IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 29 marzo 2015

Punta Martin ricordando l'amico Flavio...!!!

Un escursione ad anello con la spettacolare salita dalla cresta sud-ovest della Punta Martin 1001 m. Il percorso non è mai esposto, ma richiede comunque piede sicuro e dimestichezza con l'ambiente roccioso (EE).
Oggi la giornata si è un conclusa tristemente, con la bruttissima notizia dell'incidente mortale occorso all'amico Flavio Molinaro, che non conoscevo personalmente ma con il quale condividevamo la medesima passione per le terre alte, ciao Flavio ...!!!

Dall'uscita Genova Voltri svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per Mele (passo del Turchino), per poi deviare a destra seguendo la stretta strada per Acquasanta. L'auto la si può lasciare nel grande parcheggio del santuario, oppure come abbiamo fatto noi continuare fino al piccolo parcheggio della stazione ferroviaria, eventualmente si può lasciarla a lato della strada, senza naturalmente intralciare il traffico. Se si parte dal Santuario bisogna seguire le indicazioni del "Sentiero Frassati" fino a raggiungere la stazione.
Ultimati i preparativi seguiamo la strada asfalta che sale alla Colla di Prà, fino al bivio in località Briscùggi 243 m. Abbandonata la strada, da qui poi faremo ritorno, scendiamo a sinistra lungo una stradina sterrata. Attraversato il rio Condotti, riprendiamo a salire arrivando a Case Pezzolo di mezzo, ai seguenti due bivi teniamo per entrambi la sinistra e dopo qualche minuto giungiamo al Piano Pezzolo 242 m. A destra dell'ultima casa, seguiamo il sentiero un po' invaso dalla vegetazione, per poi continuare a mezza costa sulla sinistra orografica del rio Baiardetta. Arrivati in località Gazeu 290 m, proseguiamo diritti seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per Punta Martin (a destra "Sentiero Frassati" - Fontanin/Cave/Punta Pietralunga).
Guadato il rio Baiardetta, iniziamo a guadagnare quota sempre più ripidamente, fino a raggiungere la cresta, nei pressi di Cima Leggea 484 m. Una breve pausa e iniziamo a risalire la lunga cresta ovest, con alcuni tratti su roccette, dove è richiesto a volte l'uso delle mani. Oltrepassata la rocciosa Rocca Calù 765 m, la pendenza rimane sostenuta, alternata solo da qualche breve saliscendi. Superata un ulteriore fascia di roccette, iniziamo a intravedere la cima. Con un breve tratto a mezza costa, arriviamo a una selletta, da qui inizia l'ultimo tratto roccioso. Superato un facile canalino, passiamo attraverso un suggestivo intaglio tra le rocce e in breve arriviamo alla croce di Punta Martin 1001 m. Le nuvole vanno e vengono, ma basta pazientare qualche minuto ed ecco apparire il porto di Genova, con la costa da Levante a Ponente e parte dell'arco Alpino Occidentale.
Scendiamo lungo la cresta sud, seguendo le indicazioni per il Colle Gandolfi (AV). Dopo un primo tratto ripido, il sentiero prosegue dolcemente tra le praterie e poco prima di raggiungere il M. Pennello (bivacco), seguiamo a destra una stradina sterrata verso sud (E1). Oltrepassata l'indicazione per il "Giardino Botanico Scaggia", in breve raggiungiamo un'area attrezza. Dopo aver aggirato il M. Fontana Buona e tralasciate alcune deviazioni sulla sinistra, proseguiamo sull'ampio sentiero che segue la linea di cresta. Oltrepassato un antico riparo in pietra, il sentiero inizia a perdere quota sempre più ripidamente, davanti a noi possiamo intravedere il caratteristico tetto verde della Cappella di Baiarda.
Raggiunto il Colle della Baiarda 700 m,  dalla palina segnavia iniziamo a scendere a sinistra seguendo le indicazioni per Acquasanta/Colla (quadrato rosso vuoto).
Il sentiero scende gradatamente fino a guadare un torrente, per poi continuare lungo l'antico acciottolato ancora ben conservato. Arrivati alla palina segnavia in località Moccio 530 m, svoltiamo a destra verso Colla/Acquasanta. Scendiamo fino al torrente che attraversiamo prima verso destra e poi nuovamente a sinistra, il sentiero continua a perdere quota fino ad arrivare su una strada sterrata. La seguiamo verso sinistra, giungendo all'ampio valico prativo di case Colla 318 m. Imboccando la strada asfaltata immediatamente sulla destra, raggiungiamo nuovamente la stazione ferroviaria di Acquasanta.
Malati di Montagna; Luisa, Franco, Silvio, Lorenzo, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

sequenza di immagini della lunga e spettacolare cresta
verso Punta Martin




Punta Martin 1001 m


tutti in fila...!!!


by Danilo


dettagli e traccia gpx

martedì 24 marzo 2015

Everest, mito e realtà

“Everest, mito e realtà”, 
tre filmati con Simone Moro protagonista
in edicola con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport

La sesta uscita della collana “Le leggende dell'alpinismo” disponibile
in abbinamento editoriale con uno dei due quotidiani da venerdì 27 marzo 2015.


“High Tension”, “Exposed to dreams” e “Soccorso a quota 8000” sono i filmati raccolti nel dvd “Everest, mito e realtà”, in edicola da venerdì 27 marzo a giovedì 2 aprile con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro.
Un dvd ricchissimo, con l’alpinista Simone Moro principale protagonista di tre storie ambientate sull’Everest e sul suo “valletto” Lhotse. Storie molto differenti ma con un minimo comun denominatore: la rinuncia ad andare in vetta. “Everest, mito e realtà” è la sesta uscita della collana di film e documentari dedicati alla montagna, “Le leggende dell’alpinismo. Storie di uomini e montagne”, che ogni settimana propone un film dedicato ai grandi alpinisti in abbinamento editoriale con uno dei due quotidiani.
Nei tre racconti del dvd, il protagonista (con i suoi compagni di scalata) rinuncia ad arrivare in vetta per diversi motivi. Per generosità, come in “Soccorso a quota 8000” (immagini inedite), per scelta, come in “Exposed to dreams”, o addirittura perché costretto (e pure pestato, insieme a Ueli Steck) da una manifestazione di protesta degli sherpa, come in “High Tension”.L’Everest raccontato in questo DVD “è un mito, ma la sua realtà oggi è anche qualcosa di talmente diverso da apparire opposto” scrive Reinhold Messner nel booklet. Nelle tre storie “si vede l’impietoso confronto fra l’Everest del passato e quello di oggi, ridotto a pura attrazione turistica. Una situazione che, per vari motivi, non poteva non essere esplosiva”.Anche Sandro Filippini, giornalista de La gazzetta dello Sport  e regista di uno dei tre racconti del dvd, “Exposed to dreams”, ritiene che l’Everest “non è più quello delle quattro volte in cui Simone Moro ne ha toccato la vetta. È un Everest dove un alpinista può rischiare la vita non per l’alta quota, il freddo, la fatica, la caduta di una valanga o di un seracco, ma addirittura per una rissa”.
Dopo “Everest, mito e realtà”, la collana “Le leggende dell’alpinismo” proseguirà il 3 aprile con “Le grandi prime dei Ragni di Lecco”, un documento filmato sulle nuove vie aperte nel mondo dai Ragni di Lecco e il loro ambizioso progetto di conquistare l’ultima grande parete inviolata della Patagonia, sulla Torre Egger.
Le avventure continueranno settimanalmente di dvd in dvd, alla scoperta delle imprese che hanno fatto la storia dell’alpinismo, fino alla 27^ e ultima uscita, “The Yukon Blues”, in calendario venerdì 21 agosto.

sabato 21 marzo 2015

Monte Ubione e Corna Marcia dal Sentiero Partigiano Angelo Gotti


Anelo Gotti è nato a Villa d'Almè (Bergamo) nel 1921, fucilato a Cascina Como (Bergamo) il 23 novembre 1944, operaio, Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Lavorava come operaio al Canapificio di Villa d'Almè quando, nel 1941, era stato chiamato alle armi. Durante il servizio militare il giovane si era ammalato e, nell'aprile del 1943, era stato posto in congedo col grado di sergente maggiore. Rimase con i suoi sino all'armistizio, poi s'impegnò subito nella guerra di liberazione. Partigiano combattente nella formazione "Val Brembo" della Brigata Fiamme Verdi "Primo Maggio", Gotti si distinse subito per il suo coraggio e la capacità di comando. Nominato caposquadra, il giovane operaio, durante uno scontro con i fascisti avvenuto il 23 novembre del 1944 in Valle Imagna, fu gravemente ferito. Catturato dal nemico fu prima torturato sul posto e poi fucilato. La motivazione della ricompensa al valore recita: "Valoroso combattente della lotta di liberazione, distintosi fin dall'inizio del movimento per iniziativa, per capacità di comando e per intrepido coraggio dimostrato in numerosi combattimenti, dopo quattordici mesi di indefessa attività, seriamente ferito cadeva nelle mani del nemico. Orrendamente torturato, resisteva con sovrumana forza d'animo ed intrepida fierezza nulla rivelando. Sanguinante e mutilato di un occhio veniva posto davanti ai fucili del plotone di esecuzione, ma prima di cadere, con esemplare coraggio rivendicava la sua appartenenza alle formazioni partigiane e la sua fedeltà alla Patria

Dall'autostrada A4 usciamo a Dalmine e proseguiamo seguendo le indicazioni per la Valle Brembana. Continuando sempre diritti, arrivati alla rotonda, poco prima di Villa d’Alme, deviamo a sinistra seguendo la SP14 della Valle Imagna. Oltrepassato il fiume Brembo, dopo pochi minuti svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per la Valle Imagna, attenzione a non proseguire verso Lecco!
Oltrepassato il paese di Almenno San Salvatore, svoltiamo a destra seguendo l'indicazione per Castello di Clanezzo (Via Clanezzo). Attraversato il ponte sul torrente Imagna e superata la Chiesa di Clanezzo seguiamo a sinistra Via S. Gottardo e al seguente bivio ancora a sinistra in Via G. Marconi, subito dopo a destra imbocchiamo la stradina in salita verso Cascina Belvedì che si raggiunge in pochi minuti.
Dall'ampio parcheggio sterrato antistante l'agriturismo, raggiungiamo il pannello didattico con la descrizione del "Sentiero Partigiano Angelo Gotti", con accanto l'indicazione per ill M. Ubione. Seguiamo la stradina sterrata a sinistra della cascina per alcune decine di metri e in corrispondenza di un cartello saliamo a destra arrivando alle spalle della stessa. Seguendo i segnavia svoltiamo a sinistra passando accanto a una grossa fontana e raggiunto il limite del bosco andiamo a destra. Dopo pochi metri, tralasciata un'invitante traccia pianeggiante, proseguiamo a sinistra, fino a incrociare una strada strada sterrata. Continuiamo seguendo sempre l'indicazione del "Sentiero Partigiano", segnalato per tutto il percorso da alcuni cartelli in legno. Tralasciate un paio di deviazioni a sinistra, la sterrata ben presto diventa un sentiero che in pochi minuti raggiunge un bivio. Proseguiamo diritti seguendo il set. 541 verso il M. Ubione, abbandonando il "Sentiero Partigiano" dal quale poi faremo ritorno. La salita con stretti tornanti diventa sempre più ripida, arrivati a un poggio panoramico con alcuni ruderi, proseguiamo verso destra costeggiando il vecchio bacino che alimentava la centrale di Foppa. Rientrati nel bosco di carpini e agrifogli, proseguiamo fino a raggiungere un bivio, continuiamo a sinistra arrivando in pochi minuti sul poggio delle Stalle di Ubione. In prossimità di alcuni ruderi si hanno due possibilità per raggiungere la già visibile croce, seguire il sentiero in falsopiano verso destra (Sella della Passata), oppure come abbiamo fatto noi la via direttissima che arranca d'un fiato fino in cima. Raggiunta la grande croce del M. Ubione 895 m, ci fermiamo qualche minuto, purtroppo oggi il panorama non è dei migliori, ma da quel poco che riusciamo a vedere possiamo immaginare il colpo d'occhio in una giornata migliore.
Sulla cima dove una volta sorgeva una roccaforte medioevale assai munita, a guardia dello strategico punto di confluenza fra Valle Imagna e Valle Brembana e distrutta dai Veneziani nel 1443, sorge un'area di ristoro gestita dagli "Amici del Monte Ubione" e dagli alpini.
Riprendiamo il cammino e spalle alla croce, dalla parte opposta da dove siamo saliti (cartello WC), scendiamo seguendo il ripidissimo crinale a nord (da evitare in presenza di ghiaccio o neve). Arrivati alla verde sella della Passata 728 m, tralasciamo il sentiero sulla destra di un caratteristico crocifisso in legno (Stalle di Ubione/Ex bacini Enel) e dopo pochi metri anche il sentiero a sinistra, con il quale poi faremo ritorno (Angelo Gotti). Proseguiamo in leggera salita rimettendoci sul Sentiero Partigiano (571), rientrati nel bosco in breve arriviamo a un bivio, proseguiamo a destra, attenzione a non seguire una vecchia traccia di sentiero che sale verso il traliccio, noi abbiamo provato a seguirla, ma dopo qualche minuto abbiamo dovuto fare dietrofront, il sentiero scopare in un groviglio di rovi...!!!
Al secondo bivio ignoriamo il cartello che ci consiglia di proseguire verso destra e dopo qualche minuto raggiunto l'ennesimo capanno di caccia, seguiamo l'indicazione su un cartello, compiendo una breve deviazione, per poi tornare sulla cresta che unisce il M. Ubione alla Corna Marcia.
Attraversato un tratto caratterizzato da alcuni grandi massi calcarei, con alcuni saliscendi arriviamo a un ulteriore capanno, costeggiamo la recinzione di confine fino al suo termine, per poi arrivare nei pressi di una grossa pozza fangosa. Poco dopo abbandonato il Sentiero Partigiano che prosegue a sinistra verso cascina Como, continuiamo a salire, incontrando a breve le indicazioni per la Corna Marcia. Alternando brevi tratti in salita e discesa, appena usciti dal bosco, proseguiamo su un ampia strada sterrata proveniente dal vicino paese di Berbenno. Continuiamo sempre diritti sulla strada sterrata, ignorando alcuni bivi. Seguendo le l'indicazione di una grossa freccia in legno, rientriamo nel bosco e con un ultimo sforzo arriviamo alla piccola croce di vetta 1033 m.
Per il ritorno ripercorriamo il medesimo itinerario fino alla sella della Passata, per poi imboccare il sentiero a destra (Angelo Gotti). Percorriamo un lungo tratto a mezza costa in leggera discesa, in un fitto bosco, sotto ai ripidi pedi del M. Ubione. Dopo una serie di saliscendi arriviamo a un bivio, tralasciamo il sentiero a destra per Strozza, Capizzone e proseguiamo seguendo l'indicazione su un sasso per Clanezzo. Il sentiero prosegue ora in falsopiano fino al bivio incontrato al mattino, da qui ritorniamo al parcheggio sul medesimo percorso.
Malati di Montagna: Silvio, Danilo e l'Homo Selvadego

Partenza del Sentiero Partigiano Angelo Gotti


Monte Ubione


Corna Marcia


per di là...per di qua...


tra fioriture...


...e rocce


rimangono solo i segni di un passato
che non tornerà più...


Primule


Elleboro



martedì 17 marzo 2015

Non così lontano

Hervé Barmasse e il suo film “Non così lontano”
in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera


La quinta uscita della collana dvd “Le leggende dell’alpinismo. Storie di uomini e montagne”, dedicata alle scalate dell'alpinista valdostano su Monte Bianco, Monte Rosa e Cervino, sarà disponibile da venerdì 20 a giovedì 26 marzo in abbinamento a uno dei due quotidiani.


Uno dei giovani più brillanti dell'alpinismo italiano, capace di trovare nuove sfide ispirandosi sempre al grande passato dell’alpinismo vero. 
È il valdostano Hervé Barmasse il protagonista e il regista di “Non così lontano”, la quinta uscita della collana di di film e documentari dedicati alla montagna “Le leggende dell’alpinismo. Storie di uomini e montagne”. Il dvd sarà disponibile in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro da venerdì 20 a giovedì 26 marzo .
Nel film Hervé Barmasse unisce le tre più alte montagne delle sue Alpi - Monte Bianco, Monte Rosa e Cervino - affrontate nel 2011 con tre nuove vie e in tre modi differenti, per raccontare in presa diretta le tre avventure, la distanza e lo spirito che le ha accompagnate.
“Oggi ci sono tanti scalatori fortissimi, che però, in maggioranza, non saprebbero neppure individuare una via ‘esposta’ come quelle di Barmasse”, scrive Reinhold Messner nel booklet. “Come ben dimostra questo film, la sua fantasia, frutto di una grande cultura della montagne e di una filosofia dell’alpinismo molto fine, Hervé l’ha prima di tutto saputa applicare proprio sulle montagne di casa”.
Quello di Barmasse sembra essere dunque un richiamo e, contemporaneamente, una sorta di sfida per i giovani che scalano oggi e anche per gli sponsor. “Queste tre scalate, così diverse eppure accomunate non soltanto dalla sua presenza, anzi, piuttosto da uno stile ben identificabile, Hervé le ha viste appunto come un omaggio alla grande montagna e allo spirito più autentico dell’alpinismo classico”, scrive il giornalista de La gazzetta dello Sport Sandro Filippini. “Anche sulle Alpi non tutto è stato già fatto”. 
Dopo “Non così lontano”, la collana “Le leggende dell’alpinismo” proseguirà il 27 marzo con “Everest, mito e realtà”, film che vede Simone Moro protagonista, sull’Everest e sul suo “valletto” Lhotse, di tre storie molto differenti, ma con un minimo comune denominatore: la rinuncia ad andare in vetta. 
Le avventure continueranno settimanalmente di dvd in dvd, alla scoperta delle imprese che hanno fatto la storia dell’alpinismo, fino alla 27^ e ultima uscita, “The Yukon Blues”, in calendario venerdì 21 agosto.

venerdì 13 marzo 2015

Sentiero Rotary...sulle tracce del Manzoni...

Oggi abbandoniamo le alte quote, per percorrere il sentiero che dal rione Bonacina di Lecco, arriva a Somasca  frazione del comune di Vercurago e che passa molti degli storici luoghi che ispirarono Alessandro Manzoni nella stesura dei "Promessi sposi", la sua opera più importante.
Il Sentiero Rotary (segnavia giallo-azzurro), è un percorso escursionistico che si svolge sulle Prealpi lecchesi,voluto dal Rotary Club di Lecco e da un progetto dall'ingegner Annibale Rota, la cui intuizione era offrire a chi lo percorre lo scenario descritto nei Promessi Sposi.
Il sentiero realizzato nel 2010, è un perfetto connubio tra natura e letteratura.

Arrivati a Lecco, raggiungiamo la chiesa dedicata a S. Egidio, nel rione Boncacina, in Via G. Galilei. Lasciata l'auto nel parcheggio sottostante la chiesa, proseguiamo seguendo la via principale che costeggia il torrente Caldone, poco dopo la sede dell'ANA svoltiamo a destra attraversando il "Ponte degli Alpini". Proseguiamo in via Movedo fino a un bivio, andiamo a sinistra e subito dopo in corrispondenza di un palo in cemento, imbocchiamo sulla destra la mulattiera, contrassegnata dalla caratteristica ruota giallo/azzurra simbolo del "Sentiero Rotary". Iniziamo a salire, lasciando alle nostre spalle i rumori della città che lentamente si risveglia, la mulattiera ancora in buon stato risale all'interno del bosco, dove possiamo notare alcune splendide fioriture di primule, bucaneve (Galanthus nivalis), elleboro (helleborus niger) o “rosa di Natale” e anemone fegatella (hepatica nobilis), un esplosione di colori! Dopo aver costeggiato per un brevissimo tratto la nuova superstrada della Valsassina, tramite un sottopasso passiamo dalla parte opposta. Riprendiamo a salire e oltrepassato una santella votiva, in breve arriviamo alla chiesetta di Versasio 527 m, ai piedi del Pizzo d'Erna. Passiamo tra le case del paese e raggiunta la palina segnavia, tralasciamo le indicazioni per il Passo del Lupo/Ballabio e proseguiamo a destra seguendo Via ai Poggi. Dopo qualche minuto oltrepassato il locale "il Caminetto", svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il Castello dell'Innominato/Somasca. Al seguente bivio proseguiamo a destra sulla stradina asfaltata in leggera salita, ignorata una deviazione a sinistra per il Sentiero dei Carbonari, in breve raggiungiamo una prima palina segnavia che tralasciamo (Funivia/Malnago) e subito dopo alla successiva, scendiamo verso destra, riprendendo la mulattiera. Alternando tratti in piano a tratti in discesa superiamo dapprima Ca' Berna e poco dopo un aviario con delle coloratissime arnie. Ben presto l'acciottolato diventa uno stretto sentiero tra muretti a secco, per poi attraversare ampi e panoramici prati, entrati nel bosco seguendo le indicazioni per il Ponte della Tenaglia, oltrepassata una valletta, in pochi minuti arriviamo al "Punt de la Tenaja" 496 m. Superato l'impetuoso torrente Bione saliamo al vicino agriturismo, per poi svoltare a destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia, questo tratto è in comune con ill percorso Giorgio Combi (targhe gialle). Rientriamo nel bosco e dopo un tratto in falsopiano ci colleghiamo con la mulattiera che sale da Germanedo, perdiamo quota e oltrepassate alcune case arriviamo alla fontana della Marietta. Proseguiamo ancora in discesa per qualche minuto lungo una valletta per poi piegare a sinistra, salendo verso alcuni edifici, oltrepassati i quali arriviamo alla stupenda località Neguccio 457 m. Dopo aver superato la stazione di pompaggio del metanodotto, raggiungiamo una cascina, dalla qui svoltiamo a sinistra e in salita raggiungiamo una casetta in posizione panoramica. Poco oltre, dalla palina segnavia svoltiamo a destra e attraversato un ponte di legno, proseguiamo in discesa seguendo la carrareccia utilizzata da alcune cave di calcare. Costeggiando il letto di un piccolo torrente in secca, scendiamo lungo la bianca e polverosa strada, arrivando in prossimità del nastro trasportatore. Ignorata la deviazione a destra per Carbonera, continuiamo a scendere, lambendo l'ingresso di una cava e poco prima d'arrivare a un fabbricato di servizio, in prossimità di una palina segnavia svoltiamo a sinistra. Attraversato un piccolo ponte in legno, riprendiamo a salire arrivando in un pianoro erboso in località Baita del Pozzo 425 m. Dopo un breve pausa ristoratrice, nei pressi di alcuni rudimentali tavoli e panche in legno, riprendiamo il cammino inoltrandoci nel bosco. Arrivati a un bivio, tralasciamo a sinistra il sent. 28 che sale al Magnodeno/Via Corna Marcia e continuiamo seguendo il set. 29 Magnodeno/Via Camposecco. Proseguiamo dapprima in piano e poi in leggera salita in un rado bosco. arrivando al pianoro dove sono adagiate le Baite di Piazzo 507 m, sulla palina segnavia una cartina raffigura il sentiero che stiamo percorrendo e il punto in cui ci troviamo. Saliamo verso sinistra e abbandonato il sent. 29, proseguiamo verso destra arrivando in pochi minuti al bivio con il sentiero che scende da Camposecco.  Iniziamo ora a perdere quota sempre più ripidamente, dopo qualche minuto tra la vegetazione, iniziamo a intravedere i ruderi del castello. Raggiunta un'ampia radura, proseguiamo verso un punto ristoro, oltre il quale abbandonata la carrareccia e seguendo le indicazioni iniziamo a salire verso la Rocca. Poco prima d'arrivare veniamo invitati a bere un bicchiere di vino dal simpaticissimo Bruno, con il quale scambiamo quattro chiacchiere in allegra compagnia. Dopo questa piacevolissimo intermezzo raggiungiamo i ruderi della rocca che, secondo la tradizione, avrebbero ispirato il Manzoni per ambientarvi il castello dell'Innominato, anche se all'epoca in cui l'autore stese il romanzo (1628-1630) il maniero era da secoli in rovina. Conclusa l'interessante visita e la sosta panoramica sull'Adda…e su quel ramo del Lago di Como, riprendiamo il cammino scendendo dal lato opposto da dove siamo arrivati, lungo una ripida scalinata. Raggiungendo dapprima l’eremo dove San Girolamo si ritirava a pregare davanti al Crocifisso e quindi la località la "Valletta", un luogo di pace e serenità, dove il santo viveva con i suoi orfani. San Girolamo Miani, detto anche il Santo della polenta, fu il fondatore della Compagnia dei Servi dei poveri, divenuta poi la Congregazione dei Padri Somaschi. Il complesso merita sicuramente un'accurata visita, all'interno della chiesetta addossata alla parete della montagna, in un incavo si può osservare il "letto" di roccia sul quale il santo riposava. Accanto alla chiesetta si trova la cappella con una fontanella, dove San Girolamo fece sgorgare l'acqua per dissetare i suoi orfanelli. Dall'ingresso inferiore iniziamo a scendere lungo il "Viale delle cappelle",  sono dieci cappelle, nelle quali vengono rappresentati episodi della vita del santo. A circa metà percorso, sulla sinistra inizia la "Scala Santa", una ripida scalinata formata da 101 gradini sconnessi, costruita nel 1828, in occasione del 3° centenario della nascita della Congregazione, in sostituzione dell'impervio sentiero che per secoli si inerpicava verso l'eremo. Alla fine del viale proseguiamo seguendo le strette vie del paese fino a raggiungere il Santuario, edificato nel 1600, con all'interno il sepolcro del santo, qui termina il "Sentiero Rotary". Ripercorriamo un tratto della strada, fino a raggiungere nuovamente la piazzetta, dove davanti all'ingresso del convento delle Suore Orsoline di San Girolamo, imbocchiamo la via pedonale Caterina Cittadini, al termine della quale proseguiamo fino a raggiungere Via Roma, dove davanti al comune di Vercurago c'è la fermata dell'autobus. Per tornare al rione Bonacina abbiamo utilizzato gli autobus urbani di Lecco (linea 1 e successivamente linea 4, costo 2 euro).
Malati di Montagna: Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

Segnavia giallo-azzurro del Sentiero Rotary


Bucaneve (Galanthus nivalis)
Può fiorire già sotto la neve che comincia a fondere


Ponte Tenaglia 496 m


Resegone


Sentiero Rotary



Versasio


Il castello, manzonianamente detto dell’Innominato, era forse in origine una torre di segnalazione di un sistema di fortificazioni carolingio.
L’antica fortificazione è posta in un luogo strategico e selvaggio, con la strada a forma di nastro serpeggiante, proprio come la descrive il Manzoni. Dall’altura si può ammirare un affascinante panorama con i laghi di Garlate, di Olginate e, in lontananza, il Lario con la sua catena di monti.



È l'inespugnabile fortezza in cui vive e opera l'innominato, situata in un punto imprecisato lungo il confine tra il Milanese e il Bergamasco e distante non più di sette miglia dal palazzotto di don Rodrigo: il luogo è descritto all'inizio del cap. XX, quando il signorotto vi si reca per chiedere l'aiuto del potente bandito nel rapimento di Lucia e fin dall'inizio si presenta come un castello truce e sinistro, specchio fedele della personalità del signore che vi risiede.



Nel 1533 giunge a Vercurago, Gerolamo Emiliani che insedia nella zona della Valletta la sua “Congregazione dei servi dei poveri” (poi divenuta Congregazione dei Padri Somaschi). Dalla morte dell’apostolo degli orfani (1537), Somasca diviene, in modo ininterrotto, luogo di attrazione e di preghiera per pellegrini provenienti dalla plaghe del Bergamasco e della Brianza.

La "Valletta" è un luogo appartato, incassato tra alcune balze rocciose, ma aperto verso la valle. Qui Girolamo viveva con i suoi orfani.


Viale delle Cappelle


Le cappelle in stile neoclassico che rievocano con gruppi statuari di fattura popolare la storia di S. Girolamo Emiliani, patrono degli orfani e della gioventù abbandonata


Santuario S. Girolamo
La sua costruzione iniziò nel 1544 per volontà dei Padri Somaschi, che desideravano avere a Somasca un degno luogo di culto per il loro fondatore.



martedì 10 marzo 2015

Kukuczka

Il documentario “Kukuczka” 
in edicola con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport per la collana “Le leggende dell’alpinismo”

Il mediometraggio di Porebski dedicato a Jerzy Kukuczka disponibile da venerdì 13 marzo a giovedì 19 marzo a 10,99 Euro.


Una pellicola dedicata a uno dei più eccezionali scalatori dell’Himalaya, per indagare la natura profonda dell'esponente più celebre dell'alpinismo polacco, che proprio in Himalaya perse la vita nel 1989. Un racconto per provare a comprendere quali siano le ragioni che portano a scalare le vette più alte, andando alla ricerca delle imprese più straordinarie. 
È il film Kukuczka la quarta uscita della collana di film e documentari dedicati alla montagna “Le leggende dell’alpinismo. Storie di uomini e montagne”, in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro da venerdì 13 a giovedì 19 marzo.
Il documentario del regista polacco Jerzy Porebski racconta le imprese di Jerzy Kukuczka, famoso per essere stato il secondo alpinista a concludere la scalata delle 14 vette della Terra che superano gli 8.000 metri di altitudine.
Di lui Reinhold Messner, grande “rivale” nelle imprese himalaiane negli anni '80, scrive nel booklet: “ha continuato a sognare imprese anche dopo aver salito tutti gli Ottomila. In quegli anni, in Polonia, non poteva ottenere né aiuti, né sponsorizzazioni. Di conseguenza, per riuscire a costruire la sua straordinaria carriera himalaiana, ha fatto grandi sacrifici, utilizzando agli inizi soprattutto materiali improvvisati. Eppure grazie a lui, che era il braccio, e a Wojciech Kurtyka, che era la mente ideativa, l’alpinismo polacco fu all’avanguardia. Dopo di lui non è più stato così”.
Dopo “Kukuczka”, la collana “Le leggende dell’alpinismo” racconterà le imprese di un uomo che dopo tanti viaggi ha compreso come il valore dell’esperienza non dipenda dalla montagna, ma dagli occhi dell’alpinista. Sarà “Non così lontano” la quinta uscita, in edicola da venerdì 20 marzo, che racconta la triplice fatica di Hervé Barmasse su Monte Rosa, Monte Bianco e Cervino.
Le avventure continueranno settimanalmente di dvd in dvd, alla scoperta delle imprese che hanno fatto la storia dell’alpinismo, fino alla 27^ e ultima uscita, “The Yukon Blues”, in calendario venerdì 21 agosto.

domenica 8 marzo 2015

Alpe Lendine, un'isola in mezzo a un mare di neve...!!!

Da Milano arrivati a Chiavenna, proseguiamo verso il passo della Spluga seguendo la statale 36. All'ingresso del paese di San Giacomo Filippo, proprio sotto alla chiesa, svoltiamo a sinistra per Olmo, attraversando subito dopo su di un ponte il torrente Liro. Lasciate le ultime case alle nostre spalle, dopo diciotto tornanti su strada perfettamente transitabile, arriviamo alla frazione di Olmo 1056 m, l'auto la lasciamo nell'ampio parcheggio sulla destra, poco oltre la chiesa della S.S. Trinità (se si è fortunati la si può anche lasciare nei pressi della chiesa). La temperatura è gradevole e ormai si sente nell'aria la primavera che sta per arrivare, ripercorriamo un breve tratto la strada asfaltata, per poi abbandonarla seguendo una mulattiera sulla destra con la quale raggiungiamo il campanile della chiesa. Da qui svoltiamo a destra seguendo i segnavia bianco rossi e in breve arriviamo a una palina segnavia, l'unica che incontreremo per tutto il giorno, anche in montagna c'è crisi! Seguendo le indicazioni a destra per l'A. Lendine/Lago Caprara/Alta Via Bodengo - C26, usciamo dal paese e risalito un pendio sulla sinistra, raggiungiamo la prima di otto targhe, intitolate "Sui passi di don Luigi Guanella".
È uno dei tratti di un lungo percorso che unisce Campodolcino a Como, ricalcando a piedi, le orme di don Luigi Guanella, montanaro e camminatore instancabile, proclamato Santo da Benedetto XVI il 23 ottobre 2011.
Con una breve salita arriviamo all'alpe Zecca 1162 m, seguendo la traccia risaliamo verso le baite a monte, per poi dirigerci verso destra all'inizio della Valle del Drogo. Proseguiamo in falsopiano, alternando alcune salite, all'interno di un bel lariceto che riveste tutto il versante. Il percorso è piacevole e senza troppa fatica arriviamo a un primo ponticello ricoperto dalla neve che attraversiamo, per poi iniziare a salire fino a raggiungere un secondo ponte. Con alcuni tornanti guadagniamo quota, arrivando in breve alla radura che annuncia l'arrivo all'alpe Lendine 1710 m, le baite sono adagiate in una amena conca sotto alla mole del Pizzaccio 2588 m. Sembra quasi un'isola in mezzo a un mare di neve, girovaghiamo fra le baite, per poi fermarci per una breve pausa ristoratrice, riscaldati da un bel sole caldo. Per il ritorno optiamo per un percorso diverso, che ci permette di poter compiere un giro ad anello, raccomandiamo di compiere questo giro solo in presenza di una traccia già battuta o se si è a conoscenza dei luoghi che si stanno per attraversare. Da una baita solitaria, perfettamente restaurata, scendiamo verso un torrentello che attraversiamo su alcuni ponti di neve, per poi iniziare a risalire sempre più ripidamente all'interno di rado bosco. I segnavia causa l'abbandonate neve sono pressoché inesistenti ma grazie alla traccia già battuta procediamo senza particolari problemi. Dopo alcuni brevi traversi e attraversate alcune piccole vallette, terminata l'irta salita scendiamo percorrendo l'altopiano dove sulla destra invisibile giace dormiente aspettando il disgelo il lago Grande 1889 m. Pieghiamo verso sinistra, per poi iniziare la discesa in un ripido canale che in breve ci conduce alle spalle delle baite dell'alpe Laguzzola 1768 m. Oltrepassate le baite scendiamo verso una bella cappelletta con una piccola campana, ci fermiamo qualche minuto ammirando di fronte a noi il Pizzo Stella e sulla destra le cime della Val Bregaglia, dal Pizzo di Prata, al Badile e al Cengalo. Riprendiamo il cammino scendendo sempre più ripidamente all'interno del bosco, purtroppo ci rendiamo conto che chi ha battuto la traccia prima di noi, ha seguito solo per un tratto il sentiero estivo, per poi preferire la ripida discesa verso il sentiero che abbiamo percorso al mattino, anche noi abbiamo preferito seguire questo percorso.
Malati di Montagna: Deborah, Silvio, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

malati di montagna in gruppo...


tipico alpeggio dove i malati di montagna vanno a svernare...


ma non riescono mai a stare tranquilli...


e allora salgono sempre più in alto...
alpe Lendine vista dall'alto


...cercando altri nidi...


ma non sempre la scelta è facile...


...e allora si rimettono in cammino...


...in questo mondo magico...



mercoledì 4 marzo 2015

Cerro Torre

Il film “Cerro Torre”, 
dedicato alla montagna simbolo della Patagonia e alla sua prima ascensione in libera di David Lama, in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera

La terza uscita della collana di dvd “Le leggende dell'alpinismo. 
Storia di uomini e montagne” in edicola da venerdì 6 marzo a giovedì 12 marzo 2015. 


La montagna simbolo della Patagonia, il Cerro Torre, e una sfida che poteva sembrare impossibile, la sua scalata in libera.
È “Cerro Torre – È la natura a dettare le regole” la terza uscita della collana di dvd “Le leggende dell'alpinismo. Storia di uomini e montagne” in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro da venerdì 6 marzo a giovedì 12 marzo 2015. 
Il film di Thomas Dirnhofer racconta la prima ascensione in libera della famosa Via del Compressore, sul Cerro Torre appunto, a opera di David Lama. David, nato da madre austriaca e padre nepalese, è ancora giovanissimo ma sa già dove trovare le sfide di altissimo livello.
È un documentario bello specialmente nelle parti in cui Lama arrampica, sia nei due primi tentativi, sia nella salita riuscita, in cui infine “libera” la via del Compressore, aperta da Cesare Maestri nel 1970”, scrive Reinhold Messner nel booklet.
Immagini mozzafiato ed eccezionale tecnica alpinistica tracciano il ritratto di David Lama, uno dei fenomeni, anche mediatici, dell'arrampicata, famoso soprattutto fra i giovani. Con la salita in libera della Via del Compressore David, pur venendo dall'arrampicata libera e dalle gare, è entrato nella storia dell'alpinismo, dando una svolta alla sua carriera. “Credo sia stato il momento in cui mi sono trasformato da arrampicatore ad alpinista”, sono le sue stesse parole.
La collana “Le leggende dell'alpinismo” ogni settimana intende restituire agli appassionati  tutto il senso di un mondo vissuto in perenne spinta verso l'alto.            
La quarta uscita, in edicola da venerdì 13 marzo, sarà dedicata Jerzy Kukucza, uno dei più eccezionali scalatori dell'Himalaya nella storia.
Le avventure continueranno settimanalmente di dvd in dvd, alla scoperta dell’Everest, del Cervino, del Gasherbrum IV e di tante altre cime, fino alla 27^ e ultima uscita, “The Yukon Blues”, in calendario  venerdì 21 agosto.

domenica 1 marzo 2015

Tre se plus facile...

Saliamo dall'alpe Paglio sotto lo sguardo minaccioso del Legnone, alla Cima del Laghetto 1729 m il cielo inizia a tingersi d'azzurro, arrivati alla croce del Cimone di Margno 1801 m proseguiamo sotto allo sguardo serioso del Grignone. Una lunga cresta ci porta alla Cima di Olino 1768 m, da dove lontano ecco apparire il fiero Pizzo dei Tre Signori, insomma i panorami anche oggi non sono mancati...!!!

Seguiamo la superstrada per la Valtellina fino all'uscita di Bellano, per poi continuare a sinistra raggiungendo Taceno. Da qui saliamo verso la Val Varrone, dopo Margno e oltrepassato Casargo svoltiamo decisamente a destra seguendo le evidenti indicazioni per l'alpe Paglio (rifugio Dosolin). Con diversi tornanti arriviamo nell'ampio parcheggio dell'alpe Paglio 1350 m, ultimati i preparativi seguiamo la vecchia pista da sci, risalendo il largo dosso boscoso (brevi tratti ripidi). In prossimità di alcuni cartelli pieghiamo a sinistra e in breve arriviamo alla Cima del Laghetto 1729 m, arrivo della seggiovia del Pian delle Betulle (nel breve tratto in cui si costeggia la pista da sci, rimanere il più possibile sulla sinistra e in fila indiana). Dall'arrivo della seggiovia scendiamo per qualche metro per poi piegare verso sinistra raggiungendo un cartello in legno con l'indicazione per il Cimone di Margno. Riprendiamo a salire seguendo l'ampia cresta all'interno del bosco, dopo un ultimo tratto ripido arriviamo alla croce del Cimone di Margno 1801 m, splendido il colpo d'occhio sul Grignone. Scendiamo ora sul versante opposto, seguendo la facile cresta fino a raggiungere un colletto. Riprendiamo a salire sulla sinistra lasciando a destra l'ampia traccia battuta con la quale poi faremo ritorno, in breve arriviamo in località Lares Brusà 1707 m (Larice Bruciato), con una palina segnavia semi sepolta dalla neve! Continuiamo a salire passando accanto a una cappelletta e dopo un breve tratto in falsopiano, piegando a sinistra risaliamo il pendio fino a raggiungere la cresta. Da qui proseguendo verso destra raggiungiamo la Cima di Olino, attenzione a non sporgersi eccessivamente sulla destra! Ritornati a Lares Brusà, iniziamo a scendere sulla sinistra, tagliando tutto il versante Sud-Ovest del Cimone di Margno. Arrivati a una palina segnavia, tralasciamo la stradina che scende a sinistra e proseguiamo diritti entrando nel bosco. Dopo qualche saliscendi usciti dal bosco arriviamo a Pian delle Betulle 1456 m, ci dirigiamo verso la caratteristica chiesetta, costeggiando l'arrivo della pista da sci. Arrivati alla partenza della seggiovia, seguiamo la stradina sulla sinistra, con percorso piacevole all'interno di un bel bosco, ritorniamo al parcheggio dell'alpe Paglio.
Malati di Montagna: Franco, Luisa, Silvio, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego