua a seguire la strada sterrata fino a raggiungere un piccolo laghetto e le sottostanti baite della Malga Campo (1528 m). Tralasciata momentaneamente la strada che scende a Rusio, si segue il sentiero 327 che sale gradualmente a mezza costa e con un ultimo strappo raggiunge al Passo Olone (1850 m). Si scende il versante opposto attraversando una zona rocciosa, dopo aver perso quota ripidamente con alcuni tornanti, il sentiero proseguire in falsopiano verso destra su fondo ghiaioso, fino a raggiungere in breve il caratteristico rifugio Olmo (1819 m). Ritornati alla Malga Campo si inizia a scendere verso Rusio seguendo la strada sterrata. Dopo una serie di tornanti giunti al Colle di Passeraia (1070 m), si tralascia il sentiero a destra per la località Spina e continuando a seguire la strada si arriva al bivio in località Priona. Volendo abbreviare il tragitto si può seguire a un certo punto l'indicazione a sinistra "scorciatoia per Rusio", un sentiero che scende nel bosco, per poi incrociare nuovamente la strada. Al bivio vale la pena deviare verso la Chiesetta di San Peder. Seguendo l'ampio sentiero sulla destra si giunge in breve al colle della Forca, allestito con tavoli e un'area barbecue dal Gruppo Alpini di Castione. Proseguendo, dopo pochi minuti si arriva alla chiesetta, costruita intorno al XII sec. e ristrutturata sempre dagli Alpini nel 1974, la fatica è ripagata dallo splendido panorama. Ritornati sulla strada, si prosegue fino al parcheggio da dove si è partiti al mattino.
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Silvio, Andrea, Pg, Danilo e l'homo selvadego

ma siamo sicuri che dobbiamo andare proprio dentro a quella valle...???


...ma si vedrai che ci divertiamo...!!!


'l Puntasel
guarda c'è anche un grazioso ponte in pietra...


sarà, ma io vedo solo una striscia di cemento...


e un canyon buio e profondo...!!!


qualcuno mi può dire che fine ha fatto il sentiero?!?



non ti preoccupare prima o poi ne usciremo...forse...


hai visto come promesso ti ho portato davanti alla regina delle Orobie...
la Presolana



la regina delle orobie tra le nuvole


verso il rifugio Olmo


Fritillaria meleagris è originaria dell’Europa centrale, ma ormai la si trova spontanea anche sulle Alpi. È nota come meleagride serpentina per il portamento dello stelo. Il fiore è violaceo e ha macchie di un colore tra il porpora e il ruggine. È alta trenta-quaranta centimetri.


rifugio Olmo


San Peder
La celebre e quasi millenaria chiesetta di San Péder sorge su un picco roccioso in prossimità di Rusio; ai tempi della sua costruzione si narra di fatti curiosi che investirono il luogo in cui doveva essere eretta. Attorno al secolo XII sul Colle di Passeraia gli operai provvedevano a depositare il materiale necessario alla costruzione della chiesetta: sabbia, pietre ecc. Notte tempo, il materiale scompariva lasciando interdetti gli operai che salivano al colle per iniziare i lavori. Senza perdersi d’animo, e pensando ad uno scherzo, in pochi giorni altro materiale fu depositato nello stesso posto confidando questa volta di potere finalmente iniziare i lavori, ma per la seconda volta il materiale sparì ed i lavori non poterono incominciare. A questo punto la caparbietà suggerì di riprovarci curando però attentamente il “ladro” che di notte faceva sparire i materiali per la costruzione. Fu così che una notte alcuni operai, di guardia al materiale, videro una colomba posarsi sulla cima del colle, afferrare con il becco una pietra e rialzarsi in volo per tornare dopo pochi minuti e ripetere infinite volte il gesto; all’indomani e dopo estenuanti ricerche si accorsero che tutto il materiale era stato depositato un po’ più su del colle di Passeraia, sul colle di San Pietro, in cima ad uno sperone roccioso che domina la Valle dei Mulini e Castione. L’episodio fu interpretato come intervento Divino inteso a far costruire la Chiesetta sul Colle di San Peder anziché su quello di Passeraia.




domenica 15 maggio 2016

La Piota, tra Pogallo e Cannobina

La Piota o u Pincin nel dialetto di Gurro è una cima poco frequentata ma molto bella, che offre anche l'occasione di visitare quei 17 km di valle profondamente incisa dalle acque di un torrente che scorre incassato tra forre e cascate per poi spegnersi nel Lago Maggiore a Cannobio. Si parte da Gurro che è un po' il simbolo di questa valle selvatica, percorrendo i viottoli, con i balconi che quasi si toccano, non è raro incontrare le donne che indossano il costume tradizionale. A Gurro ha sede il Museo etnografico della Valle Canobina che raccoglie i costumi e le tradizioni della valle, dagli abiti a pizzi, dai giocattoli al vasellame, dagli attrezzi per la lavorazione della lana a quelli per fare il burro. Anche se l'ascensione è lunga, si è ampiamente ripagati dall'ambiente e dalla vastità dei panorami, con uno sguardo inconsueto su Pogallo.

Da Verbania, dopo aver oltrepassato il paese di Intra, si prosegue sulla SS34 del Lago Maggiore fino a Cannobio, da dove svoltando a sinistra si continua sulla SP75 della Val Cannobina. Dopo circa 16 km si devia a sinistra seguendo le indicazioni per Gurro. Raggiunto il paese si parcheggia nell'ampio parcheggio sulla sinistra vicino al cimitero, oppure nella piazzetta della chiesa (810 m). Prima della chiesa si segue a sinistra Via Falmenta, dopo pochi metri raggiunte alcune paline segnavia, si tralascia l'indicazione per Piazza/Provola/Finero, da dove poi si farà ritorno e si continua a seguire la via acciottola verso Mergugna/Vanzone/Fulka. Prima d'uscire dal paese si passa sotto alla cappella del SS. Crocifisso (Circuito di S. Carlo - XIX sec.), per poi proseguire a sinistra sulla bella mulattiera che sale lentamente nel bosco, attraversando alcuni torrentelli. Usciti dal bosco, dopo aver raggiunto le prime baite di Mergugna, si continua a salire arrivando al passo omonimo (1026 m), collocato sul confine tra il comune di Falmenta e Gurro. Da qui transitavano i pellegrini di Falmenta diretti al santuario di Re, dopo aver sostato in preghiera presso la cappella. Tralasciato il sentiero che prosegue per Falmenta, seguendo le indicazioni per Vanzone/Fulka/Alpone si piega a destra raggiungendo in breve un gruppo di case. Alla successiva palina segnavia si prosegue diritto, tralasciando il sentiero a destra per la Piazza/Provola/Finero. Si inizia a risalire la dorsale sulla Valle di Falmenta raggiungendo i pascoli dell'alpe Venzone (1172 m). Dalle baite si piega verso destra fino alla palina segnavia, oltre la quale dopo pochi metri si segue sulla sinistra un sentiero che ripidamente sale incrociando la strada proveniente da Gurro. Dalla parte opposta si riprende a salire verso una baita isolata e dopo un tratto con alcuni gradini in legno si raggiungono alcune baite ristrutturate. Da qui si inizia a seguire una stradina sterrata, la salita prosegue piacevolmente nel bosco di faggi, fino ad arrivare in un pianoro da dove si ha una splendida vista sul pizzo Marona, sulla cima dello Zeda e sulla Piota. Continuando in falsopiano si rientra nel bosco e poco dopo si arriva alla Cappella Rifugio della Fulka (1432 m). Dalla palina segnavia si prosegue per qualche minuto arrivando a un bivio, tralasciato a destra il sentiero che scende verso l'Alpone, si inizia a risalire la dorsale. Usciti dal bosco il sentiero prosegue senza particolari problemi tra ampi pascoli, fino a raggiungere un colletto con una palina segnavia. Tralasciato il sentiero a destra dal quale poi si farà ritorno, si inizia a risalire la facile cresta rocciosa, fino a raggiungere la meridiana sulla Piota (1925 m). La cima è posta sulla cresta che divide la Val Cannobina dalla Val Pogallo, da questo splendido balcone panoramico si possono vedere oltre i laghi Maggiore e d'Orta, a sinistra il versante Nord del monte Zeda, il parco Nazionale della Valgrande con il Pedum che si staglia contro la Est del Rosa. Per il ritorno ridiscesi alla palina segnavia, imbocchiamo il sentiero a sinistra verso l'Alpone. Durante la discesa si può osservare alle nostre spalle la cima appena raggiunta e la suggestiva cresta rocciosa che prosegue come un anfiteatro fino al M. Torrione e la Cima Lidesh. Arrivati all'Alpone o semplicemente Dalp (1539 m), il più alto alpeggio della Valle Cannobina, vale la pena fermarsi qualche minuto per osservare come le baite siano state tutte recuperate e come niente sia fuori posto. Dalla palina segnavia tralasciamo il sentiero a destra per Megugna/Gurro/Falmenta, si inizia a scendere sotto all'alpeggio seguendo le indicazioni per Produrù/Piazza. Piegando leggermente a sinistra si entra nel bosco, per poi iniziare a scendere ripidamente fino a incrociare la strada sterrata, nei pressi del bel nucleo di Produrù (Pra del Rù 1127 m), impreziosito da un piccolo oratorio e una fresca fontana. Si inizia a seguire verso valle, la panoramica pista silvo-pastorale che conduce agli alpeggi nella valle del Rio Calagno. Oltrepassate le località Paletta, Zucca e Terrabona, in breve si arriva al nucleo di Piazza, (1000 m). Dalla palina segnavia si prosegue seguendo le indicazioni per Gurro/Falmenta/Socraggio, dopo la Cappella della Madonna Addolorata del 1915, si continua a scendere lungo la strada asfalta per alcuni minuti. Dopo il secondo tornante, all'altezza della Cappella di Ponte Raska, si abbandona la strada e si svolta a destra attraversando un ponte. Il sentiero prosegue riprendendo il "Circuito di S. Carlo", dopo alcune baite diroccate, si può osservare sulla sinistra un esempio della devozione popolare della Valle Cannobina, un dipinto raffigurante a sinistra S. Antonio da Padova, al centro la Pietà di Cannobio e sulla destra S. Paolo apostolo. Arrivati a Gurro si consiglia una visita al Museo Etnografico della Valle Cannobina. il paese è anche conosciuto per le sue presunte affinità scozzesi, al punto di essere affiliato al Clan Gayre.
Malati di Montagna: Silvio, Lorenzo, Pg, Danilo e l'homo selvadego

si parte da Gurro...


...attraversando suggestivi boschi...



...si arriva a splendidi alpeggi...


...i panorami certamente non mancano...



Rifugio Cappella Fulka 1430 m (bivacco incustodito sempre aperto)
Sulle mappe è tuttora riportato il toponimo "Fulka" ma la dicitura corretta, e comunque usata dalla gente del luogo, è Fulca (probabilmente un errore dei topografi). La vecchia Cappella della Fulca fu costruita nel 1857, era dedicata al "Miracolo di Cannobio". Andata in rovina (erano rimasti solo i muri perimetrali), al suo posto è stato costruito un ricovero inaugurato nel 1985; e vi è stato messo un nuovo affresco in sostituzione dell'originale.


dal bivacco uno spicchio del Lago Maggiore


semplicemente lo Zeda...


fuori dal bosco il mondo cambia...


la cresta finale...



l'arrivo...


bocchetta di Campo, il Pedum e sua maestà il Rosa


...sssshhhh...


Val Pogallo


da questo versante la Piota sembra impraticabile ed impervia... 


chi non vorrebbe avere una baita all'Alpone?!?


sabato 7 maggio 2016

Dal centro storico di Clusone...alla Cima Parè

Si parte da Clusone una città spesso sconosciuta e tutta da scoprire. Percorrendo le strade del centro storico ci si trova di fronte a continue piacevoli sorprese. Dai monumenti più famosi come la monumentale Basilica di Santa Maria Assunta, a decorazioni di facciate del quattrocento e del settecento e chiostri di antichi conventi, come l'Oratorio dei Disciplini, che presenta in facciata un affresco del XV secolo con in alto il Trionfo della morte. Bastano pochi passi e lasciate le ultime case alle proprie spalle, ci si ritrova a percorrere sentieri in una natura ancora incontaminata. Raggiungendo cime dalle quali si ha una splendida vista, come il M. Cimiero, il M. Crapèt o la Cima Blum, ma è soprattutto dalla Cima Parè che si ha un panorama a 360°, a partire dalla regina delle Orobie, la Presolana.

L'escursione prende avvio da Clusone che si raggiunge facilmente seguendo la provinciale 671 della Val Seriana. Giunti in paese si prosegue seguendo Viale G. Gusmini fino al al parcheggio sulla sinistra, all'inizio di Via T. Tasso (600 m). Si inizia a salire verso il centro storico di Clusone, raggiungendo la monumentale basilica di Santa Maria Assunta, dalle forme settecentesche, il cui alto campanile è visibile da tutta la vallata. Prima di continuare si consiglia una visita all'Oratorio dei Disciplini, che presenta in facciata un affresco del XV secolo con in alto il “Trionfo della morte” e nel registro inferiore una “Danza macabra” di grande interesse. Dalla basilica si segue a destra Via S. Narno raggiungendo poco dopo le indicazioni a sinistra per il "Fontanino della Mamma" (segnavia 317). Si sale aggirando dall'alto la Basilica, passando tra splendide ville e godendo di una bella vista sull’abitato di Clusone e sulle cime circostanti. Incrociata la strada asfalta la si segue in salita per un breve tratto, al termine della quale si prosegue su una stradina sterrata. Oltrepassato l’antico “Put Filipì” si arriva in breve al "Fontanino del Papà" (765 m). Dopo pochi minuti giunti a un bivio, si abbandona la sterrata che seguiremo al ritorno e si imbocca il sentiero 317 a destra verso la Cima Blum. Guadagnando quota ripidamente, si perviene alla sella del Monte Cimiero (o Simér) che si raggiunge in poco tempo seguendo un sentiero sulla destra, dalla cima si ha una vista eccezionale sul sottostante abitato di Clusone. Ritornati alla sella si ignora il sentiero a mezzacosta a destra e si inizia a risalire la cresta molto più panoramica e divertente del M. Crapèt. Raggiunta la cima si scende sul lato opposto verso gli ampi prati della "Stàla bianca". Si prosegue per un breve tratto su una strada sterrata, per poi abbandonarla poco dopo seguendo un sentiero a destra. Incrociata la strada sterrata che sale da Rovetta, si piega a sinistra e oltrepassate le baite della cascina Blum, si riprende a salire verso la Chiesetta degli Alpini posizionata sulla cima del M. Blum (1310 m), Dalla cima si perde leggermente quota e raggiunta una palina segnavia, si inizia a seguire l'evidente sentiero che inizia a salire abbastanza ripidamente fino a raggiungere la panoramica Cima Paré (1642 m) con una bella croce e la caratteristica campana. Una moderna meridiana, formata da tanti piccoli tubi in metallo, permette di poter ammirare l'ampio panorama che dal Lago d’Iseo spazia fino alla Pianura Padana, agli Appennini e alla catena delle Orobie. Ritornati alla cascina Blum, si prosegue seguendo la strada sterrata sulla destra che sale leggermente per poi continuare in falsopiano, rimanendo alta rispetto ad alcune baite sottostanti. Raggiunto un roccolo si abbandona la sterrata e si segue un evidente sentiero a sinistra che subito dopo si inoltra in un fitto bosco. Si scende ripidamente lungo il crinale che separa la Valle d’Ogna dalla Val Seriana e giunti a un bivio si svolta a sinistra, seguendo un bel sentiero nel bosco fino a ritornare alla "Stàla bianca". Si riprende il sentiero fatto all'andata e ritornati sulla stradina sterrata, prima di proseguire verso il "Fontanino del Papà", con una breve deviazione verso destra si raggiunge senza fatica il "Fontanino della Mamma"  (790 m), qui una sosta è d’obbligo, per gustare la fresca acqua e apprezzare quest'oasi di tranquillità. Ritornati a Clusone non può sicuramente mancare un visita al centro storico con il caratteristico orologio planetario, realizzato nel 1583 da Pietro Fanzago e tuttora funzionante.
Malati di Montagna: Silvio, Danilo e l'Homo Selvadego

Monte Cimiero (o Simér)




sentiero 317 al M. Crapèt





la cappella degli alpini sulla Cima Blum 1280 m


Cima Parè 1642 m






Clusone (Clüsù in dialetto bergamasco)

Chiesa di Sant'Anna
Edificata nel 1487 ha subito varie modifiche nel XVII sec. quali il rialzo e la variata destinazione degli spazi interni. Fu a lungo luogo conventuale delle Clarisse e delle Terziarie francescane. Sulla facciata ed all'interno, dopo i restauri, sono riapparsi affreschi votivi dei secoli XV e XVI. Anche nell'adiacente ex sala capitolare sono conservati affreschi quattrocenteschi. Le tele sono invece dei secoli XVII e XIX.


Basilica di Santa Maria Assunta
Eretta dal 1688 al 1698 su progetto di G.B. Quadrio, sul luogo di una precedente chiesa quattrocentesca. Il nartece e il sagrato monumentale furono completati nel 1894-97, mentre il campanile risale al 1621. All'interno ci sono pregevoli opere scultoree della bottega dei Fantoni di Rovetta (XVIII sec.) e le tele di noti pittori dei secoli XVI, XVII, e XVIII, tre i quai alcuni clusonesi.







Oratorio dei Disciplini
L’Oratorio sarebbe stato costruito intorno alla metà del 1300, come necessità dell’Ordine di avere una sala ove riunirsi. Presenta infatti una stanza unica con bellissimi affreschi e facciata a capanna. L’intero affresco dalle sfaccettature inquietanti avrebbe una struttura pentagonale ed è stata considerata una tra le rappresentazioni macabre più degna d’interesse d’Europa. L’Oratorio fu successivamente ampliato, sicuramente per via delle continue adesioni all’Ordine che necessitavano un ambiente più ampio.


All’interno dell'Oratorio su tre fasce sono distribuite le scene della vita di Gesù 
(Jacopo Borlone - 1470)


Data la predilezione per il momento della Passione di Gesù al punto da imitarne ogni aspetto, negli affreschi gli vengono dedicati più momenti sempre con grande precisione della gestualità.


la torre dell'orologio e il palazzo comunale


Fontanino della mamma
L'origine del nome è incerta, ma molto probabilmente dovuta al fatto che in passato costituiva la meta delle mamme che qui si rifornivamo di acqua fresca per dissetare i pargoli. L'antico acquedotto che riforniva la parte nord-est di Clusone proveniva da questa fonte.



e del papà