IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 29 novembre 2015

Sul panoramicissimo crinale del Monte Pasquella

Panoramica escursione ad anello sul versante occidentale del Lago di Como. Nella prima parte il percorso si svolge su mulattiere all'interno di suggestivi boschi, per poi proseguire su sentieri oramai ridotti a esili tracce. Il crinale che unisce il M. Costone al M. Pasquella, permette una visuale spettacolare sia sul Lago di Como che su quello di Lugano e naturalmente sulle montagne che li circondano.

Dall'autostrada A9 si esce a Como Nord, per poi proseguire seguendo la strada 340 Regina verso Menaggio. Arrivati ad Argegno si svolta a sinistra, continuando sulla provinciale 13 della Valle d'Intelvi, fino a raggiungere il paese di San Fedele Intelvi, da dove si seguono le indicazioni per Pigra (Largo IV Novembre, Via Blessagno). Arrivati nel piccolo borgo di Lura, dopo una strettoia, si lascia l'auto nel comodo parcheggio sulla destra 831 m.
Dal parcheggio si ritorna indietro per alcuni metri sulla strada asfaltata da cui siamo arrivati e raggiunta una fresca fontana si svolta a destra risalendo una stretta strada asfalta che passa sotto a una casa. Seguendo le indicazioni per l'agriturismo "Le Radici" si prosegue a destra e dopo pochi minuti si abbandona la strada asfaltata per continuare sulla sinistra seguendo la mulattiera per Alpe di Blessagno.
Dopo un breve tratto ripido, la mulattiera prosegue più dolcemente all'interno di bellissimi boschi. Raggiunta l'alpe di Blessagno dov'è situato l'agriturismo "Le Radici", si tralascia la strada sterrata che sale verso destra, da cui poi faremo ritorno e si prosegue a sinistra passando sotto a una grande cascina. La mulattiera riprende a salire piegando prima verso sinistra e dopo un traverso a destra, raggiunge i ruderi delle baite situate alla bocchetta di La Zerla 1167 m. Tralasciato l'ampio sentiero che si abbassa sulla sinistra, si riprende a salire seguendo le indicazioni per Bassetta/Grandola ed Uniti. Il tratto che stiamo per percorrere fa parte della seconda tappa della "Via dei Monti Lariani" (un bellissimo percorso escursionistico che da Cernobbio collega località disseminate lungo le montagne della sponda occidentale del lago di Como, giungendo fino a Sorico dopo un tragitto di 125 km).
Si prosegue entrando in una pineta e dopo aver attraversato un bel bosco di faggi, si esce sui ripidi pascoli in prossimità dell’alpeggio Bassetta, da cui si gode di un bellissimo panorama sulla Valle di Ponna e sulle montagne che circondano il Lago di Lugano.
Abbandonata la "Via dei monti lariani" si segue la traccia dietro alle baite che risale ripidamente l'ampia dorsale, arrivando in pochi minuti sulla cima del M. Costone 1441 m. Da qui inizia la panoramica cresta che culmina sulla cima del M. Pasquella. Si inizia a scendere alla sella sottostante, sormontata da un tavolo con delle panche e dopo alcuni saliscendi si arriva alla croce rivestita di tasselli blu e bianchi, come in un mosaico, del Monte Sertore 1397 m, punto di decollo per il volo libero. Continuando a proseguire lungo la dorsale, oltrepassato un breve tratto di bosco, si raggiunge la croce del Monte Pasquella 1331 m, splendido balcone affacciato sul Lario, dove fermarsi è d'obbligo, per poter ammirare lo splendido scenario che si apre ai nostri occhi. Dalla cima si riprende il sentiero da cui siamo arrivati e piegando verso sinistra si inizia a scendere ripidamente il pendio erboso verso la costa sud/est. Entrati nel bosco facendo attenzione a non perdere la traccia si continua a scendere verso sinistra, il sentiero diventa sempre più marcato e in pochi minuti si raggiunge una recinzione. Continuando a scendere a lato della proprietà in breve si raggiunge un cancelletto, si entra attraversando in piano i prati della Baita Pianello 1106 m, dirigendosi dalla parte opposta. Proseguendo ora sulla strada sterrata si ritorna all'alpe Blessago, da dove si ripercorre il medesimo percorso fatto al mattino scendendo nuovamente a Lura.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

dalla cima del M. Costone 1441 m


da sinistra il M. Galbiga e sulla destra il M. Tremezzo


solitario...


M. Sertore 1397 m


Bellagio tra i due rami del lago di Como


al centro il M. San Primo


il crinale percorso


dalla cima del M. Pasquella 1331 m


,,,


sorseggiare una tazza di tè caldo,
mentre una leggera brezza ti accarezza il viso,
non ha prezzo...!!!


Valle d'Intelvi


domenica 22 novembre 2015

L'insolita salita da Rongio al rifugio Rosalba

Ogni montagna è un viaggio. Ciascuna a modo suo. 
Non importa la quota. Possono bastare mille metri a due passi 
dalla città per lasciarsi tutto alle spalle. 
E a volte, te lo lasci sul serio. Prendi le Grigne. Sono lì, 
affacciate sul Lario dal lungolago ti sembra quasi di poter toccare 
le asperità del calcare, mentre raggiungerle è tutt’altra faccenda. 
Perché come spiegava con perfetta sintesi il grande Riccardo Cassin 
«La Grigna non è una cima, la Grigna è un mondo».
Un mondo, diceva Cassin. Da esplorare, scoprire passo dopo passo. 
Quasi un richiamo primitivo. Al quale sottrarsi è difficile.



Un'insolita salita dal versante di Mandello al Rifugio Rosalba (sent. 13), con splendidi panorami sulla Val Mèria e sulle pareti sud del Sasso Cavallo e del Sasso dei Carbonari, seguendo per un lungo tratto l'Alta Via delle Grigne. Per il ritorno si scende verso il Piano dei Resinelli, per poi proseguire seguendo il sentiero 12 verso Colonghei.

Dalla statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, si prosegue sulla provinciale 72 seguendo le indicazioni per Varenna/Mandello/Abbadia L. Alla prima rotonda di Mandello si svolta a destra in Via Parodi, passando sotto il ponte della ferrovia. Arrivati al termine della strada, si segue a destra Via Combattenti e dopo aver aggirato la chiesa di San Zenone, si raggiunge il cimitero. Si svolta a sinistra seguendo la Strada per Maggiana, fino a trovare la deviazione a sinistra per Rongio/Luzzeno. Risalendo Via Segantini per alcuni minuti si arriva nella piazzetta di S. Antonio a Rongio 398 m. È probabile che i pochi posti auto siano tutti occupati, si consiglia di lasciare l'auto negli ampi parcheggi che si trovano un centinaio di metri prima sulla destra.
Dalla piazzetta si prosegue verso Via Rossana, lasciando a sinistra un bar e subito dopo un'ulteriore piazzetta da qui partono i sentieri per il rifugio Elisa (14) e il rifugio Bietti (18). All'inizio della salita sulla sinistra un cartello giallo indica il sentiero 12 per Colonghei/Piani dei Resinelli e il sentiero 13 per il Rifugio Rosalba. Si sale ripidamente per alcuni minuti lungo la strada asfalta, per poi abbandonarla seguendo la strada selciata. Arrivati a un bivio si tralasciano le indicazioni a destra per Colonghei/Piani dei Resinelli (12), Zucco di Manavello (13b), da cui poi si farà ritorno e si prosegue diritti a mezza costa tra pascoli e castagni.
In breve si raggiungono le baite ristrutturare di Navrech e successivamente le baite di Valbiga 510 m, poste su un pendio erboso. La sterrata dopo alcuni minuti si riduce a una mulattiera che risale il pendio boscoso della Sciresa, fino a incontrare alcune teleferiche, usate probabilmente per il trasporto del legname. Arrivati a un bivio (palina segnavia), si incrocia il sentiero dell'Alta Via delle Grigne e tralasciata l'indicazione a sinistra per il rifugio Elisa si oltrepassa il costone settentrionale dello Zucco Manavello, entrando nell’impluvio della valle Portorella. Passato il costone di Mascaten si inizia ad attraversare la dietritica testata della Val d'Óa. Con l'aiuto di alcuni gradini scavati nella roccia si risale una breve rampa, uscendo poi per uno stretto intaglio al costone sul Gasc. Il sentiero prosegue attraversando totalmente il pendio boscoso di Versarico, fino ad arrivare alla Cappella del Signore 810 m, presso le Cascine del Strambin, da qui si ha un'ottima visione sulle pareti sud del Sasso Cavallo e del Sasso dei Carbonari.
Con un tratto in leggera salita ci si porta al roccioso canalino della Valle degli Spagnoli, da dove si inizia a risalire il ripido costolone erboso del Pescèe, tra rade betulle e faggi. Aggirati alcuni costoni si arriva alla base di uno stretto canalino, lo si risale con un lungo tratto su massi e giunti a un bivio (palina segnavia), si svolta a sinistra, salendo a mezza costa nel rado bosco.
Ci si avvicina al fondo della valle Scarettone per poi riprendere a salire puntando verso le rocciose Colonne di Pescèe. Arrivati alla base delle prime si piega a sinistra attraversando il Canale Bertulla, per poi riprendere a salire ripidamente lungo una larga dorsale boscosa, tra il vicino fondo della Val Scaarettone e le Colonne. Arrivati all'altezza della loro cima si svolta nuovamente a destra raggiungendo la Costa di Piaeucc 1550 m, che si inizia a risalire tra faggi, betulle e cespugli di rododendri. Continuando lungo la cresta, dopo aver oltrepassato un cocuzzolo in breve si arriva alle spalle del rifugio Rosalba 1720 m.
Per il ritorno dal rifugio si scende seguendo il sentiero delle Foppe e al primo bivio tralasciato a sinistra il "Sentiero dei morti" si prosegue verso Colonghei/Mandello. Il sentiero prosegue a mezzacosta, per poi iniziare a perdere quota ripidamente, fare attenzione nel superare alcuni ripidi gradoni di roccia. Oltrepassato l'unico tratto attrezzato, con corde fisse e alcuni pioli in ferro, si scende attraversando il canalone di vai di Tesa (o canalone del
Diavolo) e dopo un breve tratto in salita si giunge a un bivio. Dalla palina segnavia si scende a destra seguendo le indicazioni per il rifugio Alippi e poco dopo si prosegue lungo una strada sterrata che passa a poca distanza da alcune abitazioni, fino a incrociare la strada asfaltata, a poca distanza dall'ex rifugio Alippi 1180 m. Dalla palina segnavia seguendo le indicazioni per Lemaggio/Colonghei/Abbadia L./Mandello, si inizia a scendere seguendo lo stradello, sulla destra tra i pini possiamo ammirare lo straordinario panorama verso le guglie e pinnacoli della Grignetta.
Dopo pochi minuti la stradina asfalta termina e si prosegue
alternando tratti con il fondo sterrato ad altri in cemento. Tralasciando le varie diramazioni che conducono verso alcune case, arrivati nei pressi di una curva a sinistra, si abbandonata temporaneamente la strada e si scende a destra seguendo una mulattiera a gradini. Ritornati sulla strada in breve si raggiunge un torrente che si deve guadare raggiungendo poi alcune abitazioni, da qui inizia l'evidente sentiero n. 12 che ci condurrà fino a Rongio. Arrivati alle prime case dei Colonghei 964 m, si tralascia il sentiero a destra per il rifugio Rosalba (eventuale scorciatoia se si vuole abbreviare il giro) e si prosegue passando accanto a una casa con una scritta quasi cancellata dal tempo "Colonghelli vendita vino" e i segnavia giallo/bianco/rosso dei sentieri 5 e 12. Il sentiero alterna tratti in discesa a lunghi tratti in falsopiano, raggiunta una prima palina segnavia si tralascia il sentiero n. 5 per Crebbio/Abbadia e si prosegue seguendo l'indicazione per Maggiana/Rongio/Mandello. Alla successiva palina segnavia si tralascia la deviazione a sinistra per lo Zucco della Rocca (cisterna d'orine romana) e proseguendo per alcuni minuti si arriva ad un'ulteriore bivio, da dove bisogna proseguire verso destra, seguendo l'indicazioni per Rongio/Mandello. Ignorato il sentiero che scende a sinistra verso Maggiana, si prosegue diritti uscendo dal bosco e raggiungendo le prime cascine. Dopo aver tralasciato la deviazione per lo Zucco di Manavello (13b) si inizia a scendere lungo la mulattiera fino ad arrivare al bivio incontrato al mattino, da qui in poi si ripercorre il medesimo itinerario fino al parcheggio.
Malati di Montagna: Aldo e l'Homo Selvadego

Rifugio Rosalba 1719 m

Nel 1905 Davide Valsecchi, Mario Tedeschi con la guida B. Sertoli , furono tra i primi alpinisti che percorsero interamente la cresta Segantini. Un bivacco presso il Colle del Pertusio dopo una discesa di 18 ore convinsero Valsecchi, benemerito socio e presidente del CAI Milano (1925), dell’utilità di un rifugio in quel luogo. Dispose quindi la costruzione di una piccola struttura interamente in legno che, montata dapprima a Milano nel giardino della sua villa, venne poi smontata e trasportata a spalle sul colle. Donata alla Sezione, fu da questa inaugurata nel 1906 dedicandola alla figlia di Valsecchi di nome Rosalba. Nel 1920 il rifugio venne ingrandito e nel 1923, in occasione del cinquantenario della Sezione, venne collegato al rifugio Porta dal sentiero della Direttissima. Nel 1955, infine, venne inauguraton l’attuale rifugio al quale il vecchio servì quale locale di servizio fino al suo smantellamento nel 1983.


Sasso Cavallo, Sasso dei Carbonari


il mondo delle Grigne







domenica 15 novembre 2015

Becco della Guardia...una cima della Valsesia poco conosciuta...

Una cima poco conosciuta, ma che offre grazie alla sua posizione a 360° un'ampia visuale sulle montagne circostanti, con il gruppo del Rosa a primeggiare su tutte. Il sentiero è sempre ben segnalato e la prima parte si svolge sulla bella mulattiera selciata che unisce Campertogno al Cangello e che fa parte dei "Sentieri dell'Arte" in Valsesia. Per il ritorno decidiamo di seguire il sentiero che passa nei pressi della suggestiva "Cascata degli schiocchi".

Da Varallo Sesia si prosegue lungo la SP299 raggiungendo il centro di Campertogno. A lato della chiesa Parrocchiale dedicata a San Giacomo Maggiore (sec. XVII), si segue una stretta via sulla sinistra e attraversato il fiume Sesia si continua a seguire la strada asfalta fino a un bivio. Proseguendo a sinistra in pochi minuti si raggiunge il parcheggio a monte della frazione Tetti 827 m.
Dalla palina segnavia si seguono le indicazioni per Argnaccia/A. Vasnera/Punta Sivella (sent. 78). La mulattiera ha inizio dalla prima delle quattordici cappelle della Via Crucis che portano al Santuario della Madonna del Callone. Si sale a lato di un muretto di pietra e percorsi alcuni metri si incontrano a sinistra le indicazioni per la "Falesia" da cui poi si farà ritorno. Attraversato su un ponte il torrente che scende dal Sasso Bruciato in breve si raggiunge l'Oratorio della Madonna degli Angeli 910 m, posizionato su un dosso con bella vista sul sottostante abitato di Campertogno. La mulattiera riprende a salire ripidamente raggiungendo le belle baite dell'alpe Selletto 970 m, tra le quali si trova la "cà dal nudé ″ (casa del notaio), dove è ancora visibile un affresco del 500. Oltrepassata un'ulteriore cappella posta su un poggio roccioso, si percorre un tratto in piano fino a raggiungere un bivio, tralasciate a destra le indicazioni per la Valle Artogna (sent. 72), si continua sul ripido prato e guadato il torrente si riprendere la bella mulattiera selciata. Dopo aver costeggiato sulla sinistra un piccola grotta naturale con all'interno un statuetta della Madonna, la mulattiera continua a salire con un serie di lunghi tornanti, all'interno di un bel bosco di faggi. Superate le ultime cappelle si arriva al Santuario della Madonna del Callone 1092 m, eretto nel 1512 su un dirupo a dominare tutta la vallata (fontana). Risalita la scalinata a lato dell'edificio, ci si inoltra nella faggeta e in pochi minuti si raggiunge la cappella dell'alpe Argnaccia, con accanto un piccolo laghetto 1183 m. Dalla palina segnavia si tralasciata a sinistra la valletta dove sono ubicate gran parte delle baite ristrutturate e seguendo le indicazioni per Cangello/A. Vasnera (sent. 78), si prosegue verso un grande faggio isolato. In leggera pendenza tra il rado bosco si raggiungono le baite dell'alpe Cuna 1260 m, dove in corrispondenza di un grosso masso il sentiero si divide. Abbandonato il sentiero per l'A. Vasnera/Punta Sivella (sent. 78), si svolta a sinistra seguendo il segnavia 78b. Il sentiero passa a monte di alcune baite e dopo aver perso leggermente quota arriva in prossimità di un masso con un cartello segnavia che invita a svoltare a destra. Entrati nell'incassato vallone del Rio Massero, si percorre un tratto in falsopiano attraversando una frana e dopo aver guadato il torrente si riprende a salire sulla destra orografica dello stesso. Entrati nel fitto bosco, con una lunga serie di stretti tornanti si inizia a guadagnare quota ripidamente. Oltrepassata una solitaria baita in pochi minuti si raggiunge la dorsale boscosa che separa il Vallone di Massero da quello del Laghetto 1606 m. Passando accanto ai ruderi della Casa del Bosco, con un lungo traverso si entra nel Vallone del Laghetto e dopo un breve tratto ripido, il sentiero prosegue in falsopiano fino a raggiungere le baite dell'alpe Vallone Ferraris 1655 m, sul versante opposto si vede chiaramente la meta da raggiungere. Si prosegue verso destra seguendo i segnavia e con un ampio semicerchio in leggera salita si arriva all'alpe Vallone della Sella 1726 m, le cui baite sono collocate poco al di sotto di una sella erbosa, da cui si può ammirare il ripido e dirupato Vallone Vasnera, tributario della Val Gronda. Dalle baite il sentiero inizia a salire verso sinistra in diagonale e con un ultimo strappo si raggiunge la croce del Becco della Guardia 1817  m.
Per il ritorno si ripercorre il medesimo sentiero fino al segnavia sul sasso, a monte dei pascoli dell'Argnaccia, da qui si inizia a scendere liberamente in direzione delle ultime baite sulla destra, sormontate da una grande croce in legno collocata su un dosso erboso. Raggiunta la cappella al centro delle baite, si prosegue per pochi metri verso destra, per poi seguire le indicazioni su un cartello in legno per Campertogno. Entrati nel bosco si inizia a perdere velocemente quota e dopo aver oltrepassato una baita, in breve si arriva a un bivio. Tralasciato momentaneamente il sentiero, si svolta a destra arrivando alla suggestiva "cascata degli sciocchi". Ripreso il sentiero si raggiunge un ripido tratto attrezzato con delle corde fisse, utili in caso il fondo sia bagnato o ghiacciato, usciti dal bosco e attraversati alcuni prati si ritorna al parcheggio.
Malati di Montagna: Franco, Pg, Danilo, Deborah e l'Homo Selvadego


Argnaccia 1183 m


Becco della Guardia 1817 m



alpe Vallone della Sella



La cascata degli sciocchi (La Pìssa d'i cüiċ)
 Nella valletta che costeggia nel suo tratto terminale la Pianaccia e che si apre verso l'alto nelle conche degli alpi Masèru e Valùň, scorre il crös d’la Pianàċċa o crös dal Valùň , che forma sul suo percorso una serie di pittoresche cascate. La più alta di queste, raggiungibile dal paese in circa mezz'ora percorrendo la strâ ‘d l’ör, scorre in uno scivolo lunghissimo (alcune decine di metri) e sottile nel quale l'acqua precipita come in una grondaia scavata nella roccia. Essa è chiamata Pìssa d'i cüiċ ed il nome le deriva da una antichissima leggenda.
 Vivevano in paese due fratelli. Un giorno, seguendo le capre, si trovarono alla sommità della cascata. Incuriositi dell'insolito spettacolo, decisero di scendere uno alla volta a vedere che cosa ci fosse in fondo alla cascata: il primo ad avventurarsi avrebbe comunicato all'altro le proprie impressioni appena fosse arrivato, dandogli indicazioni per la discesa. Il primo fratello iniziò la difficile discesa, ma cadde e si sfracellò. Il secondo attese a lungo il cenno stabilito, ma, non udendo nulla, pensò: "Certamente laggiù è molto bello e mio fratello si è dimenticato di dirmelo". Decise allora di scendere egli pure, ma come il fratello cadde e morì.




domenica 8 novembre 2015

Al Colle della Barma, nella Riserva Naturale Mont Mars


Istituita nel 1993, la Riserva Naturale Regionale del Mont Mars si estende per 390 ettari sul versante orografico sinistro della bassa Valle del Lys. È un ambiente tipicamente alpino, in condizione di elevata naturalità, con boschi e praterie, pietraie e pareti rocciose, laghi e zone umide. 
Percorrendo la storica mulattiera della famosa processione religiosa  Fontainemore - Oropa, che si svolge da più di quattrocento anni, il primo lago che accogliere il visitatore o il "pellegrino" è il lago del Vargno con il suo tipico ambiente, seguono il Lac Bonel, i laghi Lei-Long e il Lac de Barme.



Si segue l'autostrada A5 Torino/Aosta e all'uscita del casello di Pont Saint Martin, si svolta a destra seguendo le indicazioni per la Valle di Gressoney. Proseguendo sulla strada regionale 44, dopo l'abitato di Fontainemore si svolta a destra seguendo le indicazioni per Pillaz/Pian Coumarial. Attraversato il torrente Lys, dopo circa 8 km si arriva nell'ampio parcheggio in località Pian Coumarial 1440 m. 
Dalla palina segnavia al termine del parcheggio, si segue il sentiero 2E per il Refuge de la Barma/Col de la Barme. Intersecata per un paio di volte la strada asfalta, si continua a seguirla verso sinistra arrivando a un bivio, si continua ancora per un breve tratto in salita fino al termine della strada asfaltata. Tralasciato a destra il sentiero 2D per il M. Mars, si prosegue lungo la strada sterrata che si inoltra nel bosco e perdendo leggermente quota si arriva fino a incrociare la strada asfaltata che sale da Pillaz. Dalla palina segnavia si continua a seguire l'ampia strada sterrata che procede pressoché rettilinea, addestrandosi nel Vallone del Vargno, sul lato destro del torrente Pacoulla. Dopo alcuni ripidi tornanti, in breve si raggiunge un ponte, a poca distanza dalla diga sul lago Vargno 1650 m. 
Attraversato il ponte si arriva a una palina segnavia, tralasciato il sentiero a sinistra 2A per i Colli Marmontana/Gragliasca, si continua a seguire la sterrata. Dopo aver oltrepassato una baita, si abbandona la sterrata che prosegue verso il rifugio Coda e si imbocca la mulattiera a sinistra indicata dalla palina segnavia che risale il sovrastante vallone, passando accanto ad alcune baite. Piegando a destra si attraversano alcune pietraie e percorrendo un tratto della magnifica mulattiera lastricata, si raggiunge il Lei Long 1914 m, che si lascia a destra passando accanto alle omonime baite. Dopo un tratto in falsopiano si riprende a salire passando a sinistra di uno sperone roccioso, oltre il quale si arriva al ripiano del Lago della Balma 2022 m. Raggiunto il caratteristico Rifugio della Barma, la mulattiera inizia a salire ripidamente con vari tratti scalinati, fino a raggiungere il Colle della Barma 2261 m, posto sulla linea di confine tra la Valle d'Aosta e il Piemonte. Nei pressi del colle si trova un modesto bivacco, con accanto una croce.
Per il ritorno si segue il medesimo itinerario fatto in salita.

Malati di Montagna
Giuseppe, Patrizia, Danilo, Pg e l'Homo Selvadego


All'ingresso dell'area protetta si incontra il Lago Vargno (il toponimo Vargno deriva dal none patois dell’Abete bianco, albero caratteristico della zona ma poco frequente nel resto della regione), con il suo muraglione di sbarramento costruito nel 1916 da una società che intendeva sfruttarlo a fini idroelettrici. Successivamente, a causa di scarse garanzie di tenuta ed a seguito della tragedia del Vajont, il muro venne inciso per lasciare defluire le acque e riportarle al loro livello naturale.


Il Colle della Barma, o della Balma, (2261 m), decisa incisione nella cresta montana che funge da spartiacque fra Biellese e Valle del Lys, è il solo valico di collegamento fra la valle d'Oropa e la Vallaise, ed anche quello che consente il più rapido collegamento fra Biella e Val d'Aosta passando "attraverso i monti". Anche il toponimo, indicante la presenza di un masso sporgente e delimitante una cavità naturale, è un punto di unione fra il Biellese e Valle d'Aosta: Balma d'Andorno, Balmin, Barmaz, Barmasc, Barmasse sono alcuni esempi. È attraverso questo valico che, molto probabilmente, sono entrati nel Biellese i gallo-celti (fine V, inizio iV sec. a.C.); la sua frequentazione andò poi via via aumentando in quanto costituiva il percorso più breve per il trasporto del sale dalle miniere di salgemma della Valle d'Aosta o della Svizzera, tanto che in uno scritto del 1621 (la Breve relazione) si legge che "sopra la Madonna di Oropa si snoda la strada di viva pietra dai Romani lastricata". Ed è attraverso questo valico che i pastori della Vallaise conducevano i loro armenti alla fiera di San Bartolomeo presso l'omonimo priorato (poco a valle del Santuario), poi spostata a Biella a cavallo fra XIV e XV sec. Ed è plausibile che proprio attraverso il Colle della Barma sul finire del XIII sec. sia "entrata" nel Biellese, portata a spalle da robusti valligiani o caricati su una barella da trasporto, una slitta o sul dorso di un mulo, la statua della Madonna Nera: il motivo e l'inizio di un secolare e continuo pellegrinaggio dalle terre valdostane al sacello d'Oropa.


by Giuseppe







dettagli e traccia gpx


venerdì 6 novembre 2015

Dorca "Non illudetevi: il luogo raggiunto non è il paradiso"

“ Questo villaggio sorge ad anfiteatro al centro dell’alpe, ed è stato uno dei primi luoghi della valle ad essere abitato in modo stanziale. La mulattiera in pietra fu progettata all’inizio del Novecento da geom. Pietro Antonietti di Fervento, per facilitare l’accesso all’abitato. E’ una vera e propria opera d’arte che risale la parete rocciosa con pendenza costante, tratti sopraelevati, sfruttando cenge ed anfratti. La località è di origine molto antica, forse antecedente il XIII secolo, alcuni studiosi ipotizzano addirittura che i primi abitanti fossero Celti. Secondo questa ipotesi pare che in origine Dorca fosse una dipendenza della non lontana Alpe Seccio, una località che si trova al di là dello spartiacque in Val Cavaione, tesi avvalorata sia dai ritrovamenti di incisioni rupestri con croci e coppelle, sia da una tradizione orale che tramanda il ricordo di come i defunti venissero trasportati per essere sepolti nel cimitero situato in quel luogo. È invece storicamente documentato che il luogo dove sorge Dorca facesse parte un tempo dell'alpe Castello, di proprietà della Mensa vescovile di Novara fin dai primi anni del XIV secolo, e la cui gestione era affidata alla famiglia Scarognini di Varallo. L'alpeggio divenne poi un centro abitato permanente, forse fondato da alcuni coloni walser provenienti da Rimella o da Alagna. Il più antico documento scritto in cui vengono citati i nomi di alcuni abitanti di Dorca risale al 1414, anno in cui Milano Scarognini cede in affitto ai fratelli Pietro e Zanetto Antonietti e ad altri consorti di Dorca l'alpe e il luogo di Dorca in Val d'Egua per un canone annuo in denaro di 13 lire e 10 soldi, e in natura di 50 libbre di formaggio. Testimonianza dell'antichità del luogo, come ricordato anche da una targa che riporta la data del 1276, è una tipica abitazione costruita con pilastri di pietra su cui poggiano le travi di legno, di chiara matrice architettonica walser. Su una colonna di una casa appare il disegno del“Sole delle Alpi”, antico simbolo solare spesso utilizzato dai popoli alpini. Attualmente l'antico centro abitato di Dorca è ormai disabitato, ed è più che altro utilizzato come luogo di villeggiatura nei mesi estivi. Oltre alla chiesa, sulla quale compare un'iscrizione risalente al 1650, e ad alcuni affreschi con motivi religiosi sulle pareti esterne di alcune abitazioni, sono degni di nota una raffigurazione del fiore della vita e la fontana, risalente al XX secolo, dalla quale sgorga un'acqua con caratteristiche simili a quella di Fiuggi, secondo i risultati delle analisi effettuate dall'Istituto di Chimica della Regia Università di Pavia nel 1939.”

Provenendo da Milano si percorre prima l'autostrada A8 e poi la A26 fino all'uscita di Romagnano Sesia. Si continua sulla SS299 della Valsesia fino all'abitato di Balmuccia, alla confluenza del torrente Sermenza col il fiume Sesia. Da qui si svolta a destra, risalendo la Val Sermenza fino al caratteristico abitato di Rimasco, adagiato sulle sponde di un piccolo lago artificiale. Dal paese si tralascia la strada a sinistra per la Val Sermenza e si prosegue seguendo le indicazioni per Carcoforo e la Val d'Egua. Dopo circa 1 km, subito dopo aver attraversato il ponte sul torrente Egua, si arriva in località Resiga 960 m, dove si può parcheggiare l'auto nel piccolo spiazzo sterrato sulla destra (cartello segnavia all'inizio).
Si imbocca la mulattiera sulla sinistra (cartelli per Dorca) che entra in un bosco di faggi, raggiungendo e oltrepassando un'azienda agricola, per poi proseguire fino ai prati di Sotto il Montùu 1060 m, insediamento abitato fino agli anni Ottanta. Si passa davanti ad alcune abitazioni, per poi svoltare a sinistra raggiungendo il limite del pascolo, da qui si ha una bella vista su Rimasco con il suo lago, mentre sul versante opposto della valle si può vedere la frazione Priami. La mulattiera riprende a salire con un lungo mezzacosta, sotto alle scoscese e lisce pareti, fino a raggiungere un bivio con un cartello. Da qui si hanno due possibilità per raggiungere Dorca, seguire l'erta mulattiera a destra denominata stràa nova o "via del camoscio", oppure proseguire diritti seguendo la stria veggia o "via della lumaca", che con percorso più lungo e meno ripido si addentra nel Vallone del Riale. Si consiglia di compiere un bel giro ad anello salendo per la "stria nova" e poi scendere per la "stria veggia". Proseguendo a destra si inizia a guadagnare quota ripidamente, con una spettacolare scalinata in parte sopraelevata e con una serie di cenge scavate nella roccia, una vera opera di ingegneria alpina. Dopo aver oltrepassato un tratto attrezzato con una corda fissa che può aiutare nel caso il fondo sia ghiacciato o bagnato, la pendenza diminuisce e in pochi minuti si arriva nei pressi della teleferica di Dorca 1269 m. Tralasciato a sinistra il sentiero che si utilizzerà al ritorno (stria veggia), si raggiunge l’oratorio di S. Grato risalente al 1650 e a poca distanza la fontana, dalla quale sgorga un'acqua che ha le medesime caratteristiche della famosa acqua di Fiuggi. Seguendo i segnavia si passa tra le caratteristiche abitazioni, molte delle quali perfettamente restaurate e dopo aver contornato un risalto roccioso si prosegue sul versante di Preronda.
Arrivati alla baita dell'Alpe sui Prati 1344 m, è doveroso fermarsi qualche minuto contemplando questo luogo di pace e silenzio. Per tornare a Dorca si può ripercorre il sentiero, oppure scendere direttamente seguendo labili tracce tenendosi verso il margine sinistro del pascolo. Ritornati alla teleferica, si segue il sentiero a destra, raggiungendo la gieset ad la Madonna, da dove inizia la "stràa veggia". La mulattiera con una lunga serie di tornanti scende ripidamente all'interno di un fitto bosco, per poi proseguire con un lungo mezzacosta fino al bivio incontrato al mattino, da qui si ripercorre il medesimo percorso fino alla macchina.
Malati di Montagna: Deborah e l'Homo Selvadego

la mulattiera



Dorca 1269 m




Dorca vista dall'alto


Alpe sui Prati 1344 m



"gieset ad la Madonna"




domenica 1 novembre 2015

L'anello della Forcola

La Forcola è un valico che mette in comunicazione il lago di Cheggio con quello di Antrona, si apre tra le propaggini del costolone nord-est delle Cime di Pozzuoli e un motto erboso da cui si diparte a sud la breve costiera culminante nella Punta della Forcola.

Dall'autostrada A26 si prosegue fino a Gravellona Toce, per poi continuare sulla SS33 del Sempione, all'uscita di Villadossola si continua seguendo le indicazioni per la Valle Antrona. Risalita la valle fino a Antronapiana, si prosegue a sinistra seguendo le indicazioni per i Laghi di Antrona e Campliccioli. Dopo le ultime case si arriva al bar/pizzeria Chalet, oltre il quale si lascia l'auto nell'ampio piazzale. Seguendo la strada asfaltata dopo pochi minuti si raggiunge l'inizio dell'ampia mulattiera, una palina segnavia indica le varie destinazioni che si possono raggiungere (Alpe Cimallegra/Alpe Forcola inf./Alpe Forcola sup./C32). Oltrepassate le baite dell'alpe Cimallegra, prima di incrociare la strada asfalta, si segue un vecchio sentiero sulla destra, contrassegnato da segnavia bianco/rossi. Attenzione questo sentiero è scarsamente frequentato ed è invaso dai rovi, se si ha intenzione di seguirlo bisogna rimanere il più possibile sulla sinistra risalendo il canalone, fino a incrociare il sentiero principale. Per evitare problemi si consiglia di allungare il tragitto proseguendo sulla strada asfaltata, un cartello sulla destra indicherà il sentiero per il "Tour della Forcola". Proseguendo sull'evidente sentiero C32, entrati nel bosco in pochi minuti si arriva all'alpe Scispul 1484 m. La salita è costante e dopo aver attraversato un fitto bosco, si prosegue in mezzo ai prati seguendo alcuni pali in legno che fungono da segnavia, splendido il panorama verso le cime di confine con la Valle Anzasca e il sottostante lago di Antrona. Raggiunti i ruderi dell'alpe Forcola Sotto 1681 m, si continua a risalire i pendii erbosi arrivando in breve all'alpe Forcola 1800 m. Il sentiero piega a sinistra aggirando un dosso, per poi riprendere a salire fino a raggiungere la palina segnavia dell'alpe Forcola Superiore 1914 m a poca distanza dal passo della Forcola 1920 m. Si consiglia di fare una breve deviazione seguendo le indicazioni per il "Punto Panoramico", il sentiero  all'inizio poco evidente diventa poi più marcato e conduce, prima verso un colletto, per poi deviare a sinistra e con un breve tratto ripido si arriva sulla cima contrassegnata da un ometto 1979 m, splendido il colpo d'occhio verso il sottostante lago dei Cavalli.
Per il ritorno si scende nuovamente alla palina segnavia, dalla quale si iniziano a seguire le indicazioni per l'alpe Curvello/Cheggio. Il sentiero inizia a scendere ripidamente con stretti tornanti verso una conca detritica, per poi continuare tra rododendri e mirtilli fino alla conca erbosa con le baite e le stalle dell'alpe "Curtvel" (Curtvello) 1756 m. Dall'alpeggio si inizia a scendere in un suggestivo bosco di larici monumentali e dopo una lunga diagonale, con bella vista sul Lago dei Cavalli, il sentiero inizia a perdere ripidamente quota, alcuni scalini in legno facilitano la discesa. Arrivati alla palina segnavia si prosegue seguendo le indicazioni per Cheggio/Antonapiana, arrivando in breve alle prime baite dell'alpe Fraccia 1524 m. Seguendo i segnavia si piega a sinistra raggiungendo la radura costellata da altri rustici. Il sentiero riprende nuovamente a scendere verso destra fino a incrociare la pista che costeggia il lago. Proseguendo verso destra in breve si arriva al muraglione della diga, che si attraversa per poi proseguire verso Cheggio 1497 m. Dall'oratorio dei S.S. Bernardo d'Aosta ed Eustachio, si scende passando attraverso le abitazioni del paese fino a raggiungere il rifugio Città di Novara. A poca distanza su un pannello è raffigurata una cartina della zona che evidenzia il percorso per il ritorno ad Antronapiana. Dopo un breve tratto su strada asfaltata, dalla palina segnavia iniziamo a seguire il sentiero sulla destra (Antronapiana/SFT/Via Alpina). Tutto il percorso è ben segnalato e non presenta difficoltà, i tratti su strada asfalta sono brevi e dopo circa 1.20 ora da Cheggio si arriva alle prime case di Antronapiana.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

la bellezza dell'autunno





dal punto panoramico sopra all'alpe Forcola superiore


Lago dei Cavalli