IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

giovedì 26 giugno 2014

Escursionismo moderno

L'escursionismo moderno non può limitarsi ad una semplice pratica sportiva, ma deve essere anche immersione e studio della natura, cultura della montagna e degli uomini che vi vivono da sempre.
Natura, storia e cultura. Ma anche valori umani tanto necessari all'uomo di oggi, la solidarietà, il rispetto dell'ambiente, il valore della fatica, il piacere del lavoro ben fatto. Valori positivi da riconquistare per vivere meglio.


domenica 22 giugno 2014

Al rifugio Alpe Colma tra le Valli Anzasca e Antrona

Con il toponimo di alpi della Colma sono indicati i nuclei di baite e pascoli adagiati sulla dorsale spartiacque fra l'Anzasca e l'Antrona. Questi alpeggi furono aspramente contesi per secoli con liti che si protrassero sino al 1927 quando furono definiti per sempre i confini comunali. Il rifugio è stato costruito dalle Comunità Montane Monte Rosa e Valle Antrona, ed è stato ricavato ristrutturando i ruderi di una vecchia stalla. Inaugurato 17 luglio 2005 è dedicato a due episodi della Resistenza su questi monti. Il primo a don Giuseppe Rossi, parroco di Castiglione d'Ossola, che offri la propria vita per salvare quella dei suoi parrocchiani, ostaggio della rappresaglia fascista. Aveva 32 anni; fu catturato la sera del 26 febbraio 1945, percorso e poi fucilato dopo essere costretto a scavarsi la fossa. Il secondo all'eccidio di due giovani partigiani,
Jonghi Sergio e Saglio Salti Aldo di Ornavasso, trucidati il 6 giugno 1944 dai nazifascisti.

Dall'autostrada A26 Gravellona Toce, proseguiamo sulla SS33 del Sempione sino all'uscita di Villadossola, seguendo le indicazioni per Antrona risaliamo la valle per circa 9 km, attraversando i comuni di Seppiana e Viganella.
Dopo la frazione Rivera, attraversato il ponte sull'Ovesca e tralasciando la stradina a sinistra per l'agriturismo "Alberobello" da cui poi faremo ritorno, proseguiamo per circa una centinaio di metri. Parcheggiamo in un spiazzo a sinistra, davanti a una bella baita ristrutturata, poco prima del campo sportivo. Una palina segnavia ci indica che siamo in località "Mundà" a 571 m. Dopo aver guardato il percorso sulla cartina del pannello informativo, imbocchiamo il sentiero SI (Sentiero Italia) per l'Alpe Prei/Alpe La Colma. Il sentiero è stato recentemente ripulito: rasata l’erba dal pannello sino all’inizio del sentiero e tagliati gli alberi, caduti durante l'inverno, che intralciavano il percorso.
Il sentiero diviene ben presto una bella mulattiera che sale verso destra con stretti tornanti. Continuiamo attraverso una piccola radura costeggiando un muro in sasso. Oltrepassata l'alpe Baitone 706 m, il percorso si sviluppa con un susseguirsi di svolte, che si alzano ripide sulla costa della montagna a lato del vallone della Conca. Arrivati in una piccola radura incontriamo i ruderi dell'alpe Lamporiggia 1148 m. Dopo le baite il sentiero riprende a salire nel bosco inanellando una lunga serie di tornanti. Usciti dal bosco, sulla cresta davanti a noi possiamo già intravedere il rifugio. Dopo alcune baite costruite interamente in sasso rientriamo nel bosco e, dopo un breve tratto in leggera salita, giungiamo nei pressi di una baita in un buono stato di conservazione. Pieghiamo a destra e seguendo un altro ripido tratto raggiungiamo le prime baite dell'alpe Prei. Deviamo a sinistra uscendo in una radura, per poi volgere a destra riprendendo a salire e, rapidamente, arriviamo al nucleo più consistente di baite, 1413 m, adagiate su di un bel dosso prativo che si apre sulla testata della valle Antrona. Prima di proseguire con una breve deviazione saliamo al monumento all'alpino, balcone naturale sulla sottostante valle. Ridiscesi, attraversiamo l'alpeggio e, seguendo i segnavia, pieghiamo verso destra rientrando nel bosco. Usciti dal bosco, risaliamo gli ultimi tornanti e arriviamo al rifugio Alpe Colma 1570 m, dove ad accoglierci ci sono i gestori Olindo e Patrizia. Dopo aver concordato l'orario per il pranzo, decidiamo di proseguire seguendo l'ampia cresta verso destra in direzione della Croce del Cavallo. Arrivati a circa 1.700 m decidiamo di fermarci e dopo una breve pausa, ritorniamo al rifugio dove ci aspettano dei buonissimi capunti conditi con il ragù preparato da Olindo. Al rifugio siamo solo noi cinque e i gestori e, tra una risata e un bicchierino di grappa, il tempo è letteralmente volato. Purtroppo è arrivato il momento di salutarci, scattata la foto di gruppo e salutati i gestori, riprendiamo il cammino. Per il ritorno risaliamo nuovamente sull'ampia cresta per poi prendere a sinistra. Dopo un breve tratto in salita iniziamo a scendere, lasciata alle nostre spalle l'alpe Colma dei Prei, in pochi minuti arriviamo all'alpe Colma di Castiglione 1524 m. Dalla baita, dove notiamo una bella meridiana, seguiamo le indicazioni per la Valle Antrona e alla successiva palina segnavia seguiamo il sentiero C9 (Alpe La Piana/Alpe Alberina/Viganella). Scendiamo attraversando alcuni prati per poi entrare nel bosco, questo percorso a differenza di quello effettuato all'andata è meno ripido e anche meno scivoloso. Dopo pochi minuti veniamo raggiunti da un temporale, ma fortunatamente cadono solo poche gocce di pioggia, neanche il tempo di aprire l'ombrello ed è già tutto finito. Usciti dal bosco incontriamo una baita ristrutturata "i Russ", seguiamo quindi l'ampio sentiero arrivando rapidamente in una radura, svoltando a destra poco dopo incrociamo la strada sterrata che seguiamo. Oltrepassiamo la fontana all'alpe La Piana 850 m e successivamente l'alpe Alberina 685 m. Tralasciato il sentiero a destra (Ugo Mazza - Sentieri della libertà) e continuando sulla strada sterrata, arriviamo alpe Alberobello con l'omonimo agriturismo. Proseguiamo per la strada asfaltata e, dopo poco, incrociamo la strada di fondovalle, da cui siamo arrivati al mattino. Risaliamo fino ad arrivare allo spiazzo dove avevamo lasciato l'auto (circa 10 minuti dall'agriturismo).
Malati di Montagna: Lorenzo, Silvio, Danilo, Pg e Fabio

Il rifugio Alpe Colma è stato costruito accanto alla "Via Alpina" e alla “Grande Traversata delle Alpi” ora “Sentiero Italia”


Interno del rifugio, piccolo, ma accogliente, proprio come piace a me...!!!
La cucina è rigorosamente casalinga, tutti i piatti vengono accuratamente preparati da Olindo e Patrizia.


Lorenzo, Silvio, i gestori Patrizia e Olindo, Pg
Danilo e Zago che si nasconde


...fra le fronde del bosco...


Alpe Prei 1413 m
Alpino amico mio non piango più perché te ne sei andato,
ora rido perché ci sei stato.


Paradisea liliastrum (L.) Bertol.
Il nome generico, Paradisea, ricorda  forse il cognome del conte Giovanni Paradisi, presidente del senato italiano nel 1871, al quale fu dedicato il genere; secondo altri per la bellezza paradisiaca del fiore


La Colma di Castiglione o di Calasca come spesso viene definita è una lunga e splendida dorsale che divalla fra la cima di Croce del Cavallo e il Pizzo Castello, formando lo spartiacque che divide la Valle Antrona dall'Anzasca. È tutto un susseguirsi di saliscendi su pascoli di alta quota, ed è indubbiamente una delle più belle "balconate" esistenti nell'Ossola...nuvole permettendo...!!!


verso l'alpe Colma di Castiglione


cartina con i principali sentieri di accesso al rifugio


traccia gpx scaricabile


martedì 17 giugno 2014

Come affrontare un'escursione



domenica 8 giugno 2014

Forcella Zulino...tra Val Sanguigno e Valcanale

La Val Sanguigno è un piccolo paradiso inviolato nel Parco delle Orobie Bergamasche, una delle zone più incontaminate di tutta la Lombardia, con pochi eguali nelle valli prealpine. È percorsa dal tumultuoso torrente Sanguigno, che scorrendo verso valle crea cascate, pozze e forre, uno spettacolo per gli occhi...

Dall'autostrada A4 usciamo a Bergamo e proseguiamo seguendo le indicazioni per la Valle Seriana. Arrivati a Ponte Nossa svoltiamo a sinistra in direzione Valbondione e quindi proseguiamo sulla strada provinciale che attraversa i paesi di Villa d’Ogna ed Ardesio, per poi svoltare a sinistra verso Valgoglio. Al bivio tralasciamo la strada a destra per Valgoglio e continuando diritti, arrivando in pochi minuti a Novazza. Attraversiamo il paese fino ad un tornante dove svoltiamo a sinistra in Via Miniera. Seguiamo la strada asfaltata e tralasciata la deviazione a sinistra per Bani in breve arriviamo allo spazio adiacente alla ex-miniera di uranio dove parcheggiamo l'auto (1050 m). Dal cartello in legno con l'indicazione per la Val Sanguigno, proseguiamo per un breve tratto in discesa su una strada sterrata per poi continuare sul sentiero che entra in un bel bosco di faggi. Dopo un primo tratto in falsopiano, iniziamo a guadagnare quota in modo graduale in un una bella abetaia, durante il tragitto possiamo notare i vari "Rall" (Piazzole) indicate con dei cartelli sui tronchi. Il sentiero risale la valle rimanendo a poca distanza dal torrente Sanguigno, che la attraversa. Camminando veniamo accompagnati dal fragoroso rumore di fondo del torrente: ci fermiamo più di una volta ad osservare l’acqua tumultuosa che si infrange sui massi e che precipita creando cascate, pozze. Usciti dal bosco, prima d'attraversare il ponte, ci fermiamo per piccola sosta al rifugio Gianpace 1331 m, dove ci dissetiamo alla fresca fontana. Attraversato il torrente seguiamo il segnavia 232 che inizialmente si snoda lungo il fondovalle, in un ambiente verdeggiante e pascolivo. Guadato un “torrentello”, giungiamo nei pressi di un grosso masso, dove il sentiero si divide. Seguiamo a sinistra il segnavia 265, tralasciando il sentiero a destra che prosegue verso il Passo di Val Sanguigno/Laghi Gemelli (sent. 232-267). Dopo alcune baite, in parte restaurate, tralasciamo il sentiero a sinistra che scende verso il torrente e dal quale poi faremo ritorno e, proseguendo in leggera salita, arriviamo in breve in un ampio pianoro, dove troviamo le torbiere. Queste zone umide di rilevante interesse, sono ambienti costituiti da depressioni sature d'acqua in cui gradualmente si sono accumulati materiali vegetali in decomposizione lenta che permangono a lungo nel suolo assumendo una colorazione scura ed una consistenza spugnosa e soffice, detta appunto "torba". Oltrepassata questa zona, il sentiero scende leggermente verso il torrente, che attraversiamo grazie a un ponte in legno. Inizia ora la parte più faticosa del percorso, la ripida ascesa verso la forcella di Zulino. Il sentiero è sempre ben segnato, ma è talmente ripido che non si ha il tempo di riprendere fiato. Giunti a poche decine di metri dalla nostra meta troviamo ancora alcune chiazze di neve e una splendida fioritura di crocus.
Alla forcella di Zulino (1759 m) monti ancora innevati ci circondano: lo sguardo volge dalla C.ma del Fop alla C.ma di Valmora, dal  P.zo Arera fino alla Corna Piana. Che dire, la fatica è stata ampiamente ricompensata e, in questo incantevole e suggestivo ambiente, sostiamo per il pranzo, contemplando queste maestose vette dolomitiche.
Per il ritorno ripercorriamo il medesimo sentiero fatto all'andata fino al bivio descritto precedentemente. Qui, anziché proseguire verso le baite, scendiamo al torrente, l'attraversiamo su un ponte in legno e, dopo una breve salita, proseguiamo in falsopiano raggiungendo un bellissimo laghetto. Costeggiato il laghetto iniziamo a scendere seguendo i segnavia. Arriviamo a una freschissima fontana dove ci fermiamo a riempire le borracce e a rinfrescarci. In breve raggiungiamo il rifugio Gianpace e, ripercorrendo il sentiero del mattino, ritorniamo al posteggio dove avevamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio

...non ci si può sbagliare...!!!


torrente Sanguigno



Rifugio Gianpace 1331 m


Val Sanguigno, una perla naturalistica delle Orobie



alle nostre spalle...


Forcella Zulino 1759 m



il laghetto poco prima d'arrivare al rif. Gianpace




lunedì 2 giugno 2014

Su e giù...camminando sul crinale tra Emilia e Toscana...

1 giugno
Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, meglio noto come Parco dei Cento Laghi
Da Milano prendiamo l'autostrada A1 verso Bologna. Prima del casello di Parma, proseguiamo per La Spezia imboccando l'autostrada A15 della Cisa, che seguiamo fino al casello di Berceto. Usciti dal casello seguiamo le indicazioni per il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Arrivati a Berceto, attraversiamo il paese e continuiamo seguendo le indicazioni del parco, oltrepassato il passo Sillara in breve arriviamo a Bosco, da qui proseguiamo per la località Lagdei. La strada asfaltata termina nei pressi di un bivio, svoltiamo a destra e dopo un tratto di strada sterrata, arriviamo nella zona adibita a parcheggio, vicino al rifugio Lagdei 1251 m, dove trascorreremo la notte.
L'escursione ad anello prende avvio all'inizio del parcheggio, dove sulla destra imbocchiamo la bella mulattiera lastricata, indicata da una palina segnavia (sent. 723A). Saliamo moderatamente all'interno di un bel bosco, usciti per un breve tratto attraversiamo una pietraia, sulla destra possiamo osservare un tratto del crinale che andremo a percorrere. Rientrati nel bosco in pochi minuti arriviamo a un bivio, tralasciamo il sentiero 723B per Cancelli/Le Carbonaie e continuiamo sul 723A. Dopo un tratto in falsopiano arriviamo alla palina segnavia che ci preannuncia l'arrivo al Lago Santo 1508 m (emissario), uno splendido lago naturale, il più grande dell'intero Appennino Settentrionale. Rimanendo alti seguiamo la sponda del lago e arrivati a una palina segnavia - Lago Santo 1520 m (morena) - continuiamo diritti seguendo ore il sentiero 723. Ridiscendiamo nuovamente verso il lago arrivando al rifugio Mariotti 1508 m, storico punto d'appoggio del Cai di Parma, eretto per la prima volta come ricovero nel 1882 e poi più volte modificato, dedicato al Senatore Giovanni Mariotti. Ci concediamo una breve pausa ammirando la bellezza di questi luoghi, lasciato il rifugio alle nostre spalle proseguiamo seguendo le indicazioni per la Sella del Marmagna/M. Marmagna (set. 723). Contorniamo lo splendido specchio d'acqua con splendide vedute e oltrepassata una fonte arriviamo in località peschiera, dove attraversato un torrente su un ponte in legno riprendiamo a salire rientrando nel bosco. Oltrepassato un caratteristico affioramento roccioso in breve arriviamo a un bivio - Pineta del Lago Santo 1577 m -, pieghiamo a sinistra tralasciando il sentiero 729 per la Bocchetta dell'Orsaro. Poco dopo raggiungiamo un'ulteriore palina segnavia, continuiamo in salita a destra, tralasciando il sentiero 719 che prosegue verso la Sella Sterpara e il Passo delle Guadine. Usciti all'aperto proseguiamo sull'ampia traccia, attraversando estese praterie di mirtillo, fino a raggiungere la Sella del Marmagna 1725 m, posta sul crinale che divide l'Emilia dalla Toscana. Anche se la giornata non è particolarmente limpida riusciamo ugualmente a distinguere, il promontorio di Porto Venere e il Mar Ligure, mentre sotto di noi la Lunigiana con il paese di Pontremoli. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia ci dirigiamo verso la prima cima della giornata, il Monte Aquilotto, lo si raggiunge facilmente, dopo aver superato con qualche cautela un breve canalino roccioso. Ritornati alla sella decidiamo di fare la pausa pranzo. Riprese le forze iniziamo a salire sul versante opposto da dove siamo scesi, seguendo il ben noto sentiero 00 o GEA (Grande Escursione Appenninica), l’itinerario a tappe che percorre tutto il crinale appenninico Settentrionale. La GEA nel tratto parmense, segue lo stesso percorso seguito dal sentiero "00", lungo il crinale principale che delimita il confine tra Emilia-Romagna e Toscana. Dopo un primo tratto ripido, la salita diventa più tranquilla e attraversati alcuni prati arriviamo in cima al Monte Marmagna. Con i suoi 1852 metri è il terzo monte dell’Appennino parmense, sulla sommità è stata issata nel 1901 una grossa croce in ferro di circa 10 metri. Il panorama a 360° spazia a est sul Monte Aquila fino alle più lontane Alpi Apuane e verso nord sulla vasta pianura Padana. Fatta la doverosa foto di gruppo iniziamo a scendere dal versante opposto da dove siamo venuti, alla palina segnavia pieghiamo verso sinistra, il sentiero perde quota velocemente, per poi compiere un breve, ma esposto traverso, impressionante il salto sul versante toscano. Girato il costone scendiamo fino alla Sella del Braiola 1715 m, dove Deborah, Raffaella e Luisa decidono di ritornare al rifugio seguendo il sentiero 727 per la Capanna Braiola/Lagdei. Iniziamo a salire seguendo il crinale e in circa 20 minuti raggiungiamo il pianoro erboso del Monte Braiola 1819 m, da notare il grande cippo confinario risalente al 1828, all'epoca delimitava il confine di stato tra il Ducato di Parma Piacenza e Guastalla con il Granducato di Toscana. Scendiamo sull'ampio crinale erboso e in pochi minuti giungiamo alla bocchetta dell'Orsaro 1722 m, decidiamo di tralasciare la via diretta verso la cima e di proseguire verso destra seguendo il sentiero 729 verso la Capanna Braiola. Il sentiero dopo un primo tratto in costa, inizia a scendere leggermente attraversando grandi distese di mirtilli, arrivati alla palina segnavia, tralasciamo il sentiero 727 e proseguiamo verso il fondo del Vallone del Braiola, caratterizzato dalla presenza sulla sinistra dell’omonima Capanna (1610 m - titolata nel 1979 a Roberto Schiaffino), utilizzabile come bivacco di
emergenza. Attraversato un torrentello giungiamo a un crocevia di sentieri, continuiamo seguendo il segnavia 727 (Ponte Rotto/Lagdei). Entriamo nel bosco, scendendo in un fresca e suggestiva valletta, dopo aver guadato un ruscello stagionale ai piedi della Bocchetta dell'Orsaro, alla palina segnavia svoltiamo a sinistra seguendo il sentiero 727A. Risaliamo a mezza costa il versante sud est del monte Orsaro, arrivando a incrociare nuovamente il sentiero di crinale 00/GEA. Tralasciamo momentaneamente il sentiero per la Foce del Fosco e svoltando a sinistra iniziamo a salire verso il Monte Orsaro. Il sentiero anche se ripido non presenta nessuna difficoltà , noi abbiamo trovato ancora della neve residua che ci ha fatto rallentare, comunque in circa 20/25 minuti (senz'altro non i 15 minuti segnalati), raggiungiamo la vetta, caratterizzata da un bronzo raffigurante l’Assunta 1831 m, dalla quale godiamo di un meraviglioso panorama. Nelle giornate terse lo vista spazia dalle Alpi fino all’Isola d’Elba, talvolta anche se è raro, fino alle montagne della Corsica. Ritornati al bivio proseguiamo in falsopiano fino alla Foce del Fosco 1613 m, da dove scendiamo verso destra seguendo il sentiero 725, alla seguente palina segnavia svoltiamo a destra, seguendo il segnavia 725A che si sviluppa tra il sovrastante orlo di scarpata del circo glaciale del Fosco e la sottostante valle sospesa di origine glaciale che occupa gli spazi boschivi a faggeta ed abetina dei Ronchi di Luciano. Incrociato il sentiero 723 lo tralasciamo e continuiamo a sinistra ancora sul 725A, indicato da una palina segnavia (Lagdei/bivio 725). Perdendo quota ripidamente raggiungiamo l'ampio sentiero usato come pista da fondo, da qui svoltiamo a destra, seguendo il segnavia 725 per Lagdei. Oltrepassato un ramo del torrente Parma su un ponticello in legno, in breve facciamo ritorno al rifugio Lagdei 1251 m.


Il lago Santo è il più grande lago glaciale dell'Emilia-Romagna, 
oltre a essere il maggiore lago naturale di tutto l'Appennino settentrionale.


Monte Aquilotto 1781 m


Monte Marmagna 1851 m
Si ipotizza che il nome Marmagna potrebbe derivare dal latino Mater Magna (grande madre) con riferimento a perduti culti montani.


Franco, Deborah, Andrea, Pg, Fabio, Luisa, Silvio e Raffaella


Il M. Orsaro visto dal Monte Braiola 1819 m


M. Orsaro 1831 m
Il toponimo si riferisce al grande plantigrado che trovava rifugio alle sue falde 
dalle persecuzioni che lo fecero estinguere attorno al XVII sec.


Madonna con bambino sul M. Orsaro


Quando penso, a ciò che la natura ci offre, ogni volta mi stupisco... di quanto lei sia generosa... Appennino Tosco-Emiliano... boschi immensi, di faggi, pini cosi maestosi, che allungandosi verso il cielo, sembra,volerlo toccare e accarezzare.
Questi luoghi, dove il suo creatore si è divertito con un pennello a dargli forme morbide, a colorarle nei verdi più accesi, e poi, con il suo alito ci ha soffiato sopra, e tutto a preso vita... 
In punta di piedi, e nel massimo rispetto, tutti dobbiamo rispettare la sua integrità...
Grazie anche a voi Malati di Montagna.... ogni volta è sempre una nuova e grande emozione...
Raffy



2 giorno
Visita al Castello di Torrechiara, costruito tra il 1448 e il 1460 dal Magnifico Pier Maria Rossi, considerato un esempio tra i meglio conservati di architettura dei castelli in Italia. Per concludere degnamente questi due giorni ci fermiamo a mangiare alla "Bottega di Mora" a Langhirano (PR).
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Silvio, Andrea, Raffaella, Deborah, Pg e Fabio



Una leggenda popolare racconta l'eterna storia d'amore fra il famoso condottiero Pier Maria Rossi e la bella Bianca Pellegrini. Si dice che il fantasma del conte Pier Maria Rossi ritorni ancora sul Rio delle Favole, strada che conduce all'ingresso del Castello, recitando il motto dedicato all'amata: 
nunc et semper. 
Il motto è rintracciabile anche nell'affresco della "Camera d'oro" del Castello, edificato tra il 1448 e il 1462, impresso sul nastro che lega i due cuori intrecciati con le iniziali di Bianca e Pier Maria.