IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

martedì 30 dicembre 2014

Cima Blum ultima uscita dell'anno

Anche il 2014 sta per finire, un'anno costellato da tante belle uscite in montagna, quanti chilometri percorsi, quante cime raggiunge, ma soprattutto quanti bellissimi momenti trascorsi insieme agli amici e a volte anche da solo. Il freddo oggi si è fatto sentire, -10 mentre in auto percorrevamo l'altopiano di Clusone e anche se l'escursione si svolge quasi sempre al sole, il freddo si è fatto comunque sentire, soprattutto una volta arrivati in cima, dove soffiava un'aria gelida!!!

Da Milano seguiamo l'autostrada A4 e dopo l'uscita al casello di Bergamo, proseguiamo in direzione "Val Seriana - Clusone - Passo della Presolana". Arrivati a Rovetta saliamo verso la parte alta del paese fino alla sede degli alpini in Via Zenier dove parcheggiamo l'auto 700 m. Ci incamminiamo verso la strada sterrata, all'inizio della quale si può consultare su una grande bacheca la cartina con i principali sentieri della zona. Iniziamo a salire, alternando alcuni tratti in cemento, subito dopo aver oltrepassato una stalla con accanto una baita giungiamo a un bivio, proseguiamo diritti, tralasciando sulla sinistra le indicazioni per il "Sentiero de BOT - M.te Blum/Campos/Zenier", da dove poi faremo ritorno. Oltrepassato un pannello didattico, sul quale vengono descritte le caratteristiche del percorso che stiamo facendo, continuiamo sulla strada sterrata, in parte ghiacciata e in breve arriviamo al un bellissimo presepe realizzato dagli abitanti di Rovetta. Riprendiamo a salire all'interno di un fitto bosco, dove i raggi caldi del sole faticano a penetrare e in questa giornata particolarmente fredda sarebbero stati ben graditi. Arrivati a un bivio, lasciamo a sinistra le indicazioni per la Cima Blum e proseguiamo a destra salendo verso l'alpe Parè, con questa variante si allunga il percorso, ma si può fare un bel giro ad anello. Poco prima d'affrontare l'ultimo strappo per l'alpe Parè sulla nostra sinistra possiamo notare alcuni cartelli in legno e il sentiero che poi andremo a fare per raggiungere la Cappella degli Alpini. Arrivati all'alpe Parè 1199 m, dopo una breve pausa e salutati alcuni infreddoliti asinelli ridiscendiamo fino al bivio citato. Non capiamo perché questo sentiero non sia menzionato sui cartelli ma e comunque segnato dai segni di vernice bianco/rossi e anche segnalato sulla cartina posta all'inizio della strada sterrata come "Sentiero di Rò", noi l'abbiamo scoperto grazie all'indicazione di un signore di passaggio! Il sentiero dopo un primo tratto in falsopiano, con belle vedute sulla conca di Clusone, inzia a salire leggermente arrivando poco sotto alla Cappella degli Alpini, incrociato il sentiero principale in pochi minuti raggiungiamo la suddetta cappella. Ammirato il panorama, scendiamo verso le baite sottostanti seguendo il sentiero 317, poco prima d'arrivare alle baite pieghiamo verso destra e risalendo i dossi erbosi ricoperti dalla recente nevicata arriviamo sull'ampia Cima Blum 1297 m. L'aria gelida ci costringe a una veloce ritirata e ridiscesi alle baite ci accomodiamo sorseggiando un buon bicchiere di tè caldo, sperando che il sole faccia il suo dovere riscaldandoci. Per il ritorno seguiamo la strada sterrata che scende verso sinistra, alcuni tratti oltre a essere ghiacciati sono anche ripidi e per non scivolare decidiamo di calzare i ramponcini almeno in questi brevi tratti. Arrivati a un bivio abbandoniamo la sterrata e seguiamo il sentiero a destra per Campos. Dopo un serie di tornanti, raggiungiamo una baita isolata in mezzo al bosco, da qui riprendiamo a scendere su una strada sterrata e tralasciata a sinistra la stradina per la Cascina Gallo 919 m, in breve arriviamo nei pressi di alcune baite, con una cappellina 910 m. Proseguiamo ora verso sinistra e in breve arriviamo al bivio incontrato al mattino, da dove ripercorriamo il medesimo itinerario fino a Rovetta. Escursione da ripetersi sicuramente con la bella stagione, salendo alla Cima Parè.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg e Homo Selvadego

Cappella Alpina dell'ANA di Rovetta


in ricordo dei 63 soldati partiti per il fronte e mai più ritornati


salendo alla Cima Blum


verso Cima Blum


panorama sulla sottostante Rovetta e sulla conca di Clusone 


brrrrrr....freddo...!!!


anche l'inverno ha il suo fascino...





domenica 28 dicembre 2014

Ammazzapanettone alla Colma di Craveggia

Per smaltire le abbuffate di questi giorni decidiamo di salire alla Colma di Craveggia, una classica escursione invernale con le ciaspole, se ci fosse la neve!!! Ma anche dopo l'ultima perturbazione, purtroppo la neve caduta al suolo è troppo poca per utilizzarle. L'escursione si svolge dapprima in un bel bosco di conifere e poi attraversando pascoli e alpeggi costellati di baite ancora ben tenute. Impossibile non soffermarsi per ammirare gli incantevoli panorami sulle montagne della Val Vigezzo e del Parco Nazionale della Val Grande.

Dall'autostrada A26 proseguiamo fino a Gravellona Toce, per poi continuare sulla SS33 del Sempione uscendo a Masera. Risaliamo la Valle Vigezzo e oltrepassata Santa Maria Maggiore, svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Vocogno-Toceno-Craveggia. Arrivati a Craveggia seguiamo la strada per La Vasca-Alpe Blizz e dopo i primi tornanti parcheggiamo l'auto in località La Pila (cartello segnavia all'inizio della strada sulla sinistra). Prima di partire scambiamo quattro chiacchiere con un abitante del paese che sapendo dove siamo diretti ci consiglia di lasciare le ciaspole in auto e di iniziare a salire non direttamente dalla strada, ma di seguire una scalinata a
pochi metri di distanza dietro a una casa, accorciando l'itinerario ed evitando di salire sull'asfalto. Naturalmente seguiamo il consiglio e dopo alcuni minuti intersechiamo la strada che dovevamo seguire nei pressi di una fontana con accanto una palina segnavia (Fontana/La Colma di Craveggia/B.tta della Cima M29). In breve raggiungiamo la sbarra che impedisce il passaggio ai mezzi non autorizzati, da qui in poi si può seguire la strada sterrata o l'ampia mulattiera, noi abbiamo seguito entrambe. Raggiunta la Loc. Fontana 1160 m, le nuvole si diradano e il sole inizia a farsi vedere e sentire, con il Limidario che inizia a mostrarsi. Si cammina bene sulla neve recentemente caduta e il ghiaccio si è formato solamente dove scorre l'acqua. Giunti alla fine della strada saliamo verso sinistra passando accanto a una bella baita in posizione panoramica, rientrati nel bosco continuando in falsopiano fino a raggiungere La Colma 1673 m. Dalla palina segnavia decidiamo di continuare a seguire il sentiero M29-M31, tralasciando il sentiero M25 per la Piana di Vigezzo. L'ambiente circostante è molto suggestivo, le baite sono quasi tutte ristrutturare e il panorama circostante è davvero molto bello. Con alcune brevi salite arriviamo all'alpe Pidella 1742 m, dove decidiamo di fermarci. Dopo aver sorseggiato un buon bicchiere di tè caldo e aver messo qualcosa sotto ai denti, ripercorriamo il medesimo itinerario fatto all'andata, ma prima di lasciare La Colma saliamo alla grande Croce in legno da dove si può ammirare un fantastico panorama sulla Val Vigezzo e sulle cime che la circondano. Raggiunta nuovamente la bella baita isolata, riprendiamo a scendere raggiungendo il parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto, unica nota simpatica, l'incontro con un gruppo di caprette, una delle quali scambiandomi forse per Peter mi voleva salire in braccio...!!!
Malati di Montagna: Silvio, Lorenzo, Pg e l'Homo Selvadego

un nuovo giorno sta nascendo...


...per trascorrere un'altra splendida giornata in montagna!


il sole gioca a nascondino...


...ma riscalda anche chi ha freddo!!!


la croce alla Colma


mattino vintage...


...pomeriggio reality



domenica 21 dicembre 2014

Al Corno Birone 1116 m, dal Sass Negher, per il Ceppo della Forcola

Il Corno Birone è uno sperone roccioso che guarda direttamente verso i laghi di Oggiono e Annone. La sua conformazione è caratterizzata da un declivio molto aspro verso Sud e da dolci crinali a Est e a Ovest permettendo di godere di uno spettacolare panorama. L'escursione nella prima parte si svolge sul "Sentiero dei Massi Erratici", per poi continuare sul "Sentiero Luisin" e poi concludersi all'interno della Riserva Naturale Sasso Malascarpa.

Da Milano seguiamo la superstrada verso Lecco e dopo aver costeggiato il Lago di Annone, prendiamo l’uscita per Valmadrera-Civate-Lecco. Seguiamo ora la vecchia superstrada, passando sotto al cavalcavia di quella nuova, per poi proseguire verso Lecco. Dopo l'uscita Valmadrera-Bellagio, in pochi minuti arriviamo a Valmadrera. Alla prima rotonda seguiamo, prima Via Casnedi e poi continuiamo in Via Don Arturo Pozzi raggiungendo in pochi istanti il cimitero, da qui continuando in Via Salvo d’Acquisto, dopo pochi metri svoltiamo a sinistra lasciando l'auto nel parcheggio più in alto a circa 270 m. Ultimati i preparativi, imbocchiamo il viale acciottolato verso il Santuario di San Martino e dopo qualche minuto, alla prima palina segnavia seguiamo il sentiero a sinistra LV (Lucio Vassena/Corno Birone). Guadagniamo leggermente quota e a un bivio tralasciamo una traccia a destra che sale verso alcuni orti e continuando in falsopiano ci portiamo a monte della frazione Trebbia. Incrociato un largo sentiero con un muretto a secco svoltiamo a sinistra verso la palina segnavia, dalla quale proseguiamo verso il "Sass Negher". Guadagniamo quota ripidamente in mezzo al bosco e seguendo le indicazioni del "Sentiero Naturalistico dei Massi Erratici" arriviamo al "Sass Negher" 425 m. Continuiamo a salire verso sinistra e poco dopo facendo attenzione seguiamo una traccia nell'erba verso destra, attraversando subito dopo il torrente in secca e raggiungendo una palina segnavia. Continuiamo a salire e dopo un'ulteriore pannello didattico, riattraversiamo il torrente e usciti dal bosco iniziamo a risalire con diversi tornanti il ripido fianco destro idrografico del vallone, disegnando una lunga serpentina, fino a raggiungere l'ampia sella erbosa sulla cresta SE del Corno Birone, consigliabile fare una piccola deviazione a sinistra per godersi il panorama. Sulla palina segnavia viene indicato questo dosso come Ceppo della Forcola 796 m, facendo una ricerca sembrerebbe che sia un errore, il vero Ceppo della Forcola si troverebbe sulla creda sud. Seguiamo il sentiero 1 (OSA) fino a incrociare il sentiero Luisin, che iniziamo a seguire a sinistra (S. Pietro sent. 7), questo tratto oltre a essere particolarmente suggestivo, va anche affrontato con un minimo d'attenzione. Dopo un lungo tratto a mezzacosta, superato un breve e facile tratto attrezzato con catena, raggiungiamo un piccola selletta, dalla quale si ha un bel colpo d'occhio sul Cornizzolo e sulla sottostante chiesa di S. Pietro al Monte. Perdiamo quota fino ad arrivare a un bivio, continuiamo a scendere tralasciando il sentiero a destra e arrivati a una palina segnavia continuiamo a destra arrivando in breve a una Casotta (ricovero per la notte o rifugio d'emergenza in caso di cattivo tempo). Riprendiamo a salire e dopo qualche minuto abbandoniamo il Sentiero Luisin e piegando decisamente a destra iniziamo la salita verso il Corno Birone /sent. 9). Il sentiero con numerosi tornanti guadagna quota ripidamente, giunti a una palina segnavia proseguiamo verso destra e dopo aver oltrepassato un baitello, con un ultimo sforzo arriviamo in cresta. Da qui seguiamo le indicazioni a destra, affrontando l'ultimo tratto sull'ampia cresta e dopo aver oltrepassato un monumento votivo a Maria Regina dei Monti della comunità di Birone in Giussano, eccoci finalmente in cima al Corno Birone 1118 m, sormontata da una grande croce metallica, sotto la quale si apre un balzo a precipizio su Valmadrera. Dopo una più che meritata sosta rigeneratrice, ritornati alla palina segnavia proseguiamo in salita verso il M. Cornizzolo/Rif. SEC (sent. 1), raggiungendo così la cresta del Monte Rai. In prossimità di un bivio decidiamo di allungare ulteriormente il percorso tralasciando il sentiero che scende a destra verso Ca' Rotta e di proseguire verso il M. Rai. Con un breve tratto in piano arrivati a un bivio non segnalato, lasciamo sulla sinistra il sentiero che sale e piegando verso destra con una breve discesa arriviamo alla Bocchetta di San Miro 1181 m, dove a poca distanza si trova un bel crocifisso. Un cartello ci avverte che siamo nella Riserva Naturale Sasso Malascarpa, scendiamo ora a destra lungo la Val Molinata seguendo le indicazioni per S. Tommaso/Valmadrera (sent. 1). Raggiunti i prati di Bevesco e la Cascina Rotta 1091 m, continuiamo a scendere verso NE raggiungendo una radura, da qui pieghiamo a sinistra e dopo un lungo tratto ripido, proseguiamo in falsopiano sulla sinistra orografica della valle. Lasciato a sinistra il "Sentiero Geologico Alto" in breve arriviamo alla fresca fonte dell'Acqua del Tufo 772 m, continuiamo la discesa raggiungendo una stradina, svoltiamo a destra e seguendo le indicazioni per S. Martino/S. Pietro sent. 5, dopo pochi minuti arriviamo in località "Taja Sass", qui tra la fine dell'Ottocento e l'inizio della seconda guerra mondiale veniva effettuato "Il taglio dei sassi" (grossi massi erratici di notevoli dimensioni abbandonati 18.000 anni fa' dal ghiacciaio dell'Adda nella sua massima espansione). Attraversato il torrente proseguiamo fino a raggiungere una palina segnavia, qui facendo attenzione abbandoniamo l'ampio sentiero che inizia a scendere e proseguiamo a destra seguendo le indicazioni per S.Martino/S. Pietro/Sentiero Luisin. Dopo una breve salita il sentiero prosegue alternando tratti in discesa e salita, arrivati a un bivio si tralascia una traccia che prosegue diritta e scendendo verso destra passiamo sull'altro versante, dopo una breve salita il sentiero continua in falsopiano, sulla sinistra possiamo vedere San Tommaso. Rimaniamo sempre sul sentiero n. 5, tralasciando i vari sentieri che si incontrano e aggirata una parete, iniziamo la ripida discesa verso il Santuario di San Martino, che raggiungiamo passando dietro al suo campanile. Dopo una visita al santuario, scendiamo al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto. Escursione ad anello particolarmente lunga, ma molto interessante, sia dal punto di vista paesaggistico che da quello geologico-geomorfologico.
Malati di Montagna: Giuseppe, Aldo, Lorenzo, Pg e Homo Selvadego

Santuario della Madonna di S. Martino
Sorse presumibilmente nell'Alto Medioevo come edificio con funzioni militari di avvistamento, in quanto permetteva il controllo della strada che attraverso Garlate e Galbiate portava da Bergamo a Como.  Fu trasformato in luogo di culto entro la fine del XIII secolo. Dedicata inizialmente a San Martino, la chiesa era molto cara alla popolazione locale perché in essa si venerava un'immagine tardogotica della Madonna del Latte. La continuità della devozione mariana è attestata dai gravi fatti del 1944, quando la popolazione compì continui pellegrinaggi al santuario per invocare aiuto e protezione. I frammenti della bomba d'aereo, che caddero sul paese senza provocare vittime né danni, sono considerati testimonianza della grazia ottenuta e sono conservati nell’atrio del santuario.


Sass Negher o Sasso Nero
È un blocco di serpentino, una roccia di colore verde scuro con venature chiare che, per la lunga esposizione agli agenti atmosferici, ha assunto un colore nero con alcune parti di rosso (ossidi di ferro). Queste rocce affiorano in posto in Valmalenco, una laterale della Valtellina: molto probabilmente quindi questo masso è stato strappato dalla massa glaciale in Valmalenco e poi trasportato, dopo la confluenza nella Valtellina e in seguito con la Valchiavenna, lungo tutto il percorso dell'attuale lago di Como sino ad essere depositato, nella fase di ritiro del ghiacciaio, nella posizione attuale. Per le sue eccezionali dimensioni (400 metri cubi di volume e 1000 tonnellate di peso), per il contrasto con l'ambiente circostante, per la sua posizione "sospesa" sopra Valmadrera, il Sass Negher è stato riconosciuto dalla Regione Lombardia come "Monumento Naturale", e come tale meritevole di tutela e salvaguardia.


si pompa... verso il Ceppo della Forcola


Il sentiero Luisin
Collega S.Tomaso al santuario di S.Pietro. È stato dedicato nel 1994 a Luigi Anghileri (per tutti "Luisin"), un giovane che si è impegnato soprattutto nel campo della segnaletica dei sentieri, scomparso prematuramente nel 1986. Grazie ad esso è possibile compiere una traversata a media quota, partendo dalla chiesetta di Preguda, passando poi per quella di S. Tomaso, arrivando infine al santuario di S. Pietro, toccando così tutti i luoghi religiosi delle nostre montagne.

Monte Cornizzolo e Rif. SEC Marisa Consigliere


tratto attrezzato


Sentiero Luisin, sulla via del ritorno verso S. Martino


Corno Birone 1116 m



panorama su Valmadrera e il Lago di Lecco


San Tommaso




lunedì 15 dicembre 2014

Autumn in my Mountains by Gabriele Prato

mercoledì 10 dicembre 2014

da "Sentieri sotto la neve", Mario Rigoni Stern


[..] Già nei giorni di fine Ottobre quasi nessuno si ferma, non turisti o viaggiatori. Alla sera due boscaioli e il guardiaboschi sostano un poco per riposare e bere assieme mezzo litro di vino, e poi vanno via in fretta perchè viene subito notte. In alto, dove il bosco finisce e incominciano i pascoli, arriva la neve e la montagna diventa selvatica e inospitale.
    L'ultimo giorno di apertura la moglie dell'oste sistema le sedie attorno al focolare, sul tavolo vicino pone il lume a petrolio, una scatola di fiammiferi, qualche bottiglia di vino, una di grappa, un cestello di pane biscotto e un bel pezzo di formaggio stagionato. E' un rito che vide compiere dalla suocera la prima volta che venne quassù nell'estate del '45, quand'era sposa novella: - E' per gli spiriti che si ritrovano in questa casa, - le aveva detto. -Li avrai sentiti anche tu. Sono tutti buoni.
    L'oste,mentre la moglie prepara la tavola per gli ospiti delle notti invernali, controlla se le finestre e le imposte sono ben chiuse, da fronteggiare le bufere; guarda se il fuoco in cucina è ben spento e se i tubi hanno scaricato tutta l'acqua. Che silenzio ora! E' il momento in cui il bosco intorno fa sentire il sospiro del vento che muove i rami in attesa della neve.
    Quella notte, quando l'oste e la moglie avranno abbandonato l'Osteria, dall'ampio sottotetto, dalle stanze disadorne, dai corridoi ma anche da strade che partono da lontano, gli spiriti si ritroveranno davanti al focolare -è sempre quello da secoli, l'unico manufatto rimasto dopo guerre ed incendi!- dov'è acceso il fuoco che non si consuma; come non si consuma il petrolio che alimenta la lampada, e il vino e la grappa, il pane e il formaggio.
    Le sedie di legno con il fondo di paglia verranno occupate da chi primo arriva accanto al fuoco. Potrà capitare che il feldmaresciallo barone Franz Conrad von Hotzendorf si segga sulla pietra del focolare e il contrabbandiere Tonle nella comoda sedia, che Musil rimanga in piedi appoggiato alla cornice di marmo, il generale conte Luigi Cadorna accanto a Tonle, e Barba Matio, così, per abitudine piacevole, curi il fuoco e la sua pipetta. Parleranno della vita trascorsa, dei fatti grandi e piccoli e di molte altre cose. Tutti chi più chi meno, hanno avuto rapporti con questa Osteria di confine [..]

lunedì 8 dicembre 2014

Un fine settimana lontano da tutto e da tutti...

Turisti della domenica, alpinisti ed escursionisti, salgono al mattino e rientrano alla sera. Pochi ormai si servono del rifugio per passare la notte. Ed è un vero peccato! Una notte in un rifugio è un’esperienza unica che tutti, prima o dopo, dovrebbero concedersi. Basta scegliere il rifugio giusto...come il rifugio Pietro Crosta. La magia della sera che si fa notte, il fuoco nel camino, l’incontro con persone sconosciute ma amiche, farà rivivere lo spirito più antico del rifugio alpino, una piccola capanna al riparo dall'immensità, provvisoria, romantica, distante dal mondo.
Grazie Enrico e Marina, per la vostra passione e professionalità che mettete nel gestire il rifugio

7.12.2014
CALVARIO - CAPPELLA DI MARISCH 512 m - SAN DEFENDENTE 549 m - CRUPPI 545 m - ANZUNO 551 m - TAPPIA - ANZUNO 551 m - CROSIGGIA 402 m - CALVARIO
DREUZA 1000 m - ALPE SOLCIO / RIF. PIETRO CROSTA 1751 m

Per raggiungere la località di partenza, percorriamo l’autostrada A26 verso il confine di stato e usciti a Domodossola, seguiamo le indicazioni per il Sacro Monte Calvario 380 m. L'auto la lasciamo nel comodo parcheggio al coperto (gratuito nel periodo in cui siamo stati noi), dopodiché ci dirigiamo verso l'ingresso del complesso monumentale, oltrepassato il quale arriviamo nel piccolo spiazzo dove termina la strada S. Quirico-Calvario.
Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia (San Defendente/Cruppi/Anzuno - sent. D0), iniziamo a salire su una bella mulattiera selciata che taglia diagonalmente la montagna, fino a intersecare la strada asfaltata, che abbandoniamo subito, per continuare sulla mulattiera che in leggera salita prosegue all'interno del bosco. Attraversato un piccolo rio su un ponte in legno, in breve incrociamo nuovamente la carrozzabile, che seguiamo verso sinistra arrivando dopo qualche minuto alla Cappella di Marisch 512 m. Lasciati sulla destra i sentieri D0 per Bognanco Terme (4.05 ore) e il D1 per il Moncucco (4.00 ore), riprendiamo a salire, raggiungendo l'oratorio di Cruppi (549 m) eretto nel 1633 e dedicata a San Defendente che si staglia netto su un dosso roccioso. Scendiamo fra le case del paese e dopo aver tralasciato a destra i segnavia bianco/rossi per La Quana, in breve giungiamo la palina segnavia con l'indicazione per Anzuno (545 m). Usciti dal paese, superiamo un profondo gradino scavato nella roccia, per poi arrivare a un dosso, dal quale scendiamo fino ad attraversare un ruscello, riprendiamo a salire per poi proseguire lungo un tratto pianeggiante, prima in mezzo al bosco e poi oltrepassati alcuni ruderi in una radura con bella vista sul fondovalle. In falsopiano dopo aver attraversato alcuni terrazzamenti arriviamo all'oratorio di Anzuno (551 m), dedicato.a Sant'Antonio da Padova (seconda metà del XVII sec.). Secondo la tradizione Anzuno deriva da Nessuno, poiché nessun abitante di questo paesino sopravvisse alla terribile epidemia di peste del 1630.
Tralasciato il sentiero a sinistra con il quale poi faremo ritorno, ci addentriamo fra le case del paese, subito a destra possiamo notare l'edificio che ospita l'antico torchio da uva (XVIII sec.). Raggiunta una palina segnavia, lasciamo a destra il sentiero per La Tensa/La Quana/Vallesone e poco prima d'uscire dal paese sulla sinistra possiamo vedere il vecchio forno per il pane ancora funzionante.
Scendiamo per un breve tratto su asfaltato, per poi risalire una ripida rampa a destra passando accanto a un gruppo di baite; attraversato un canale, proseguiamo su una pista pianeggiante che abbandoniamo quasi subito per seguire il sentiero a sinistra indicato da una palina segnavia.
Contorniamo il fianco della montagna, per poi entrare nella valletta percorsa dal torrente Anzuno, che attraversiamo poco dopo su un bel ponte in pietra, al di la del quale un pannello didattico ci informa che siamo nella zona dei vecchi mulini, appoggiate sul lato di una delle baite si possono vedere due macine in pietra usate un tempo per la macinazione dei cereali.
Riprendiamo a salire nel bosco di castagni, per poi proseguire in falsopiano, alcune passerelle e ponti in legno aiutano a superare un tratto molto umido. Attraversato un piccolo canale usciamo alla Cappella dell'Oro, eretta come atto di pacificazione tra le comunità rurali di Tappia e Vagna a conclusione di liti secolari per i diritti di sfruttamento della montagna. "Oro" non ha niente a che fare con il metallo nobile, ma italianizza il vocabolo dialettale òr col significato di "orlo, bordo".
La mulattiera prosegue in piano nel bosco fra antichi terrazzamenti e dopo un breve tratto in salita, torna in piano, attraversati alcuni ruscelli e costeggiato il vecchio cimitero in pochi minuti arriviamo alla chiesa di S. Zeno (inizi XVI sec.) a Tappia (637 m). La chiesa è ben visibile dal fondovalle, un tempo ospitava al suo interno la celebre e venerata "Madonnaa del tarlap", una statuetta lignea di origine sconosciute, ora custodita nella chiesa di Valpiana. Ci addentriamo fra le case, dove oltre al forno per il pane (1871), una macina per spremere l'olio di noci e un torchio da uva (1776), da quest'anno è stato inaugurato anche l'agriturismo "La Cantina di Tappia". Abbiamo il piacere di conoscere Corrado il proprietario che oltre a farci visitare il locale, ci mostra con orgoglio la sua cantina di vini, che lui stesso produce in loco, recuperando con duro lavoro insieme al padre, alcuni terrazzamenti. Ripercorriamo il tratto di sentiero fino ad Anzuno dove ci fermiamo per una pausa ristoratrice davanti all'oratorio, all'ombra del grande ippocastano, ammirando il panorama sottostante.
Dalla palina segnavia scendiamo a sinistra e dopo un paio di tornanti proseguiamo in falsopiano nel bosco. Dopo qualche minuto la mulattiera offre il suo tratto più bello, con una scalinata pressoché rettilinea e sollevata dal suolo con grossi muri di pietra. Proseguiamo in piano fino a incrociare una strada asfalta che seguiamo per un breve tratto e dopo un primo gruppo di baite; scendiamo a destra su una scala metallica, riprendendo il vecchio sentiero che con un ampio giro porta all'oratorio di Crosiggia, vicino al cimitero. Da qui, lungo la strada asfaltata torniamo al punto di partenza. Prima di ripartire consigliamo assolutamente una visita all'interno del complesso Monumentale del Sacro Monte Calvario.
Malati di Montagna: Kiran, Silvio, Danilo e Homo Selvadego

Vedere tramontare il sole dal rifugio
non ha prezzo...



La via dei torchi e dei mulini
È un itinerario escursionistico che su snoda a mezza costa
da Villadossola al Sacro Monte Calvario e prosegue fino a Bognanco.
È un viaggio a piedi che percorre antiche strade di pietra e permette
di leggere il paesaggio agrario sulla montagna.
Un tuffo nel passato a due passi dalle città per ritrovare il piacere
di camminare nella natura e scoprire un'antica civiltà di cui siamo tutti figli.






Agriturismo "La Cantina di Tappia"



Il Sacro Monte Calvario di Domodossola,
luogo d'arte di rara bellezza, divenuto patrimonio mondiale
dell'umanità nel 2003, offre ai visitatori la possibilità 
di ripercorrere luoghi e sentieri della cultura e della tradizione
alla scoperta delle antiche civiltà rurali.
Un viaggio nel passato per conoscere il presente.





Rifugio Pietro Crosta



Via dei torchi e dei Mulini



8.12.2014
RIF. PIETRO CROSTA 1751 m - DREUZA 1000 m
PONTE DI OSSO / MARMITTE DI CROVEO 797 m
BACENO 655 m - CHIESA MANUMENTALE SAN GAUDENZIO sec. X - ORRIDO DI URIEZZO "SUD" - MAIESSO / MARMITTE DEI GIGANTI 552 m - BACENO

Vedere sorgere il sole dal rifugio
alle 7.00 di mattina con 0° con un vento fortissimo
non ha prezzo...




Croveo le streghe e il prete viperaio
Durante gli anni bui dell’Inquisizione, quaranta donne di Croveo 
furono processate per atti di stregoneria. La maggior parte di esse morì 
nelle carceri del vescovo di Novara o sul rogo. Il fenomeno delle streghe di Croveo 
forse risaliva alla sopravvivenza di riti arcaici con il culto di dei celtici. 
Forse a baluardo contro le pratiche di stregoneria fu costruita la grande chiesa 
di Croveo, dedicata a Santa Maria con la grande porta in legno scolpita 
che teneva lontani antichi riti pagani. La chiesa fu costruita tra il 1618 e il 1641 
con il denaro inviato dagli emigranti stabilitisi a Roma.


Don Amedeo Ruscetta, il prete che dedicò la sua vita alla cattura delle vipere 
da spedire ai laboratori sieroterapici, istruendo i paesani sul come conoscere 
e catturare questi rettili e facendo di Croveo il paese dei viperai.


Chiesa monumentale di San Gaudenzio a Baceno (sec. X)
Con la sua severa geometria, spicca contro il cielo rialzata sopra uno sperone roccioso, 
dominando la forra di Silogno. La chiesa dedicata a San Gaudenzio, 
primo vescovo di Novara, è costituita da 5 navate divise da 4 serie di colonne, 
particolare curioso ha un pavimento in salita formato da lastroni di serizzo.
Dal sagrato seguendo le indicazioni sulla sinistra
si può accedere agli Orridi di Uriezzo.




L'ultima glaciazione (chiamata "Wurm"), è iniziata circa 120.000 anni,
e durata fino a circa 15.000 anni fa. In questo punto confluivano il ghiacciaio
della valle Devero e quello della Valle Antigorio, formando una linga ghiaciale
della larghezza di circa sei chilometri ed uno spessore di circa 1300 metri!
Tra i 20.000 e i 10.000 anni fa il riscaldamento climatico portò ad una rapida
fusione dei ghiacciai e al loro ritiro.
Di questi ghiacciai restano importanti segni della loro antica presenza nelle forme
del paesaggio (morene, massi erratici, rocce montonate) e i alcuni interessanti 
fenomeni morfologici, come gli Orridi e le Marmitte dei Giganti.


Le Caldaie del Diavolo di Croveo
Alessandro Malladra, geologo di fama internazionale e direttore
dell'Osservatorio vesuviano, ben conosceva il territorio ossolano,
dopo anni d'insegnamento a Domodossola al Collegio Mellerio Rosmini.
In una nota di commento a "Il Bel Paese. Conversazioni sulle bellezze naturali,
la geologia e la geografia fisica d'Italia dell'abate Antonio Stoppani, cosi scrisse; (1908)

"Io non credo vi sia nelle Alpi una regione più classica, per ammirare e studiare
le marmitte delle cascate della valle del Devero nell'Ossola.
Le caldaie di Croveo rappresentano più marmitte consociate, della profondità
di forse trenta metri, mirabilmente lisciate dall'acqua che si precipita
nel vuoto sotto un arco naturale, formato da due enormi macigni che
si sorreggono a vicenda al di sopra dell'abisso..."


Orridi di Uriezzo 
Sono profonde incisioni scavate nella roccia, provocate
dai torrenti che un tempo scorrevano sul fondo del ghiacciaio 
che occupava interamante la Val Formazza. La peculiarità degli orridi 
di Uriezzo consiste nel fatto che il torrente che li ha modellati non percorre 
più queste strette incisioni, così oggi è possibile camminare al loro interno.
Gli orridi sono contraddistinti da una serie di grandi cavità subcircolari
separate da stretti e tortuosi cunicoli. Le pareti sono tutte scolpite 
da nicchie e scanalature prodotte dal moto vorticoso e violento di cascate
d'acqua e in certi punti si avvicinano a tal punto che dal fondo non 
permettono la vista del cielo.




Non sporgetevi dal ponte: attenzione al Rampign!
In luoghi "pericolosi", come ponti, canali o gole, è legata una leggenda
tramandata dagli anziani del paese, forse nata per incutere nei bambini
un senso di timore e per allontanare il rischio di cadere. Si racconta
di un'entità malvagia, il "rampign", che vive in questi luoghi pericolosi e che,
se non si sta attenti o ci si sporge troppo, trascina di sotto l'incauto allungando
improvvisamente un "rampino".

A/R Rifugio Pietro Crosta