IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 25 novembre 2012

ai confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso

Con gli amici Patrizia, Giuseppe e Fabio, dopo mesi e mesi che rimandavamo, finalmente riusciamo a organizzare un'uscita assieme in montagna. Dall'autostrada A5 esco a Ivrea e proseguo seguendo le indicazioni per Castellamonte, prima di proseguire per Courgnè, mi fermo a casa loro, dove gentilmente Patrizia mi offre un caffè, che a quest'ora del mattino è davvero cosa molto gradita. Con una macchina proseguiamo verso la Valle dell'Orco, oltrepassato Sparone e Locana, dopo una galleria arriviamo in un vallone pianeggiante, giunti quasi al termine svoltiamo a destra per Fey addentrandoci nella borgata. Dopo pochi minuti seguendo la strada principale sulla sinistra in prossimità di un grosso sasso troviamo le indicazioni dell'inizio della mulattiera. Lasciata la macchina in uno slargo iniziamo a incamminarci, accanto alla palina segnavia c'è anche un cartello in legno con l'indicazione "Sentiero Natura". Entriamo nel bosco e iniziamo a percorrere la mulattiera che in alcuni tratti risulta ripida e ricoperta da un fitto fogliame, in breve raggiungiamo un enorme e lungo masso, adagiato sulle pendici della montagna, come una balena che si è addormentata…!!!
Giungiamo all'alpe Mesonette 1064 m, un antico borgo ormai in rovina, perdere qualche minuto camminando tra le sue case è come fare un salto indietro nel suo passato, la montagna non è solamente il raggiungimento della cima, ma è soprattutto la riscoperta di luoghi che hanno scritto la storia di questo mondo che io chiamo "Terre Alte"…
Dalla cappella riprendiamo a salire fino ai casolari di Barrera 1267 m, il sole ora inizia a illuminare la montagna e i panorami iniziano ad allargarsi. Senza quasi accorgerci ci ritroviamo sul GTA (Grande Traversata delle Alpi), tralasciamo il sentiero a sinistra verso il rifugio Noaschetta, altro luogo idilliaco che consiglio a chiunque almeno una volta nella vita d'andarci, proseguiamo a destra e dopo un tratto in falsopiano arriviamo all'alpe Meinardi 1481 m. ci addentriamo tra i ruderi di varie costruzioni puntando verso il campanile. Giunti a una fontana, sulla sinistra, scendiamo verso destra lungo una scalinata e in breve arriviamo davanti al portico del Santuario di S. Anna. Una bella chiesa votiva, riedificata nel 1891, su progetto dell'ingegnere Camillo Boggio, rappresenta il più grande edificio religioso sito nel Parco Nazionale Gran Paradiso. Dopo aver ammirato il panorama ci sediamo consumando il pranzo, per la via del ritorno seguiamo il medesimo itinerario fatto all'andata, escursione bella e appagante, vista la sua esposizione solare è adatta in quasi tutto l'anno.
Malati di Montagna: Patrizia, Giuseppe, Fabio e Fabio

by Fabio M.




by Fabio C.
Santuario di S. Anna 1481 m


alpe Meinardi


la "balena"


Patrizia - Giuseppe
Fabio e Fabio

sabato 24 novembre 2012

...fra le stelle...

Perdersi con lo sguardo fra le stelle, è come cominciare a camminare nella propria anima, esplorando passo dopo passo pensieri, sentimenti, desideri...
Anton Vanligt


foto by Lorenzo - Tour del Marguareis

sabato 17 novembre 2012

Monte Generoso la cima di confine più importante a sud del lago di Lugano

Dall'autostrada A8 esco a Como Nord e continuo per Menaggio sulla storica via "Regina" fino ad Argegno, da dove proseguo a sinistra seguendo le indicazioni per la Valle d'Intelvi, arrivando a Lanzo d'Intelvi. Continuo in direzione di Valmara / confine Svizzero fino all'incrocio con la strada che proviene da Pellio Intelvi a circa 500 m dalla dogana.

Brrrr…. oggi fa decisamente freddo, l'inverno è davvero alle porte, all'esterno la macchina mi indica -2, poco male vuol dire che camminando mi riscalderò. Lasciata l'auto in uno slargo sulla sinistra nei pressi dell'incrocio di Lanzo a circa 845 m, imbocco la mulattiera militare seguendo le indicazioni "Percorso delle Trincee" Luigi Mario Belloni, affronto il primo tratto che sale regolarmente nella faggeta della Valle dell'Inferno. Dopo poche decine di metri tralascio sulla sinistra il sentiero da cui farò ritorno e man mano che proseguo i suoni della civiltà si allontano, lasciandomi solo con i miei pensieri e con le mille voci che popolano il bosco.
Dopo circa 30 minuti arrivo in località Sasso Bove (o Bovè), zona di confine italo/svizzero, percorro alcune vecchie trincee che durante la prima guerra mondiale, avrebbero dovuto contrastare l'eventuale invasione austroungarica del lago di Lugano. Dalla palina segnavia proseguo a destra seguendo il "Sentiero dei Contrabbandieri", Alpe di Gotta, Foo di Parol, la pista forestale entra in piano nella Valle Bovè tra esemplari maestosi di faggio, tra cui il Foo di Parol "Fó di Parol", faggio delle parole 1070 m, così detto a causa delle tante incisioni (parole) sulla corteccia. Leggenda vuole che fossero i segni lasciati dai contrabbandieri per comunicare i carichi trasportati o le presenze indesiderate dei finanzieri. Sono ora nel cuore della foresta regionale, salgo dolcemente al riparo di faggi, frassini e aceri. Il sentiero si addentra nella valle, attraversando piccoli canaloni con ardite passerelle di legno, fino ad un bivio dove proseguo a sinistra seguendo il "Sentiero dei Contrabbandieri", guadagnando quota in 10 minuti arrivo ad un'altra pianta monumentale il Foo di Bait, faggio della baita, con una circonferenza di 5,70 m, un'altezza di 26 m e un'età di 250 anni…faccio una piccola pausa accanto a lui… Proseguo lungo la pista forestale fino all'alpeggio di Gotta 1246 m, con un'area di sosta e alcuni pannelli didattici. Riprendo la marcia salendo a destra sull'ampia carrareccia, giunto a un'ulteriore pannello mi fermo qualche istante ammirando il panorama sulla sottostante alpe di Gotta. Tralasciando il sentiero a destra per la Crocetta in breve arrivo al Barco dei Montoni 1346 m dove finalmente posso riscaldarmi sotto i raggi del sole. Dalla palina segnavia continuo seguendo le indicazioni per il M. Generoso, il sentiero entra nuovamente nel bosco e sale costantemente giungendo sul crinale in località Murelli 1499 m. Proseguo a destra seguendo i resti di un muretto a secco che demarca il confine tra la fitta pecceta demaniale, sulla destra e i verdi pascoli dell'alpe Pesciò alto, sulla sinistra. Prima di raggiungere la sella di Piancaccia salgo a destra sull'omonima cima 1594 m dove si trova un cippo di confine, il panorama e a dir poco strabiliante, un mare di nuvole con tutti i 4000 in bella evidenza. Scendo alla palina e proseguo sul sentiero in falsopiano attrezzato in alcuni tratti con delle catene in caso di ghiaccio. Oltrepassati i pinnacoli calcari del Baraghetto, in un crescendo di panorami sempre più vasti, arrivo al cartello rosso che indica il percorso alpinistico che sale da Rovio, da questo lato il Generoso fa proprio impressione, salgo verso destra verso la croce del Baraghetto che raggiungo in pochi minuti 1694 m, rimango qui qualche istante… Ridiscendo alla sella e proseguo diritto raggiungendo una recinzione, da qui piegando decisamente a destra salgo in cima al Monte Generoso 1704 m. Stranamente ci sono solo due persone, dopo aver scattato foto in ogni direzione mi concedo una breve pausa consultando il percorso che dovrò fare al ritorno. Ripercorro il medesimo itinerario tralasciando il sentiero da cui sono venuto e seguendo alcuni cartelli scendo verso gli edifici della stazione d'arrivo del treno a cremagliera che da Capolago nel Canton Ticino sale fin quassù. Dalla palina segnavia proseguo verso sinistra in piano seguendo le indicazioni per la "Caverna dell'Orso, lungo questo tratto di percorso si possono osservare alcuni pannelli didattici del vicino Osservatorio Astronomico pubblico, dotato del più potente e moderno telescopio di tutta la Svizzera. Giunto alla seguente palina segnavia, lascio la Svizzera alle mie spalle e scendo a sinistra seguendo la variante al "Sentiero basso" indicato dalla freccia per la Grotta dell'Orso. Giunto a un bivio scendo verso destra e in pochi minuti arrivo alla grotta, dove all'esterno si trovano alcuni pannelli didattici molto interessanti.
Proseguo seguendo il "Sentiero dell'Orso", dopo una breve discesa continuo in leggera salita raggiungendo un pianoro con una palina segnavia, scendo sul lato opposto da dove sono arrivato verso un ulteriore pannello. Continuo seguendo il sentiero e in breve raggiungo l'alpe Pesciò di mezzo, mirabile insediamento rurale in pietra a secco, un tempo qui vivevano nove famiglie con 400 capi di bestiame. Dalla palina segnavia in leggera discesa proseguo in direzione della bocchetta d'Orimento, dopo un ponticello tralascio la mulattiera che in breve arriva all'alpe Orimento e proseguo a sinistra seguendo le indicazioni per l'alpe di Gotta "Sentiero botanico-vegetazionale". Questo tratto è davvero molto affascinante e suggestivo, dopo aver costeggiato un torrente in secca, attraverso alcune radure e sempre in salita arrivo ad un piccolo laghetto quasi completamente ghiacciato. Seguendo le indicazioni della palina segnavia risalgo a un ulteriore palina dalla quale proseguo a sinistra per le "Baracche", "Sasso Bovè". La strada militare scende in maniera costante all'interno del bosco, poco dopo tralascio una deviazione a sinistra e proseguendo arrivo nel punto in cui si intersecano i vari sentieri e dove ero passato al mattino. Per non scendere subito decido di allungare il percorso proseguendo a sinistra seguendo le indicazioni per Pian delle Noci, Pellio Intelvi. In breve raggiungo la località Baracche, la "portineria" di questa importante linea di difesa che da Sasso Bovè sale fino al Barco dei Montoni. Qui i camion venivano identificati e fatti proseguire, oppure potevano scaricare il materiale che sarebbe stato distribuito nei vari depositi in un secondo tempo. La strada militare prosegue senza nessun tipo di problema nel silenzio del bosco, arrivato a un bivio con alcune paline segnavia, seguo a sinistra una traccia di sentiero non segnalato ma comunque facilmente individuabile, perdo quota costantemente all'interno di un avvallamento, per poi ricongiungermi con la mulattiera fatta al mattino, arrivando in breve all'auto. Escursione dallo sviluppo notevole per cui bisogna avere già un buon allenamento.
Malati di Montagna: Fabio

qualche immagine...






giovedì 15 novembre 2012

...silenzio...

"Osservate le stelle, la luna, il sole
come si muovono in silenzio.
Dobbiamo ascoltare il silenzio,
se vogliamo sentire l'anima commuoversi."
Madre Teresa

mercoledì 14 novembre 2012

Bussando alle porte del paradiso

Knockin' on Heaven's Door è una canzone scritta da Bob Dylan per la colonna sonora del film Pat Garrett & Billy the Kid del 1973. Essa è poi divenuta una delle più famose canzoni del cantante.

Mamma, portami via questo simbolo
io non posso usarlo ancora.
sta diventando oscuro, troppo oscuro da vedere
mi sento come se stessi bussando alle porte del paradiso

Bussando alle porte del paradiso
Bussando alle porte del paradiso
Bussando alle porte del paradiso
Bussando alle porte del paradiso

Mamma, metti la mia pistola a terra
io non posso sparargli ancora
Quella lunga nuvola nera sta scendendo
mi sento come se stessi bussando alle porte del paradiso

Bussando alle porte del paradiso
Bussando alle porte del paradiso
Bussando alle porte del paradiso
Bussando alle porte del paradiso

lunedì 12 novembre 2012

112: arriva in Italia il nuovo numero per le emergenze che vale in tutta Europa

Dalla montagna al mare, dalla strada al sentiero, tra poco il numero di riferimento per qualunque tipo di Sos sarà il 112, numero unico di emergenza valido in tutta l’Unione Europea. Importanti le novità introdotte con questo servizio, che proprio in queste settimane viene introdotto in Italia, in via sperimentale, a partire dalla Lombardia: all’arrivo di ogni chiamata sarà subito localizzata la posizione del chiamante, ci sarà la traduzione simultanea in 10 lingue diverse e la possibilità di richiedere soccorsi via sms.
Ci abbiamo messo un po’ per imparare il 118. Tra poco però, anche per i soccorsi in montagna bisognerà chiamare un altro numero, che sarà capace di offrire un servizio molto più ampio e che soprattutto sarà lo stesso in tutti i paesi Europei, dove fino ad oggi i numeri di soccorso erano diversi da regione a regione.
Il nuovo numero è il 112, fino ad oggi, in Italia, riferimento diretto dei Carabinieri. Sostituirà i vecchi numeri di emergenza 113, 115 e 118, che comunque rimarranno attivi e porteranno tutte le chiamate sulla centrale operativa del 112. Da questa centrale saranno coordinati gli interventi della Polizia, dei Carabinieri, dell’ambulanza sanitaria o dei Vigili del fuoco che faranno partire i mezzi dalla sede più vicina.
In queste settimane il 112 ha cominciato a funzionare ufficialmente dalla Lombardia, nelle province di Bergamo, Varese, Como, Lecco e Monza-Brianza. La centrale è composta da operatori facenti capo all’A.R.E.U. (Agenzia regionale emergenza urgenza) della Regione Lombardia.
“La Lombardia è la prima regione italiana in cui si sperimenta questo modello del call center laico – spiega Cristina Corbetta, ufficio stampa dell’Areu – ovvero di una centrale operativa in cui non sono presenti operatori delle Forze dell’Ordine nè del Soccorso sanitario o tecnico. La centrale riceve tutte le chiamate di soccorso e quindi le inoltra all’ente di competenza”.
Il call center laico introduce una preziosa novità: la localizzazione automatica del chiamante anche in caso di numero coperto o “privato”, che permetterà di l’intervento dei soccorsi anche quando il chiamante non è in condizioni di specificare dove si trova. Secondo i comunicati, per la localizzazione dei telefonini verrà utilizzata la rete cellulare (o il gps se disponibile), per i numeri di rete fissa invece si utilizzerà il database dei contratti con le società telefoniche.
Il 112 funzionerà anche in caso di disfunzioni della rete telefonica: in questi casi, infatti, rimarrà operativa una rete di emergenza che collega tutte le centrali collegate al 112. Le telefonate e gli sms sono gratuiti sia dai fissi che dai cellulari, e il 112 può essere chiamato anche da un cellulare senza sim o senza credito.
“La rete telefonica mobile è la stessa sia che si faccia il 112 sia che si componga il 118 – spiega la Corbetta -. Se il telefono riesce a contattare una cella, può fare qualsiasi numero. Diverso invece se parliamo di telefoni sprovvisti di SIM card o senza credito. In questi casi la normativa europea (come quella italiana) afferma che deve essere sempre possibile chiamare il numero unico europeo dell’emergenza 11se2″.
Abbiamo chiesto all’Areu se sia consigliabile per gli escursionisti/alpinisti iniziare a fare il 112 in caso di bisogno o se sia meglio, per ora, continuare a comporre il 118.
“In Italia il call center laico del NUE 112 è in funzione solo in Lombardia dove al momento abbiamo due differenti situazioni – spiega la Corbetta -. I distretti telefonici delle province di Varese, Como, Lecco, Monza Brianza e Bergamo veicolano ormai tutti i numeri di emergenza (112, 113, 115 e 118) al Call Center Laico NUE 112 di Varese che poi smista le chiamate alla Centrale Operativa (PSAP 2) più appropriato presente nel territorio di competenza. Il resto della Lombardia al momento lavora come tutto il resto dell’Italia, ma sono previsti due altri Call Center Laici a Milano e a Brescia che copriranno l’intero territorio regionale”.
“Ma il numero 112 può essere sempre usato per qualsiasi emergenza in tutta Italia – prosegue la Corbetta – perchè comunque risponderebbero i Carabinieri che avrebbero la responsabilità di gestire la richiesta di soccorso. Tuttavia, a parte Varese dove sono presenti operatori in numero sufficiente per gestire la quantità di chiamate di emergenza, nel resto d’Italia le centrali 112, che fanno capo ai Carabinieri, potrebbero non essere in grado di gestire un forte afflusso di chiamate per cui il consiglio è di continuare a chiamare i numeri specifici”.
“E’ comunque consigliabile continuare ad usare le numerazioni correnti anche per le province coperte dal servizio NUE 112 di Varese – conclude la Corbetta – infatti anche se le telefonate sono tutte indirizzate e gestite dagli operatori del NUE, il fatto che una specifica telefonata sia stata indirizzata dal cittadino al numero 115 o 118 consente all’operatore di conoscere in anticipo (prima di rispondere) quale tipo di emergenza si intende segnalare”.
E’ dunque prevista a breve l’estensione del 112 a a Milano e provincia (con centrale operativa a Milano) e successivamente nelle province di Brescia, Cremona, Lodi, Pavia, Mantova e Sondrio (con centrale operativa a Brescia). Al momento però, secondo quanto riferito dall’Areu, non è possibile sapere quando sarà in vigore su tutto il territorio nazionale.
L’attivazione del cosiddetto “Nue” in Lombardia, prima fra le regioni italiane, è il frutto di una intesa tra Regione Lombardia e il Ministero dell’Interno, che hanno messo in comune competenze tecnico-operative, tecnologie e risorse economiche per conseguire l’obiettivo dell’adempimento della direttiva Ue, volta ad introdurre un numero telefonico uguale in tutta l’Unione a cui i cittadini potessero rivolgersi in caso di emergenza.

mercoledì 7 novembre 2012


"Da un certo punto in avanti
non c'è più modo di tornare indietro.
E' quello il punto al quale si deve arrivare."
Kafka

martedì 6 novembre 2012

ciao Sabino

l'allegria e la simpatia che avevi ci mancheranno...
ma quando saremo per terre alte il tuo spirito ci accompagnerà sempre...
noi ti vogliamo ricordare cosi...






lunedì 5 novembre 2012

giro in giro a Rassa, con pausa mangereccia da Heidi

siamo in Val Sorba da Heidi...


un ambiente unico...


quattro passi...


...in allegra compagnia


magie d'autunno


a Rassa si può imparare un mestiere...!!!


generosità e fiducia a Rassa


ricordatevi che siamo nella Valle dei Tremendi...!!!


sabato 3 novembre 2012

prima neve al lago di Place Moulin

È uno dei più grandi laghi della Valle d'Aosta insieme al lago di Beauregard in Valgrisenche.
La diga, uno degli sbarramenti più grandi d'Europa, fu costruita tra il 1955 ed il 1965; raggiunge l'altezza di 155 m e la lunghezza di 678 m.

by Simeone










venerdì 2 novembre 2012

Monte Bisbino con pausa ristoratrice al mitico rifugio Bugone

 - La Madonna del Bisbino - 
Sta, sulla vetta che il tramonto inviola,
eccelso, si, che dalla terra ria,
talora il ciel coi nembi suoi l'inviola
l'aereo santuario di Maria
Vigile scolta, che pietà degli avi
pose a tutela della patria terra:
i colli e la città guarda, e dei gravi
monti la cerchia che il lago rinserra.
Vergine Santa, di lassù vegliando
proteggi le mie genti, e la diletta
dimora benedici; e se un dì fia
che aria libera di pace respirando
a casa io torni al fine a la tua vetta
orante ascenderò, Santa Maria.
G.O.
dal diario di un Comasco prigioniero di guerra al Stammlager

Dall'autostrada A8 prendo l'uscita di Como Nord e seguendo le indicazioni arrivo a Cernobbio in Piazza Mazzini, dove giro a sinistra in via Volta, oltrepassato l'ampio parcheggio la strada si restringe e inizia a salire con vari tornanti. Giunto in centro a Rovenna 442 m lascio la macchina nel parcheggio sulla destra e mi dirigo verso la piazza della chiesa, dalla palina segnavia proseguo a sinistra e dopo pochi metri raggiunta una cappella svolto a destra in via Segantini. Salgo tra le case seguendo il selciato, al bivio svolto a sinistra arrivando su una stradina asfaltata, proseguo in salita verso destra per alcune decine di metri, per poi abbandonarla all'altezza di un tornante. Proseguo sulla mulattiera seguendo le indicazioni per Scarone, entrato in un bosco continuo ripidamente fino ad incrociare il percorso principale sul quale proseguo verso destra.
Passo accanto per un paio di volte la carrozzabile e guadagnando ripidamente quota arrivando a Scarone, con le sue case tutte in pietra e ben conservate, oltrepassato il borgo al seguente bivio proseguo a sinistra verso Madrona, iniziando un lungo traverso rettilineo in salita con bella vista sul lago. Dopo le baite di Culzaga 660 m, ignoro i vari sentieri che si diramano a lato, rimanendo sull'ampia mulattiera fino a ritrovare la carrozzabile nel centro dell'abitato, una palina segnavia mi informa che mi trovo ai Monti di Madrona 840 m. Continuo a sinistra seguendo le indicazioni per il M. Bisbino, su una bacheca oltre a una cartina ben dettagliata viene anche illustrata la prima tappa della Via dei Monti Lariani che da Cernobbio arriva fino a San Fedele Intelvi e che in parte sto percorrendo. Uscito dall'abitato al primo tornante abbandono la carrozzabile per continuare sull'ampia mulattiera, dopo un primo tratto in leggera salita raggiungo alcune case in pietra, proseguo in un bel bosco che in questa stagione da sfoggio con infinite tonalità di colore. Riprendo a salire con più decisione giungendo alla chiesetta di San Carlo 1012 m, dopo una breve sosta affronto un altro tratto ripido fino a incrociare la strada asfaltata che attraverso, per riprendere la mulattiera sul lato opposto. Dalla palina segnavia continuo verso le soprastanti case dell'alpe Piella, ben presto la mulattiera diventa un ripido sentiero che si inoltra in un bosco. Incrocio nuovamente la carrozzabile e seguendo le indicazioni sulla palina segnavia imbocco il sentiero sulla sinistra, tralasciando momentaneamente le  indicazioni a destra per il rifugio Bugone, in moderata salita mi inoltro nuovamente nel bosco di abeti e dopo un tratto in piano riprendo nuovamente a salire. Il sentiero ben presto passa accanto alla strada e proseguendo in salita sulla sinistra arrivo in breve al parcheggio sottostante alla cima del monte Bisbino. Su una bacheca dell'Associazione Nazionale Alpini della Sez. di Como viene riportata una cartina con le fortificazioni effettuate nell'ambito della cosiddetta Linea Cadorna.
"L'occupazione militare del Bisbino avvenne già nell'anno 1916 con la costruzione della strada congiungente Rovenna alla Vetta: progettata con un tracciato di 12 chilometri questa andava a sovrapporsi solo in brevi tratti alle antiche mulattiere. Per la realizzazione della strada e delle opere di fortificazione vene impiegata principalmente manodopera locale. Le opere di fortificazione si estendevano per più di 2 chilometri, creando in pratica una linea di confine che spezzava la montagna in due parti; attualmente quelle rilevabili hanno uno sviluppo di 1,5 chilometri e occupano il territorio da una quota di 1120 m fino alla vetta 1325 m".
Con una scalinata salgo alla cima del Monte Bisbino 1325 m dove sorge l'antico Santuario della Beata Vergine del Bisbino. Costruito nel XVII secolo e rimaneggiato all'inizio dell'Ottocento, è meta di numerosi pellegrinaggi sia dal versante italiano sia da quello svizzero. Testimonianza di questa devozione sono i numerosi ex voto, anche del XVIII secolo, conservati all'interno del Santuario.
Dalle tavole panoramiche poste attorno al piazzale il panorama dovrebbe essere grandioso, oggi però le nuvole me ne impediscono in parte la visuale.
Ritornato al bivio proseguo seguendo una stradina sterrata in discesa incamminandomi verso il cancello dell'Istituto dei Padri Somaschi. Dopo aver costeggiato il muro che fa da recinzione all'edificio raggiungo un bivio, proseguo a sinistra in discesa seguendo la sterrata che poco dopo diventa su fondo cementato. Tralasciando una stradina sulla sinistra chiusa da una sbarra proseguo in piano su sterrato arrivando dopo pochi minuti al rifugio Bugone 1119 m. Decido di entrare a pranzare, sono solo io e i gestori con la figlia e un'amica, Chiara mi serve un'abbondante piatto di deliziosi pizzoccheri e in seguito uno squisito budino di castagne con cioccolato caldo. Per la via del ritorno dal secolare faggio accanto al rifugio seguo la mulattiera in discesa, indicazioni per i Monti di Lenno. Il percorso è davvero molto suggestivo e si svolge all'interno di un bel bosco, in alcuni tratti ripidi bisogna fare attenzione a non scivolare sul fitto fogliame che ricopre la mulattiera. Oltrepassata una fontana sulla destra in pochi minuti arrivo ad un bivio, vado a destra e dopo una breve salita incrocio la strada asfaltata. Proseguo in discesa seguendo la strada fino a un tornante, dalla palina segnavia seguendo le indicazioni mi ritrovo sulla mulattiera fatta al mattino che seguo a ritroso fino a Rovenna dove ho lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Fabio

dal Bisbino prima che le nuvole lo avvolgessero...


il faggio secolare nei pressi del rifugio Bugone


trincee al monte Bisbino


colori autunnali...


sulla via del ritorno...