IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

giovedì 28 novembre 2013

Opera San Francesco per i Poveri

"Dove è amore e sapienza, ivi non è timore né ignoranza. Dove è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento. Dove è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia"
(San Francesco, Fonti Francescane 177)


domenica 24 novembre 2013

ciaspolata coi fiocchi alla Notre Dame des Montagnards

Dall'autostrada A5 Torino-Aosta usciamo a Verrès. Alla rotonda proseguiamo verso Verrès, entrando nella Val d'Ayas, la risaliamo e dopo aver oltrepassato Brusson e Extrapieraz, arriviamo al paese di Corbet dove svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Antagnod. Oltrepassato il paese in prossimità di una curva a destra, abbandoniamo la strada principale e svoltiamo a sinistra verso Mandriou. Dopo un breve tratto in salita, percorriamo un tratto in piano arrivando dopo pochi minuti a uno slargo a destra, dove lasciamo l'auto 1825 m circa, poco più avanti si arriva a Mandriou dove concluderemo l'escursione.
La prima nevicata seria di quest'anno è arrivata in anticipo ed è decisamente abbondante, ultimati i preparativi ci avviamo verso la stradina sulla sinistra poco prima dello slargo. Agganciamo da subito le ciaspole e iniziamo a salire percorrendo per un breve tratto la pista battuta. Dopo aver costeggiato alcune belle baite usciamo sul pianoro che seguiamo fino in fondo arrivando all'alpe Soudà. Da qui in poi seguiamo la traccia fatta dagli sci alpinisti e da qualcuno che con le ciaspole fortunatamente ci ha preceduto evitandoci di dover battere nella neve fresche. Da dietro le baite tralasciamo la traccia a destra in discesa per Mandriou che utilizzeremo al ritorno e proseguiamo a sinistra seguendo per qualche minuto la strada. Dopo un traverso iniziamo a costeggiare verso destra la pista di sci di Antagnod ancora chiusa, attenzione agli sciatori nel caso che gli impianti funzionassero! Seguendo la traccia effettuiamo alcuni tagli arrivando in alto dove incrociamo nuovamente la strada che seguiamo verso destra arrivando all'alpe Vascotchaz, da qui in breve alla graziosa e panoramica cappella Notre Dame des Montagnards 2250 m.
L'interno ospita un piccolo altare in legno sovrastato da un dipinto della Madonna circondato da un fregio rappresentante due rami le cui foglie rappresentano le frazioni di Ayas.
L'attuale costruzione risale al 1971, e sostituisce la precedente, del 1849, che è stata abbattuta perchè pericolante. Nel 2004 è stata consacrata a Notre Dame des Montagnards da Mons. Giuseppe Anfossi, Vescovo di Aosta, e don Roberto Favre della Parrocchia di Antagnod. Ogni anno il mattino del primo sabato di luglio viene celebrata una Messa.
Ci riposiamo seduti sulle panchine, riscaldati dal sole e godendo di splendidi scorci sulle montagne che chiudono la Val d'Ayas e verso il fondovalle. Per ritorno effettuiamo il medesimo itinerario fino all'alpe Soudà, da qui proseguiamo verso sinistra arrivando al bellissimo villaggio di Mandriou 1831 m, con la sua caratteristica chiesetta. Per ritornare all'auto seguiamo la strada asfaltata per pochi minuti.
Malati di Montagna: Patrizia, Giuseppe, Pg e Fabio

by Patrizia e Giuseppe





ora si che si pompa...!!!


cosa pensano di trovare dietro l'angolo...il paradiso...?!?


baciati dal sole...


camminare in alta quota con le racchette ai piedi è un'esperienza unica, 
che regala emozioni di straordinaria intensità.






mercoledì 20 novembre 2013

Quel mondo inesplorato - Autobiografia di Eric Shipton


Eric Shipton è considerato il più grande tra gli alpinisti-esploratori britannici. Dopo gli esordi sulle Alpi, durante un lungo soggiorno in Kenya (dove è impegnato nella gestione di una fattoria), ha l'occasione di esplorare le zone del Monte Kenya e del Ruwenzori. Nel 1931 vive la sua prima avventura himalayana, partecipando alla spedizione che riesce nell'impresa di salire la vetta del Kamet (7756 metri), massima elevazione raggiunta dall'uomo fino a quel momento. In seguito visita molte delle più importanti catene montagnose del pianeta, da quelle del Sud della Cina alle Ande patagoniche.
Ma il suo nome resta legato soprattutto all'Everest: in un ventennio ne esplora i contrafforti individuando infine il percorso del Colle Sud, che sarà poi sfruttato da Hillary e compagni nella prima salita del "tetto" del mondo. Fautore delle spedizioni leggere, Shipton ha lasciato testimonianza delle sue avventure alpinistiche in numerosi volumi che si segnalano per la vivacità e la capacità di trasmettere al lettore la passione per gli spazi vergini che animò l'autore per tutta la vita.

martedì 19 novembre 2013

Il Sasso nello Stagno puntata 7 - "CAI, 150 anni in vetta"

domenica 17 novembre 2013

al Tracciolino...il cielo è sempre più blu...

Narra la leggenda che Dio, all'inizio della creazione, fosse ancora inesperto e non sapesse bene come dar vita alle montagne. Concentrò così in una piccola zona tutte le montagne più scoscese e i dirupi più ripidi. Nacque così la Val Codera, una delle valli più suggestive della Lombardia e sicuramente una tra le mete più belle e suggestive per gli appassionati di montagna.

Seguiamo la strada statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, arrivati a Colico continuiamo seguendo le indicazioni per Chiavenna. Giunti a Novate Mezzola, dopo la stazione ferroviaria, sulla destra c'è una farmacia e un cartello che indica la Val Codera, qui svoltiamo a destra in Via Ligoncio che seguiamo diritti per poi continuare in Via del Castello raggiungendo il parcheggio sterrato in località Mezzolpiano 316 m.
La mulattiera ha inizio sulla sinistra, alcuni cartelli avvisano sugli eventuali rifugi aperti (Osteria Alpina 825 m, Bresciadega 1214 m, Brasca 1304 m), su un pannello una cartina illustrata i principali sentieri della zona. Un'interrotta gradinata scandisce la parte iniziale del percorso, durante il quale si incontrano alcune cappelle, mentre alle nostre spalle si può ammirare il lago di Mezzola. Passiamo accanto a una vecchia cava e iniziamo un traverso particolarmente aereo ma comunque sicuro, dopo aver perso leggermente quota riprendiamo a salire arrivando alla frazione Avedée 790 m, da dove si inizia a intravedere il campanile e le sottostanti case di Codera. Accanto alla cappella di S. Antonio una fontana ci invita a fare una breve sosta. Con alcuni tornanti perdiamo quota arrivando nei pressi di una tettoia paravalanghe, percorriamo un tratto in falsopiano fino ad una seconda tettoia sopra la quale scorrono alcune cascatelle, dopo una leggera salita raggiungiamo prima il cimitero e in breve Codera 825 m, con la chiesa di S. Giovanni Battista e poco più avanti il suo campanile. Attraversiamo il paese fino a una palina segnavia, dalla quale scendendo verso destra arriviamo a incrociare il sentiero sulla destra per San Giorgio, proseguendo in discesa sulla vecchia mulattiera attraversiamo la forra del torrente Codera su un bel ponte in pietra, dopo una breve salita eccoci a scavalcare il torrente Ladrogno su un secondo ponte ancora più bello e suggestivo, sopra a proteggere il viandante da vertigini o apparizioni malefiche, vi è posta una cappelletta. Si inizia a salire  ripidamente arrivati a un bivio tralasciamo a sinistra le indicazioni per il bivacco Castorate-Sempione e continuando a destra arriviamo alle baite di Cii 851 m, dove facciamo una breve pausa. Il sentiero prosegue ripido per poi trasformarsi in una carrareccia pianeggiante che segue una condotta idrica, sulla sinistra orografica della valle. Tralasciando a sinistra il sentiero per Cola proseguiamo in un bosco di vecchi castagni secolari fino a incontrare sulla destra la deviazione per San Giorgio che tralasciamo. Proseguiamo in piano lungo il Tracciolino, inoltrandoci nella profonda Val Revelas, con un percorso sospeso e tagliato nella roccia raggiungiamo il fondo della valle. Passiamo ora sull'altro versante e usciti dall'incavo della valle, giungiamo ad un bivio, tralasciamo momentaneamente il sentiero a destra che scende verso l'abitato di S. Giorgio (il bivio è indicato sul sostegno della ringhiera). Dopo pochi passi eccoci a una prima breve galleria, quindi un'altra e un'altra ancora, una corta e una più lunga, una che sembra disegnata con un righello e un' altra che fa una curva, ad ogni angolo il panorama cambia regalandoci sempre nuove emozioni, anche se il percorso è quasi sempre protetto da un cavo corrimano, un minimo di prudenza non è mai troppa. Al termine di una galleria, troviamo un cartello che ci avvisa che stiamo per percorrere un tratto della ferrovia a scartamento ridotto, all'inizio dell'ultima ma anche la più lunga galleria del Tracciolino, schiacciando un'interruttore possiamo usufruire di una flebile illuminazione, mentre le gallerie precedenti erano tutte senza illuminazione, è consigliabile avere una torcia o ancor meglio una pila frontale per non cadere in una delle tante pozzanghere che si incontrano! Oltrepassata quest'ultima galleria con nostra gradita sorpresa incontriamo il custode della diga a bordo del suo piccolo mezzo di trasporto su rotaie, proseguiamo diritti tralasciando la deviazione a sinistra per la Valle dei Ratti e in pochi minuti arriviamo ad una stazioncina, bellissima terrazza panoramica sul Lago di Mezzola, sulle cime e sui laghi della Val Chiavenna e Alto Lario. Dopo una doverosa pausa, ripercorriamo le gallerie fino al bivio per San Giorgio. Scendiamo piuttosto velocemente e attraversato un bel bosco di betulle, passando accanto al cimitero arriviamo nel paese di S. Giorgio 748 m, un incantevole borgo, adagiato su un balcone naturale.

S.Giorgio è ricordato per avere vittoriosamente combattuto un drago. Si trova in Libia dove un drago usciva periodicamente da un lago ed esigeva un giovane come pasto. Gli abitanti solevano estrarre a sorte a chi toccasse. Un giorno venne il turno della figlia del re, ma S.Giorgio passò di lì al momento giusto per salvare la ragazza e liberare il villaggio dalla maledizione. Secondo una leggenda locale, il santo passò gli ultimi giorni della sua vita in val Codera presso l'abitato che ora porta il suo nome. Gli abitanti più anziani vi possono mostrare i segni lasciati dagli zoccoli del cavallo quando saltò al di là della valle per andare ad abbeverarsi alla fontana di Avedée.

Prima di scendere a Novate Mezzola facciamo una sosta alla bella fontana e alla caratteristica chiesetta, da qui saliamo di pochi metri a destra, per poi proseguire in piano entrando nel bosco. Dopo una breve salita iniziamo a seguire la mulattiera che scende a tornanti per un ripidissimo costone roccioso, con tratti aerei protetti da corrimani e ringhiere, fino a raggiungere la sterrata di servizio alla cava. Proseguiamo in discesa e dopo un tratto in leggera salita pieghiamo a sinistra raggiungendo la strada asfalta, continuando ora a destra attraversiamo un ponte e raggiunta Via Ligoncio proseguiamo fino al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Silvio, Aldo, Andrea, Franco, Pg, Danilo, Lorenzo e Fabio


immagini come questa non hanno prezzo...!!!


Il Tracciolino è un incredibile tracciato, scavato negli anni trenta, in gran parte nella viva roccia, fra dirupi vertiginosi ed ardite gallerie. Il percorso con oltre 12 km di sviluppo aveva la finalità di congiungere, mediante un trenino a scartamento ridotto, le opere idroelettriche della Valle dei Ratti e della Val Codera.




a Codera il cielo diventa sempre più blu...!!!


tutti pronti si parte...!!!


by Danilo...relax...


by Aldo





traccia del profilo d'elevazione da Mezzolpiano al Tracciolino


nelle gallerie per mancanza del segnale satellitare, la traccia è approssimativa


domenica 10 novembre 2013

Monte Fenera: fate, streghe e uomini primitivi

Stando alla leggenda, la valle dove ora scorre il fiume Sesia  un tempo era un luogo ameno  dove le persone vivevano in pace. Sesia era una fanciulla dai lunghi capelli biondi, tanto bella che un giorno il gigante Fenera, figlio di Titano,  si innamorò  perdutamente di lei. Il suo amore fu subito ricambiato e Fenera, per proteggerla, volle costruire tutt’attorno  a quella valle felice una catena di monti e strette vallate. Durante quel titanico lavoro schiacciò però parecchie persone: Giove si adirò pertanto con Sesia che, per amore, aveva permesso l’uccisione della sua gente. “Il tuo sorriso si trasformerà  in lacrime perenni”, le disse. Detto e fatto,  dalle bianche gote di Sesia sgorgò il fiume che da lei prende il nome. Il gigante,  impazzito per il dolore dovuto alla perdita della sua amata, fu infine trasformato da Giove stesso  nel monte Fenera.

Percorriamo l'autostrada A26 Genova/Gravellona T., tralasciata la diramazione per Gravellona T., continuiamo verso Genova fino all'uscita di "Romagnano Sesia/Ghemme". Alla prima rotonda prendiamo la seconda uscita seguendo le indicazioni per Romagnano S., proseguiamo sulla SP299 per circa 9 km fino a Grignasco. Attraversiamo il paese e poco dopo il passaggio a livello svoltiamo a destra per Ara, passando sotto il ponte della ferrovia. Dopo una serie di tornanti raggiungiamo la graziosa frazione, la macchina la lasciamo nel primo parcheggio sulla destra (400 m circa).
Il meteo sembra promettere bene, ma purtroppo sarà un alternarsi di nuvole e con brevi sprazzi di sereno. Saliamo verso il paese seguendo le indicazioni per le "Grotte", prima di proseguire a destra in Via Risorgimento, decidiamo di fare una breve visita alla Parrocchiale di Sant'Agata, situata in una posizione panoramica, lungo un viottolo fiancheggiato dalle cappelle della Via Crucis i cui affreschi realizzati tra il 1740 e il 1746 da Peracino, sono andati perduti. Ritornati sui nostri passi proseguiamo tra le case del paese, arrivando in pochi minuti all'oratorio di S. Grato, tralasciamo le indicazioni sulla sinistra (falesia) da cui faremo ritorno e proseguendo arriviamo al "Giardino delle  Grotte". Attraversato il ponte in pietra sul Magiaiga, poco dopo sulla sinistra varchiamo un cancello in legno, oltre il quale si può visitare le cavità naturali. Queste grotte attirarono anche l'attenzione di studiosi che recuperarono, già alla fine dell'800 e nel secolo scorso, importanti testimonianze paleontologiche ed archeologiche. Nella breccia ossifeera presso le grotte nel 1871 fu rinvenuta una mandibola, seppur incompleta, del Rinnoceronte di Merk.
Continuando in salita in breve arriviamo a un bivio, tralasciamo il sentiero 781 per San Graziano e proseguiamo a sinistra sul 779, il sentiero sale costantemente in un bel bosco, giungendo in località Bertasacco 500 m. Abbandoniamo il sentiero 779 che scende a destra a Grignasco e dopo pochi metri giunti a un bivio, continuiamo sul sentiero 772 a sinistra seguendo le indicazioni per Cerianelli/Colma/Fenera. Il percorso prosegue con qualche saliscendi fino al ponte Boretta, oltre il quale una ripida salita a tornanti conduce a un aperto versante dove sono i prati e le case Paradiso. Continuiamo sulla larga mulattiera selciata dalla quale iniziamo a intravedere la croce sulla Punta Bastia e le sottostanti case del paese di Colma, dove spiccano i due campanili. Arrivati in località Cerianelli 690 m seguiamo lo stradello inghiaiato che a mezzacosta conduce all'abitato di Colma 690 m. Proseguendo su l'unica strada asfaltata arriviamo all'ingresso del paese, da qui seguendo le indicazioni (sent. 764/768/772) saliamo verso la chiesa di Santa Maria Maddalena, poco prima di raggiungere l'ingresso imbocchiamo il sentiero a destra che ci riporta su una stradina asfaltata. Continuiamo costeggiando le case per poi piegare verso sinistra arrivando al cimitero con accanto la chiesa di Sant' Antonio Abate nella quale riposano le spoglie del canonico Nicolao Sottile.

Una disgrazia avvenuta nei pressi del Colle Valdobbia nel 1820 indusse il canonico Nicolao Sottile alla costruzione a sue spese, dell'Ospizio che venne ultimato nel 1823. Sorse così presso il Colle, il primo Ospizio (oggi rifugio), il più alto delle Alpi 2480 m. Dopo di allora il transito dei viandanti fluì sicuro. Il canonico provvide a mantenerlo aperto nel periodo invernale dal 1822 al 1831, fino a quando lo cedette al Comune di Riva Valdobbia. Per 23 anni, dal 1833 al 1856, Giacomo Clerino, ex soldato napoleonico, esercitò lassù il duro compito di custode. Nell'ultimo decennio l'antico stabile è stato completamente ristrutturato e oggi il rifugio, che si trova per metà su territorio Valdostano e per metà su territorio Piemontese, è gestito con tanta passione da uno staff giovane, competente, amante della montagna, della cucina genuina e dell'accoglienza.

Oltrepassata la chiesa proseguiamo sulla carrareccia, tralasciamo il sentiero 764 (fornaci) che scende verso destra e continuiamo costeggiando il versante roccioso del M. Fenera. Dopo qualche minuto abbandoniamo lo sterrato, prendendo una traccia che sale ripida a destra, fino a incrociare una pista forestale che seguiamo arrivando in una radura con molti alberi caduti o abbattuti. Qui la pista forestale termina, salendo di pochi metri sulla sinistra seguiamo una vecchia stradina per qualche minuto, ritrovando i segnavia bianco/rossi sugli alberi. Seguendo ora il sentiero saliamo ripidamente raggiungendo il crinale, in prossimità della depressione tra le due cime. Pieghiamo a sinistra e dopo una breve salita arriviamo alla cima più alta del Monte Fenera, Punta Bastia 899 m, sulla quale sorge la colossale croce, eretta nel 1906 ed alta 16 m. Alcuni pannelli ci illustrano le numerose cime che si possono osservare, ma purtroppo oggi non è giornata, infatti inizia a piovere e così senza indugi andiamo a ripararci nel vicino rifugio dell’ANA di Valduggia, con all'interno alcuni tavoli e panche dove ne approfittiamo per fare una pausa. Fortunatamente era la classica nuvola di Fantozzi, per cui ritorniamo in cima dove possiamo ammirare un bellissimo arcobaleno. Notando che il tempo sta migliorando decidiamo di salire anche sulla cima minore, sormontata dall'oratorio di S. Bernardo 893 m, edificato all'inizio del sec. XVIII. Anche qui un pannello ci illustra il panorama che si può godere, qualche cima riusciamo anche a individuarla!
Ritornati al rifugio dell'ANA seguiamo il segnavia 771 scendendo lungo la dorsale sud-est, su un'ampia pista tagliafuoco. Dopo alcuni tornanti giungiamo in una radura dove incrociamo il sentiero 768 proveniente dalla Colma, con il quale proseguendo a destra si aggira il M. Fenera, per poi uscire nei pressi dell'Oratorio di S. Bernardo. Continuiamo dritti e dopo pochi metri arriviamo a un bivio, tralasciamo a destra il sentiero 770 per S. Quirico e continuiamo seguendo il 771. Avvisiamo che questo sentiero oltre a essere ripido è anche scarsamente segnalato ed è invaso in alcuni tratti dai rovi, il nostro consiglio è di ritornare alla Colma con il 768 o di seguire per un tratto il 770 e poi proseguire sul 780 per Ara.
Alla fine del sentiero ci fermiamo a parlare con dei ragazzi che stanno preparando la legna per trasportala in paese, rimangono stupiti nel vederci e ci raccontano che il sentiero che abbiamo appena percorso è da diverso tempo che nessun fa niente per mantenerlo utilizzabile. Proseguiamo ora verso destra su una bella mulattiera, raggiungendo nuovamente l'Oratorio di S. Grato, da qui ripercorriamo il medesimo itinerario fatto al mattino.
Malati di Montagna: Silvio, Danilo e Fabio

In un vecchio manoscritto un cultore di storia locale cosi definiva le Grotte di Ara:
Tempio delle fate, grotta delle sirene, luogo prediletto dalle Sibille.
Queste parole racchiudono un'antica tradizione che lascia supporre il ricordo
di arcane pratiche magico-culturali, conservate nella memoria collettiva,
testimoniate anche dalla pratica di raccogliere i sass bianc, ovvero le quarziti
dell'alveo del torrente Magiaiga, dove defluisce dalle grotte per trarre
da queste pietre energia e benessere.




Danilo e Silvio cercano di individuare qualche cima...


classico sentiero a ics...!!!


L'abitato di Colma, disposto in amena posizione sullo spartiacque
tra Grignasco e Valduggia, costituisce un esempio tra i più evidenti
di insediamento a struttura monoassiale su cresta a sviluppo lineare.


M. Fenera (Punta Bastia) 899 m
dovrebbe essere un'eccezionale balcone panoramico...!!!


Istituito nel 1987, il Parco Naturale del Monte Fenera prende il nome dal monte che si erge sopra i rilievi della bassa Valsesia; si estende per una superficie complessiva di oltre 3.300 ettari.
Il grande complesso di rocce sedimentarie che caratterizzano il parco è meta di numerose esplorazioni speleologiche; è infatti possibile osservare grotte, budelli e profondi pozzi in cui, tra l'altro, sono stati ritrovati importanti resti di fauna preistorica, come le ossa dell'orso delle caverne estintosi 20.000 anni fa, e considerevoli testimonianze etnologiche risalenti a varie epoche, dal lontano Paleolitico al più vicino Medioevo; molti di questi reperti sono conservati presso il Museo Civico di Paleontologia e Paleoetnologia di Borgosesia.




domenica 3 novembre 2013

MAURO CORONA - IL SACRO E LA MONTAGNA

venerdì 1 novembre 2013

Monte Disner...un otto che merita senz'altro un dieci...

Dall'autostrada A4 Milano/Venezia usciamo al casello di Dalmine e alla rotonda svoltiamo a sinistra continuando lungo la Dalmine/Villa d'Alme. Risaliamo la Valle Brembana fino a Lenna, da qui prendiamo la provinciale Lenna/Mezzoldo fino ad Olmo al Brembo, dove deviamo a sinistra in direzione Valtorta/Ornica.
Arrivati a Ornica (Örniga in dialetto bergamasco), alla prima indicazione di parcheggio svoltiamo a sinistra lasciando l'auto nel parcheggio sopra al campo sportivo in località Fusinetta 895 m. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia saliamo verso la parte alta del paese e attraversato il torrente su un ponte arriviamo a intersecare la strada asfalta, attraversatala seguiamo Via Roma e dopo una breve salita arriviamo in località Rasega 980 m, fin qui si può arrivare anche in auto ma i posti sono limitati.
Dalla palina segnavia attraversiamo nuovamente il torrente su un ponte in pietra e dopo pochi metri svoltiamo a destra seguendo il sentiero 105A, che ci accompagnerà per gran parte della giornata. Lasciate alle nostre spalle le ultime case, attraversiamo un canale e iniziamo a salire al margine di un prato per poi continuare verso destra entrando nel bosco. Passiamo accanto a una baita con fontanella e in breve giungiamo al roccione della Pizzarela 1010 m, che risaliamo sulla sinistra con qualche attenzione, dalla cima si ha una splendida vista su Ornica. Riprendiamo il cammino e senza troppa fatica giungiamo alla Tinusela, attraversiamo alcune colate detritiche del Vallone dei Cantoncelli e dopo una breve salita proseguiamo in falsopiano con un bel colpo d'occhio sulle montagne della Valtorta. Dopo un tratto gradinato sbuchiamo ai Pianoni, un alpeggio ormai abbandonato, dove il bosco si sta lentamente riappropriando del suo spazio, prima di proseguire scendiamo verso la baita Ol Pienù tanto per fare quattro passi…
All'inizio del muretto a secco il sentiero svolta a sinistra iniziando a salire, arrivati ad un colletto il sentiero diviene una bella mulattiera ben curata che prosegue in falsopiano verso la piramide del M. Disner. Questo tratto di percorso è molto piacevole e ci si può abbandonare ai propri pensieri, cullati dai suoni della montagna. Attraversata una faggeta sbuchiamo sulla sella dove sorge l'Oratorio di San Giovanni Battista con accanto un piccolo laghetto, un luogo di pace e silenzio. Tralasciamo il sentiero a sinistra con il quale faremo ritorno e dopo esserci dissetati alla fontanella accanto all'oratorio, ci consultiamo su quale percorso fare. Decidiamo di provare a salire sul M. Disner  salendo dal versante opposto in cui ci troviamo, per poi ridiscendere dove ci troviamo ora. Dalla palina segnavia proseguiamo verso destra seguendo il sentiero 105 per S. Brigida/Anello M. Disner, il percorso è tranquillo e offre il piacere di camminare senza affanno in un mix di colori e profumi che solo l'autunno può offrire. Senza quasi accorgerci ci ritroviamo sul versante opposto e poco prima che il sentiero inizi a scendere verso S. Brigida lo abbandoniamo, per imboccare sulla sinistra un sentiero non segnalato ma ben evidente. Il percorso anche se invaso dall'erba è comunque sempre ben visibile, guadagniamo quota rapidamente con alcuni tornanti arrivando ai piedi dell'anticima. Qui il sentiero bisogna in qualche modo inventarselo, ci spostiamo prima sulla sinistra e poi saliamo in maniera decisa a destra seguendo la dorsale. Giunti sull'anticima ci abbassiamo di qualche metro verso un colletto, dal quale iniziamo a salire il breve ma ripido pendio che ci separa dalla croce di vetta del M. Disner 1336 m. Anche se le nuvole ricoprono le principali cime delle montagne la vastità del panorama ripaga ampiamente la fatica fatta. Dopo una breve pausa riprendiamo il cammino seguendo la cresta su un sentiero ben marcato, oltrepassato un breve tratto roccioso, iniziamo a scendere ripidamente. Percorso un breve tratto in costa entriamo nel bosco riprendendo a scendere, il terreno scivoloso ricoperto dal fogliame e la forte pendenza ci inducono a proseguire con cautela, arrivati nuovamente all'Oratorio di San Giovanni Battista ci concediamo una pausa ristoratrice.
Per il ritorno seguiamo il sentiero "Periplo del Pizzo di Cusio" indicato sulla palina segnavia che si trova accanto al tavolo con le panche, entrati nel bosco saliamo fino a un roccolo che lasciamo alla nostra destra. Continuando a seguire i segni bianco/rossi in breve passiamo accanto ad un traliccio dell'alta tensione e con un lungo traverso in costante ascesa aggiriamo il versante arido del Pizzo di Cusio. Cambiato versante entriamo nel bosco e dopo un breve tratto in falsopiano iniziamo la tranquilla discesa verso il Colle della Maddalena. Usciti dal bosco senza raggiungere la strada asfaltata dove si trova l'oratorio di S. Maria Maddalena, svoltiamo a sinistra attraversando il prato in leggera discesa per poi entrare nel fitto bosco, dovrebbe esserci un cartello con l'indicazione Ornica ma noi abbiamo solamente trovato il palo che lo sosteneva. Con una serie di tornanti scendiamo lungo la Valle della Cola e guadato un torrente in breve arriviamo in località B.ta Taine 1036 m. Seguendo ora l'ampia mulattiera a sinistra, costeggiamo il tumultuoso torrente, in breve giungiamo al ponte di Rasega. Prima di far ritorno all'auto seguiamo l'indicazione a destra per il centro storico, arrivando in pochi minuti al "Pòrtec di Sancc" (sec. XV), luogo di sepoltura e probabile accesso al primitivo borgo rurale, nonché sede dell'Eco Museo Centro Storico, consigliamo vivamente questa variante.
Malati di Montagna: Aldo, Danilo e Fabio

la Pizzarela


Ornica si sta lentamente risvegliando...


si sale verso...!!!


mountain therapeutic



Oratorio di S. Giovanni Battista (sec. XIV)


Monte Disner 1336 m


il lento scorrere del torrente...


centro storico di Ornica



by Aldo