IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 30 giugno 2013

al Cimòn o Cimone di Straolgio

Percorriamo la A26 fino a Gravellona Toce, quindi la SS33 del Sempione fino all'uscita di Masera e infine la SS337 della Valle Vigezzo (La Valle dei Pittori) fino a Malesco. Seguendo la strada per Finero, attraversiamo il paese e, dopo la chiesa, al bivio proseguiamo a destra seguendo la strada della Val Loana al termine della quale arriviamo in località Fondighebi (Fondi Li Gabbi) 1.256 m, dove parcheggiamo.
Ci fermiamo al rifugio Laurasca per un caffé, scambiando quattro chiacchiere con i padroni di casa.
Seguiamo la stradina sterrata in piano a lato del rifugio, dopo un centinaio di metri l'abbandoniamo per scendere al ponte e attraversiamo il torrente Loana. Pochi passi e siamo in località "Le cascine" 1255 m, lasciamo a destra le baite e ci incamminiamo sul sentiero che si inoltra nella valle accanto al fiume. Giunti alla palina segnavia proseguiamo a destra sulla mulattiera che si inoltra nel bosco, arrivando poco dopo nella zona delle fornaci, dove veniva cotta la calce già in tempi antichissimi. Alberi di Maggiociondolo colorano di giallo il bosco . Continuiamo a salire sulle "scalate" (un'ampia strà di vacch che con gradoni di grosse lastre di pietra facilita il superamento di bruschi dislivelli) e, dopo aver oltrepassato un torrentello, risaliamo delle rocce giallastre dove, una fune in acciaio, è un utile appiglio in caso di pioggia o ghiaccio. Oltrepassiamo ruscelletti e tratti di mulattiera “disegnati” sulla roccia e, usciti all'aperto, con una lunga diagonale arriviamo all'alpe Cortenuovo 1792 m.
Il sentiero prosegue a monte delle baite compiendo un'ampio giro a ridosso di un costolone, oltre il quale  arriviamo sulla sommità della valletta dove sono adagiate le baite dell'alpe Scaredi 1841 m la "porta orientale" dell'alta Val Grande. Ci dissetiamo alla fresca fontana, ammirando lei, la "Laurasca" o Pizz dla brasca (Pizzo della brace) 2193 m, della quale Danilo ed io abbiamo dei bellissimi ricordi. Salutiamo Luisa e Deborah che decidono di fermarsi e proseguiamo verso il comprensorio di Portaiola Poco dopo il bivacco (posti letto 10/12 su tavolato e altri 15 nello stallone adiacente), giungiamo a una palina segnavia dalla quale continuiamo a destra seguendo il sentiero M14b. In breve arriviamo alla cappella di Terza 1859 m, costruita nel 1847 e restaurata all'inizio degli anni 80' dagli alpini di Malesco. Sulle sue pareti sono dipinti S. Gioacchino patrono dei pastori, S. Antonio protettore degli animali e S. Genoveffa patrona di Parigi, dove i vigezzini emigrarono per secoli.  L'ampia sella erbosa sovrastante è il colle di Loana, raggiungibile direttamente anche dall'alpe Cortenuovo. Tralasciando il sentiero che sale direttamente la ripida cresta che si affaccia sulla valle Loana e dal quale poi faremo ritorno, continuiamo a sinistra verso l'alpe Straolgio. Dopo un primo tratto in falsopiano, riprendiamo a salire con bellissimi panorami, sempre più ampi sul gruppo del Rosa, e, prima che il sentiero inizi a scendere, seguiamo la traccia a destra indicata da una freccia rossa. Da qui in poi il sentiero è poco evidente, arbusti e rocce franate nascondono la traccia e i “bolli segnavia rossi” a volte non si vedono, forse nascosti dalla neve o altro. In queste condizioni, anche considerato il percorso impervio, è bene che chi si appresta alla salita abbia un minimo di esperienza.
Dopo un primo tratto molto ripido, proseguiamo per un breve tratto in piano stando attenti a non perdere i segni rossi talvolta nascosti dalla vegetazione. Attraversata una frana, entriamo in un ampio vallone dove troviamo i resti delle valanghe dell'inverno. Non trovando più nessun segno valutiamo l'itinerario da affrontare e decidiamo di proseguire nella direzione di una palina posizionata su una sella del crinale. A circa metà della salita incrociamo un'evidente traccia che seguiamo verso destra e, dopo un lungo tratto in falsopiano passando sotto ad alcune ripide pareti rocciose, arriviamo al tratto più impegnativo del percorso, dove occorre scegliere accuratamente il passaggio meno esposto (naturalmente quello che non si vede dal basso è visibile dall’alto, il sentiero che sale). Oltrepassato questo tratto arriviamo finalmente al Cimòn 2151 m (Cimone di Straoglio) dove non ci sono croci, ma solo un piccolo ometto di pietra. L'asperità dei luoghi e la grandiosità dei panorami ci fa dimenticare la fatica fatta per arrivare fin qui...
La via del ritorno segue la dorsale per pochi minuti, per poi iniziare la ripida discesa lungo la cresta, davanti a noi iniziamo a vedere la Cappelletta di Terza, che raggiungiamo rapidamente vista la pendenza del sentiero. Da qui in poi ripercorriamo il medesimo itinerario fatto al mattino fino al bivio dopo la zona delle fornaci, dove decidiamo di proseguire a destra. Guadato il torrente continuiamo sulla strada sterrata e oltrepassata l'alpe Loana 1327 m, in pochi minuti facciamo ritorno al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Pg, Danilo, Luisa, Franco, Deborah e Fabio

alpe Scaredi, una delle porte di accesso per il parco


il cuore pulsante del parco


sentieri che salgono verso il cielo...



una giornata da malati di montagna



al Cimòn




sabato 29 giugno 2013

ciao Margherita...guardando le stelle dalla cima delle montagne penseremo anche a te...


Nata a Firenze il 12 giugno 1922, Margherita Hack è una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana. Il suo nome è legato a doppio filo alla scienza astrofisica mondiale. Prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto un’importante attività di divulgazione e ha dato un considerevole contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle.

venerdì 28 giugno 2013

É arrivato il n. 10!!

Inizia l'ultimo week end di giugno: divertiti sfogliando il nuovo numero di PREALPI iEdition.
Buona lettura!


domenica 23 giugno 2013

Monte Podona lungo il primo tratto della Via Mercatorum

I primi documenti che attestano l'esistenza della "Via Mercatorum" risalgono al 1248, la strada medievale collegava la città di Bergamo con l'alta val Brembana, passando per la bassa val Seriana, ed era la via preferita e più trafficata dai mercanti.

Dall'autostrada A4 usciamo a Bergamo, per poi proseguire verso la Val Seriana, giunti a una rotonda continuiamo per Nembro e poco dopo svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per il "Santuario dello Zuccarello". Passiamo tra le case di Nembro e continuando a seguire le indicazioni giungiamo nell'ampio piazzale prospiciente il Santuario 449 m.
Il cielo è terso, la giornata è calda, ma fortunatamente soffia una leggera brezza. Accanto all'ultima cappella della via selciata conosciuta anche come "Via delle 15 Tribuline" vi è una bella fontana dove consigliamo di far rifornimento di acqua, vista la scarsità durante tutto il percorso.
La mulattiera prende avvio a destra dell'ingresso del Santuario, con segnavia CAI 535 e su un pannello della Comunità Montana Valle Seriana vengono indicati i sentieri che si possono percorrere in zona. Questo primo tratto si svolge interamente in un bosco di castagni misti a betulle e robinie, dopo circa 20 minuti giungiamo ad una selletta denominata Colle Bastia 575 m, continuiamo in leggera discesa immettendoci sulla vecchia mulattiera che collegava Nembro a Lonno. Dopo pochi minuti oltrepassiamo una fontanella e, continuando senza troppo affanno, ci ritroviamo fuori dal bosco sui prati coltivati, lo sguardo ora può spaziare sulla pianura che lentamente si risveglia per un nuovo giorno, in breve arriviamo all'abitato di Lonno 700 m.  Dalla piazza antistante la chiesa parrocchiale dedicata a S. Antonio Abate, seguiamo le indicazioni riportate sulla palina segnavia, seguendo via Buonarroti attraversiamo il paese fino al bivio per il campo sportivo, dove svoltiamo a destra (segnavia 534). Poco dopo tralasciamo a destra il sentiero 535 dal quale faremo ritorno e proseguiamo entrando nel bosco sull'antica mulattiera per Salmezza. Il percorso è piacevole e guadagna quota lentamente, superiamo una piccola grotta che accoglie una piccola statua della Madonna e poco più avanti incontriamo una salamandra che attraversa il sentiero, la lasciamo attraversare osservandola. Raggiunto il colle della Olta 893 m, con una piccola deviazione a sinistra ci portiamo su un poggio panoramico dove si ha una bella vista sul dirimpettaio monte di Nese con il monte Filaressa alle spalle,  percorrendo un tratto in falsopiano giungiamo a un bivio, dalla palina segnavia proseguiamo verso destra raggiungendo i prati di Salmezza (o Salmeggia), patria del famoso pittore Enea Salmeggia, detto il Talpino. Continuiamo sulla bella mulattiera che corre protetta da muretti a secco ben tenuti, costeggiata una cascina in breve arriviamo sulla strada asfaltata. Dalla palina segnavia proseguiamo verso destra avendo come punto di riferimento la sovrastante chiesetta di S. Barnaba, noi  abbiamo preferito risalire il breve tratto della stradina asfaltata e in pochi minuti siamo arrivati alla coma 1088 m (punto più alto di tutta la Via Mercatorum), da cui lo sguardo si apre su tutta la Valle Ambriola, su Selvino, Aviatico e il monte Alben. Volendo si può raggiungere la chiesetta anche passando tra le case e i prati. 
Seguendo ora le indicazioni M. Podona, in breve arriviamo alla chiesetta di S. Barnaba dalla quale si domina il paese ed il piccolo, ma bellissimo altopiano. Dietro la chiesetta iniziamo la salita del crinale che conduce alle due cime.  Il primo tratto alquanto ripido si svolge su terreno erboso, poi attraversati alcuni radi boschetti, si percorre l'affilata costa meridionale. Proseguendo tra roccette calcaree e tenendo il filo di cresta raggiungiamo la cima Nord, la più alta 1227 m, poco oltre appare l'altra cima su cui svetta una grossa croce metallica. Il tratto che unisce le due cime è da percorrere con qualche cautela, specialmente in caso di pioggia. Seguendo i bolli rossi, oltrepassiamo le roccette appuntite ed erose dall'acqua fino al tratto finale che adduce alla seconda cima 1192 m. Il panorama è notevole ovunque il nostro sguardo si posa, dal pizzo Arera al monte Alben fino alla Presolana ecc.
Per il ritorno seguiamo il sentiero opposto a quello seguito in salita, scendendo lungo la costa che guarda verso la pianura, alternando tratti ripidi ad altri più piacevoli nella frescura del bosco. Dopo un tratto ripido su terreno calcareo raggiungiamo la sella denominata "Forcellino" 861 m, vicino a un vecchio casello di caccia. Dalla palina segnavia proseguiamo verso destra seguendo il segnavia 535, uno sconnesso tratto in discesa ci riporta in breve a Lonno, da dove ripercorriamo il percorso fatto all'andata fino al Santuario. Dopo una rinfrescata alla fontanella e una breve, ma interessante visita al santuario, riprendiamo la via di casa.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio 

Salmezza e la chiesetta di S. Barnaba


Cima Nord M. Podona


Cima Sud


sentiero dolomitico...NO orobico...!!!



Santuario della Madonna dello Zuccarello




lunedì 17 giugno 2013

a Giugno con le ciaspole al Nivolet

Ieri siamo stati al Nivolet con le ciaspole partendo dalla piana prima dell'Agnel. E'stata un'escursione bellissima, abbiamo raggiunto Fabio e un amico che avevano dormito su nella stanza sempre aperta del Città di Chivasso.
Malati di Montagna: Patrizia e Giuseppe





domenica 16 giugno 2013

bocchetta di Làrec tra la Val Fraina e la Val Varrone

Come capita spesso, le nostre uscite per terre alte, vengono decise prima della partenza, pescando dalle varie relazioni. Questa volta salta fuori la Val Fraina, dirimpettaia della più nota Val Varrone, ma non per questo meno bella anzi…Un giro ad anello davvero splendido e la salita alla bocchetta di Làrec è la classica ciliegina sulla torta. Quel che si nota e che aggiunge fascino a questa valle è il lavoro della gente che la conservata così com’era fino ai giorni nostri. Attraversare alpeggi perfettamente ristrutturati con bambini che giocano e adulti indaffarati a sistemare, chiacchierare o cucinare, è come fare un salto indietro nel tempo. Aggiungiamo le mucche al pascolo con il loro campanacci che riecheggiano per tutta la valle, l'erba appena tagliata, il profumo del fieno raccolto per l'inverno che verrà, la cordialità della gente di montagna…

Dalla superstrada per la Valtellina usciamo a Bellano, per poi seguire indicazioni per la Valsassina, arrivati a Taceno proseguiamo per Margno e Casargo, oltrepassata la Sella di Piazzo, la strada si abbassa verso la Val Varrone e oltrepassato il ponte sull'omonimo torrente, in breve arriviamo a Premana. Una volta entrati in paese seguiamo la strada principale giungendo a un bivio, continuiamo verso destra seguendo la circonvallazione, arrivati in prossimità di un tornate lasciamo l'auto o nel piccolo parcheggio sovrastante il supermarket o a lato della strada.
L'itinerario prende avvio dal tornante dove su un cartello vengono riportate le principali mete che si possono raggiungere, imbocchiamo la vecchia strada militare sul lato destro orografico dell'incassata e lussureggiante Val Fraina, oltrepassate le baite di Acquaduscio e Prodaccia, perdiamo velocemente quota fino al ponte  con il quale attraversiamo il torrente che scende dalla Valle di Premaniga. Riprendiamo a salire e rimanendo sul percorso principale raggiungiamo l'alpe Rasga 1083 m, dopo pochi minuti attraversiamo il torrente portandoci sul versante sinistro e in breve arriviamo allo splendido alpeggio di Fraina 1395 m, circondato dai Monti Colombana 2388 m, la Cima di Fraina 2286 m e il Pizzo di Cassera 2323 m che chiudono la valle.
Oltrepassate le ultime case giungiamo ad una palina segnavia con indicato a sinistra il sentiero che faremo al ritorno (variante alta Premana) e proseguendo in pochi minuti arriviamo ad un'altra palina segnavia (segnaliamo che il sentiero di sinistra che prosegue verso la Bocchetta di Stavello e il Monte Rotondo è interrotto, il ponte che permetteva di attraversare il torrente è stato distrutto da una grossa valanga caduta a inizio di questa primavera). Riprendiamo a salire a destra seguendo la strada militare, ormai invasa dalla vegetazione, la abbandoniamo quasi subito seguendo il sentiero contrassegnato da alcuni bolli bianchi che permette di abbreviare il percorso, tagliando i lunghi tornanti. Oltrepassate le Stalle 1727 m e il Baitello di Cássera 1742 m giungiamo a un bivio, abbandoniamo la strada militare e proseguiamo sull'evidente sentiero a destra che inizia a salire verso l’intaglio della bocchetta di Lareggio. Dopo pochi minuti raggiungiamo la freschissima sorgente detta Ciarel Quadro, qui vale la pena fermarsi per dissetarsi e riprendere fiato. La neve, che a chiazze troviamo su questo versante, rende più difficoltoso ritrovare il sentiero, in ogni caso pieghiamo verso sinistra e puntiamo verso l'evidente palina segnavia poco più in alto. Poco dopo il sentiero ritorna a essere marcato e man mano che saliamo ci spostiamo verso la parete rocciosa, dopo un breve traverso con alcuni ripidi tornanti giungiamo in cresta e alla bocchetta di Lareggio 2063 m. Il panorama, anche se rovinato dalla presenza di alcune nuvole, è davvero notevole, dominato dal Pizzo Tre Signori e non solo. Sulla cresta davanti a noi sull’altro versante della Val Varrone c’è il rifugio Santa Rita e in mezzo alla neve sotto il Pizzo il rifugio Falk. Vale la pena fermarsi e sdraiarsi sull'erba liberando la testa da tutte le preoccupazioni della vita quotidiana…
Per il ritorno ripercorriamo il medesimo sentiero fino alla palina segnavia menzionata prima, scendiamo verso il torrente che attraversiamo su un ponte e dopo una breve salita arriviamo all'alpe Fraina Soliva. Da qui in poi il percorso si svolge sulla destra orografica della Val Fraina, con qualche  saliscendi, contraddistinto da alcuni segni di vernice bianchi e dai segnavia rossi/bianco/rossi della DOL (Dorsale Orobica Lecchese). Dalla fontana perdiamo leggermente quota e in pochi minuti giungiamo all'alpe Cavrècol (Caprecolo), incantevole alpeggio posto su un terrazzo morenico. Passiamo attraverso le baite ben ristrutturate  per poi riprendere il sentiero poco più in basso accanto ad una staccionata, all'altezza di un tornante abbandoniamo il percorso principale contrassegnato dai segnavia bianchi che scende a sinistra e proseguiamo in piano sull'evidente sentiero.
Arrivati a Piazz 1198 m, dalla palina segnavia tralasciamo il sentiero che scende verso l'alpe Rasga e continuiamo a destra verso la Valle Premaniga fino ad incontrare la vasta frana che interessa il versante sinistro di questa valle, qui vi sono due possibilità aggirare la frana sul più sicuro sentiero alto a destra, allungando di alcuni minuti, o, come abbiamo fatto noi, scendere per poi attraversare la frana su un sentiero esposto ma comunque percorribile, basta fare un po' d'attenzione. Una volta attraversato il torrente su un bel ponticello, il sentiero si allarga diventando una bella mulattiera, attraversiamo gli alpeggi di Dománt e Faée 1195 m, passiamo sopra alle case di Mosnico e in pochi minuti arriviamo nella parte alta di Premana. Un’ultima nota: in una giornata calda e umida l’aver trovato, quasi in ogni alpeggio, acqua zampillante e fresca di una fontana o lavatoio non è cosa da poco. Seguendo ora la strada asfalta e poi scendendo lungo una ripida scalinata a sinistra arriviamo in breve al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio

il verde della Val Fraina...


lui il Pizzo...


...ma guarda un po' chi sbuca dalla neve...


alpe Cavrécol


il sentiero DOL passa anche da qui...


Pg, Danilo e Fabio


by Danilo
ma che caldo fà...!!!


ma siamo arrivati veramente...!!!




domenica 9 giugno 2013

...il silenzio...


Nulla ha tanto mutato l'essenza
dell'uomo quanto la perdita del silenzio,
quanto il fatto che il silenzio non esiste
più come una cosa naturale,
naturale come le nubi del cielo, come l'aria.
Max Picard, Il mondo del silenzio, (1948)

giovedì 6 giugno 2013

Darsi, consegnarsi, affidarsi completamente al silenzio
di un vasto paesaggio di boschi e colline,
o mare, o deserto:
star fermo, mentre il sole sale sulla terra
e ne colma di luce i silenzi. (...)
Il silenzio accresce in noi la capacità
di sentire ciò di cui il mondo ha veramente bisogno.
Thomas Merton, Pensieri nella solitudine (1959)

martedì 4 giugno 2013

Il silenzio non si trova sulla cima delle montagne
e il rumore non sta nei mercati delle città:
ambedue sono nel cuore dell'uomo.
Lao Tse (VI sec. a.C.)

domenica 2 giugno 2013

Monte Gradiccioli, superba e vistosa cima

La partenza avviene dal piazzale della funivia per Monteviasco in località Ponte di Piero a 550 m, raggiungibile da Luino imboccando la strada per Dumenza e quindi per Due Cossani e Curiglia, oltrepassato quest'ultimo la strada scende leggermente portandosi sul fondo della Valle Veddasca fino al grande parcheggio della funivia. Seguendo le abbondanti indicazioni iniziamo a risalire la storica mulattiera che con i suoi 1345 gradini ci conduce al pittoresco borgo di Monteviasco 924 m. Anche se la funivia è decisamente più veloce e meno faticosa, consigliamo comunque di salire lungo la vecchia mulattiera lastricata, solo in questo modo si ha la possibilità di poter capire quanto poteva essere dura la vita per la gente di montangna. Salendo si incontra subito la cappella dedicata alla Madonna di Lourdes risalente alla fine del 1800 e proseguendo, oltre il primo ripido balzo, superiamo alcuni roccioni alla cui destra scorre incassato il torrente Viascola. Continuiamo a salire, all'ombra dei castagni, fino  alla cappella detta del "Luisin", dedicata alla visita del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster e quindi, dopo alcuni tornanti, arriviamo alla terza cappelletta, quella del Redentore che sorge nei pressi del Sasùn, il sassone, una grossa pietra di superfice piatta su cui oggi come ieri è d'obbligo un riposino, per questo motivo che localmente è nota come la "posa di poro vicc", il riposo dei poveri vecchi. Poco prima di entrare in paese passiamo accanto al piccolo santuario della Madonna della Serta, ancora addobbato per la festa che si celebra ogni 25 maggio, la costruzione pare risalga al 1712.
Giunti a Monteviasco passiamo accanto alla chiesa parrocchiale dedicata a San Martino, attorno alla quale si snodano le viuzze disposte lungo le curve di livello del terreno. Proseguiamo verso l'estremità orientale del paese seguendo le indicazioni per la Capanna Meriggetto e, entrati nel bosco, continuiamo in leggera salita oltrepassando le baite abbandonate dell'alpe Polusa 1020 m, arrivando ad un bivio. Tralasciamo il sentiero che scende a destra verso Viasco/Curiglia e iniziamo a salire decisamente verso la capanna Meriggetto. Dopo un tratto alquanto faticoso e poco ombreggiato, risaliamo i pascoli ormai invasi dalle felci fino alpe Corte 1348 m, dove accanto a una fontanella ci concediamo qualche minuto di riposo. Riprendiamo il cammino e in breve arriviamo alla capanna Meriggetto, situata a 1498 metri di quota in prossimità del confine con la Svizzera in una valletta sottostante la cima del monte Polà e gestita dalla sez. CAI di Germignaga. Tralasciamo il sentiero a sinistra da cui faremo ritorno e proseguiamo seguendo il sentiero in leggera salita per l'alpe Agario, prima tra arbusti di ontano e poi tra ampi pascoli in direzione est fino Passo Agario 1556 m, in territorio svizzero. Nelle vicinanze del passo sorge un piccolo bivacco sempre aperto, ma non gestito, di proprietà privata. Dalla palina segnavia proseguiamo in direzione del M. Tamaro e, aggirato il M. Polà sulla destra, risaliamo il costone raggiungendo la sella cosiddetta dei Pianoni 1768 m, da cui, abbandonando il sentiero per il Monte Tamaro che aggira il Gradiccioli ad occidente, affrontiamo la cresta finale. Dopo alcuni tratti rocciosi arriviamo in cima al Monte Gradiccioli 1936 m.
Il panorama abbraccia gran parte dell’arco alpino a partire da ovest con il Monviso, poi il Rosa, il Cervino, i 4000 Vallesani e l’Oberland Bernese, più a nord le montagne ticinesi in parte nascoste dal vicino Tamaro, a nord-est il Badile ed il Disgrazia con infine il Legnone e le Grigne, per non parlare dei laghi Maggiore e di Lugano. Per il rientro arrivati alla base del M. Polà, proseguiamo sul sentiero a destra seguendo le indicazioni della palina segnavia, perdiamo quota molto velocemente scendendo lungo gli ampi prati e in breve arriviamo nuovamente alla capanna Meriggetto da dove ripercorriamo il medesimo itinerario fatto al mattino.
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Danilo e Fabio
Brochure infomativa della capanna Meriggeto (si richiede Acrobat Reader)

la fortuna di essere nel luogo giusto al momento giusto...!!!



da Monteviasco...



Fabio, Danilo e Franco in cima al Gradiccioli


per terre alte...





sabato 1 giugno 2013

Il saggio e le domande

C’era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un’oasi all’entrata di una città del Medio Oriente.
Un giovane si avvicinò e gli domandò:
“Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose a sua volta con una domanda:
“Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”
“Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”.
“Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda:
“Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda:
“Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”.
“Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”.
“Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio.
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero:
“Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?
“Figlio mio”, rispose il saggio, “ciascuno porta nel suo cuore ciò che è.
Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui.
Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell’altra città,troverà anche qui degli amici leali e fedeli.
Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore.