IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 27 novembre 2011

Colle di Baranca dalla Val Mastallone

Dall'autostrada A26 Gravellona Toce, prendiamo l'uscita per Romagnano/Ghemme, alla rotonda giriamo a sinistra seguendo la SS299 per Alagna-Varallo, poco dopo Varallo sulla destra seguiamo le indicazioni per Cervatto/Fobello, raggiunto l'abitato di Fobello 873 m proseguiamo sulla carrozzabile e oltrepassate le frazioni di Boco, Catognetto, La Piana e S. Maria, raggiungiamo l'Alpe La Gazza/Campo 1175 m dove lasciamo l'auto nel comodo parcheggio.
Dalla palina segnavia iniziamo a percorrere lo storico sentiero ottocentesco che rimonta la valle, la mulattiera è contrassegnata con il n. 517 e senza strappi in breve superiamo gli alpeggi Catolino 1252 m e Lungostretto 1291 m purtroppo in evidente stato di abbandono. Il sole anche se siamo a fine novembre è caldo e in poco tempo ci ritroviamo a togliere gli indumenti superflui, ci fermiamo qualche minuto davanti alla spettacolare doppia cascata detta "dei Pissoni", continuiamo sulla destra del torrente fino ad attraversarlo su di un ponte in cemento. Guadagniamo quota con una serie di tornanti e con una lunga diagonale raggiungiamo l'alpe Baranca 1566 m, le baite sono addossate a gradi massi in un ampio pianoro assolato, a poca distanza sorge il rifugio alpe Baranca 1600 m, posto tappa della Via Alpina. Proseguendo in breve giungiamo ad una cappella realizzata dagli Alpini di Fobello e ricavata da un grosso macigno, la mulattiera continua a ridosso di un'ombrosa parete dove il gelo e il freddo dell'inverno che sta per arrivare si sente, ma soprattutto si vede da alcuni torrenti completamente ghiacciati che attraversiamo con cautela per non scivolare. Dopo aver ammirato la scenografica cascata scaturita dalle acque del lago Baranca 1775 m in pochi minuti lo raggiungiamo, è la seconda volta che arrivo in questa idilliaca conca, la prima volta ero salito in solitaria dalla Valle Anzasca e anche allora mi aveva colpito questo luogo ameno. Seguiamo la mulattiera che costeggia il lago quasi completamente ricoperto dal ghiaccio. dopo un breve tratto in piano seguendo i segni bianco/rossi raggiungiamo in pochi minuti il Colle Baranca 1818 m, firmo il libro all'interno della graziosa cappella eretta a ricordo degli Alpini caduti durante la prima guerra mondiale, il colle fu per secoli un'importante via di comunicazione tra la Valsesia e la Valle Anzasca, dal valico transitò nel 1789 anche il celeberrimo naturalista ginevrino Horace Benedict de Saussurre. Dalla vicina fontana in legno da dove scaturisce un'acqua freschissima, proseguiamo tra le baite dell'alpe Selle 1824 m, alcune delle quali magistralmente restaurate, passiamo accanto all'ex Albergo degli Alpini e in breve arriviamo sul poggio panoramico dove sorgono i resti di una villa signorile costruita nel 1908 dall'ingegner Gelodi di Fobello e successivamente ceduta alla famiglia Lancia che l'ampliò, la decorò e gli diede il nome di "Aprilia" derivante dalla loro auto di successo Lancia Aprilia, purtroppo in seguito distrutta durante l'ultimo conflitto mondiale dalle truppe nazifasciste. Ci accomodiamo in quello che probabilmente era il terrazzo della villa e coccolati dal sole consumiamo il pranzo, per la via del ritorno ripercorriamo il medesimo itinerario di salita, splendida escursione in luoghi poco frequentati e dove si può chiudendo gli occhi rivivere i fasti del passato…
Malati di Montagna: Franco, Piergiorgio, Danilo e Fabio

la giornata inizia così...!!!


...e prosegue tra splendidi panorami...


lago Baranca...ultimo angolo non ghiacciato


fontana dell'alpe Selle 1818 m


villa "Aprilia" della famiglia Lancia


Piergiorgio, Danilo, Fabio e Franco


lo spettacolare Ponte della Gula

domenica 20 novembre 2011

la Colmine tra valle Antigorio e val Divedro

"Fiori di montagna"
li avete visiti?
piccole gemme sopra a uno stelo,
lottano vittoriosi contro:
vento, pioggia, gelo;
lottano sempre invano,
contro una mano.
alpe Flecchio 1984

Dall'autostrada A26 Voltri-Gravellona Toce proseguiamo sulla SS33 del Sempione fino all'auscita Crodo/Val Formazza, continuiamo sulla SS659 e oltrepassato Crodo dopo pochi minuti svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Foppiano, raggiunto l'albergo-ristorante Pizzo del Frate 1217 m, parcheggiamo l'auto sul bordo della strada. La giornata dal punto di vista meteo è splendida, ci incamminiamo seguendo le indicazioni per il Passo Colmine/Alpe Genuina, percorsi pochi passi ci inoltriamo in un bel bosco di abeti e larici, al primo bivio tralasciamo il sentiero sulla sinistra che useremo al ritorno e proseguendo sulla sterrata in breve arriviamo in una piccola radura dove a destra su alcuni enormi massi è stata allestita una palestra di roccia. Continuiamo a sinistra seguendo i segni di vernice bianco/rossi e senza accorgerci arriviamo alle baite dell'alpe Camplero 1380 m, dalla palina segnavia riprendiamo a salire e al seguente bivio svoltiamo decisamente a sinistra raggiungendo in pochi minuti la fontana dell'alpe Cavoraga 1410 m, proseguiamo sull'ampia traccia ricoperta in alcuni tratti dalla brina formatesi durante la notte, fino a guadagnare il Passo della Colmine 1605 m. Seguiamo il sentiero sulla sinistra che lentamente guadagna quota, dandoci la possibilità di poter assaporare i profumi e i colori che il bosco in questa stagione ci dona. Arrivati in una piccola radura proseguiamo a destra seguendo il sentiero n. 33, dopo pochi minuti ci ritroviamo a ridosso di una parete rocciosa, continuiamo in salita tra alcuni grossi massi e percorso un breve tratto in piano arriviamo al poggio panoramico dell'alpe Genuina1695 m, il panorama è splendido e prima di fermarci a mangiare andiamo fino alla croce posta su un masso a picco sulla Val Divedro dominata dal Pizzo Albiona. Coccolati dal sole facciamo davvero fatica a lasciare questo idilliaco luogo, a malincuore ripresi gli zaini raggiungiamo la palina segnavia da dove seguiamo le indicazioni per l'alpe Cheggio, costeggiato il muretto di sassi pieghiamo leggermente a sinistra iniziando la discesa su un sentiero stretto e ripido, facendo molta attenzione ai segni di vernice rossa sugli alberi e bianco/rossi sulle rocce arriviamo all'alpe Cheggio 1350 m. Dalle ultime baite alla fine dei prati riprendiamo il sentiero che inoltrandosi nuovamente nel bosco in breve conduce alla cappella della comunità di Mozzio, incantevole la vista sulla Valle Antigorio, continuiamo a scendere facendo molta attenzione al sentiero ricoperto per lunghi tratti dal fogliame, attraversato un torrentello in pochi minuti arriviamo alle prime baite dell'alpe Giavinotto 1060 m, trascurato il sentiero a destra proseguiamo diritti seguendo le indicazioni su un sasso. Riprendiamo a salire seguendo a sinistra un tratto di mulattiera selciata fino ad arrivare allo splendido alpeggio di Flecchio 1115 m, ci dissetiamo alla fontana fermandoci qualche istante ammirando lo splendido lavoro di recupero delle baite, dalla cappella svoltiamo a sinistra seguendo i segni bianco/rossi. L'ampia traccia riprende a salire nel bosco e passando accanto ad alcune baite isolate arriviamo a incrociare una strada sterrata che seguiamo a sinistra per un breve tratto per poi riprendere nuovamente sulla destra il sentiero che in leggera salita ci riporta al punto di partenza.
Affascinante escursione ad anello in luoghi poco frequentati, la prima parte fino all'alpe Genuina è adatta anche a famiglie con dei bambini che vogliono passare una giornata per terre alte, il sentiero percorso al ritorno è invece consigliabile solo per escursionisti che hanno già una buona esperienza in ambiente montano, sconsigliato in caso di cattivo tempo.
Malati di Montagna: Luisa, Franco e Fabio

lo zio Baba - Franco - Luisa


Val Divedro


alpe Genuina 1695 m


alpe Cheggio 1350 m


alpe Flecchio

domenica 13 novembre 2011

...i Walser del Vallon di Niel...

Lasciamo l'auto a Niel 1540 m, raggiungibile tramite strada asfaltata da Gaby, in Valle di Gressoney.
L'aria è tersa, il cielo è di un azzurro intenso, iniziamo a incamminarci verso il vicino villaggio di Gruba, percorrendo i viottoli si ha l'impressione di aver fatto un salto nel passato, i due villaggi sono una testimonianza dell'architettura tradizionale, vi sono alcuni esempi di “stadel” o “rascard”. Oltrepassato il posto tappa escursionistico "La Gruba" raggiungiamo la vicina palina segnavia, seguiamo il percorso sulla sinistra contrassegnato con il 6/6b, la parte iniziale si svolge all'ombra ma in lontananza già si scorgono le cime illuminate dal sole. La mulattiera è ben tenuta e si alza ripidamente entrando come d'incanto nella valle cosparsa di alpeggi, passiamo accanto alle baite di Péiri 1651 m, Matta/Stubin 1697 m. Attraversato un ponte in legno tralasciamo la mulattiera che prosegue verso il colle della Grande Mologna e svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il colle Lazoney, riprendiamo a salire su un crinale tra due torrenti in un bel bosco di larici, il sentiero oltre a essere contrassegnato con il n. 6 fa parte anche del Grande Sentiero Walser (GSW). Risalito un canalino in breve arriviamo alle baite di Jatzit 1976 m, da qui in poi troviamo alcuni tratti di  sentiero ricoperto dal ghiaccio e dalla neve caduta nei giorni precedenti. Risalito un tratto ripido arriviamo alle baite di Boudou a circa 2200 m, dopo un breve consulto decidiamo di fermarci, la neve rende problematico il prosseguimento verso il colle. Consumiamo il pasto accanto ad una delle baite gongolandoci al sole, in quest'autunno pazzerello, scattata la foto di gruppo iniziamo la discesa sul medesimo percorso dell'andata, stando attenti a dove appoggiare i piedi…!!! Arrivati al ponte facciamo una piccola deviazione a sinistra arrivando in breve al sovrastante pianoro dove sono adagiate le baite recentemente ristrutturate di Schtovela 1760 m. Avevo dimenticato come quest'angolo della valle di Gressoney possa offrire così tanto a chi vuole ricercare ancora luoghi dove le lancette dell'orologio sembrano essersi fermate...
Prima di rientrare è d'obbligo una visita a Niel, si entra in paese tra un piccolo granhir e una casa del’700, girando per i viottoli del villaggio si trovano delle belle case in pietra e legno, la chiesa risulta da documenti ricostruita all’inizio del 600, dedicata a Santa Barbara, protettrice dal fuoco, testimonia il timore degli incendi, particolarmente rischiosi per la quantità di strutture in legno nel villaggio, basti pensare ai granhir che oltre ad essere costruiti in legno, contenevano grano e fieno, materiali particolarmente infiammabili. Davanti alla cappella si trova la grande fontana, recentemente ricostruita, l’acqua era un servizio pubblico fondamentale per la vita del villaggio, serviva ad attingere l’acqua per uso domestico, ad abbeverare gli animali e a lavare i panni.
Ritorneremo sicuramente in questi luoghi magari all'inizio della bella stagione quando il maggiociondolo e la rosa canina fioriscono...
Malati di Montagna: Patrizia, Giuseppe, Deborah, Danilo e Fabio

ma dove credevano di essere...!!!


Giuseppe, Patrizia, Deborah, Danilo e lo zio Baba


prima neve...


tra i vicoli di Niel


spazzacamini...!?! by Patrizia


i villaggi walser di Niel e Gruba

martedì 1 novembre 2011

Esplosione di colori sul Monte Lenno...

Dall'uscita dell'autostrada Como Nord proseguiamo S.S. Regina 340 in direzione Menaggio - S. Moritz, arrivati ad Argegno lasciamo l'auto nel parcheggio adiacente al Santuario di S. Anna.
Risalita la scala alla sinistra del santuario, svoltiamo a destra e seguendo le indicazioni arriviamo dopo pochi minuti alla funivia, sono le 8.30 in perfetto orario per la prima corsa (andata e ritorno 3.90 € - ultima corsa alle 17.00). Due cabine da 12 posti si alternano lungo il percorso, superando un dislivello di 640 m in poco meno di 5 minuti, la funivia ha la peculiarità di essere la più ripida d'europa con pendenze dal 71% al 95%, inaugurata il 23 maggio nel 1971, la funivia recentemente a rischiato di dover rimare chiusa a causa dell'impossibilità di effettuare i necessari lavori di manutenzione per mancanza di fondi, ma l'arrivo di finanziamenti, nonché una forte iniziativa popolare hanno reso possibile la riapertura, avvenuta il 16 giugno 2011 (video RAI). Arrivati a Pigra 858 m all'uscita della funivia seguiamo le indicazioni per Corniga poste su un albero, attraversiamo le vie del paese ancora assonnato, alla rotonda proseguiamo diritti e in breve arriviamo al Municipio con accanto un bel lavatoio, proseguendo sulla destra dopo qualche minuto oltrepassato il vecchio edificio della Società Operaia troviamo sulla destra le indicazioni per Lomia/Corniga. La stradina diventa subito sterrata e raggiunta la Cappella della Madonna del Soccorso iniziamo con alcuni tornanti a perdere quota, percorriamo un bel bosco prevalentemente di castagni e oltrepassata una grossa vasca in pietra ritroviamo le indicazioni per Corniga. Attraversiamo alcuni torrenti in secca e proseguendo in falsopiano arriviamo in località Lomia 825 m, tralasciamo la stradina sulla sinistra e proseguiamo diritti verso una casa sulla quale è posto un cartello in legno recante la scritta "Baita Rosina". Il percorso è ora contrassegnato con dei segni di vernice blu o arancione, dopo un breve tratto in piano riprendiamo a scendere nuovamente arrivando al torrente Mulino che attraversiamo su un ponte, dalla parte opposta risaliamo con alcuni gradini di legno alle case di Serra 830 m: Proseguiamo a destra in leggera discesa, la mulattiera in alcuni tratti è protetta da alcuni muretti a secco su ambo i lati, senza quasi accorgerci arriviamo nel bellissimo borgo di Corniga 771 m, attraverso le viuzze giungiamo alla chiesa dedicata a S. Anna risalente al 1631, qui ci fermiamo per una breve pausa sotto al suo portico. Riprendiamo il cammino proseguendo in salita alla sinistra della chiesa, la mulattiera alterna tratti in leggera salita ad altri con maggiore pendenza, oltrepassate le ultime case troviamo la prima palina segnavia con indicato il sentiero 17 per l'alpe Colonno. Mantenendo il percorso principale e tralasciando le varie deviazioni continuiamo a salire, nei tratti in cui usciamo fuori dal bosco si può godere sulla destra oltre al panorama sul lago di Como anche delle cime che lo circondano, purtroppo un leggera foschia ce ne impedisce la completa visuale. Intersechiamo una stradina parzialmente asfaltata e costeggiate sulla sinistra una fila di case rientriamo nuovamente nel bosco, la strada sterrata prosegue in moderata salita tra faggi e betulle, superato un tornante destrorso in breve arriviamo al rifugio Alpe Colonno 1360 m. Dopo una breve pausa proseguiamo lungo la stretta strada asfalta verso il rifugio Boffalora, superate alcune grosse pozze d'acqua volendo si può abbandonare la stradina e continuare seguendo un sentiero verso destra che entra quasi subito nel bosco, anche se non segnalato il sentiero è comunque ben evidente. In ambo i casi giungiamo in località Boffalora 1250 m, dove sorge l'omonimo rifugio, la cima di Lenno è li davanti a noi leggermente sulla sinistra che ci aspetta, seguiamo di nuovo la strada e dopo una breve discesa, riprendiamo a salire, all'altezza di un tornante pieghiamo a destra e puntiamo ad una palina con alcuni cartelli gialli, proseguiamo in salita seguendo una traccia poco marcata fino a intercettare nuovamente la strada. Da qui in poi il sentiero è pressoché inesistente, noi abbiamo piegato leggermente sulla destra e oltrepassata una pozza d'acqua abbiamo iniziato a guadagnare quota molto rapidamente, percorrendo poi la cresta a destra siamo arrivati alla bandiera e subito dopo in cima al monte Lenno 1589 m. Sorseggiando finalmente una tazza di tè caldo possiamo ammirare lo splendido panorama verso il lago di Lugano e volgendo lo sguardo sul lato opposto osserviamo la lunga cresta che tocca il Monte Galbiga 1698 m, il rifugio Venini Cornelio 1576 m e il Monte di Tremezzo 1700 m. Per il ritorno percorriamo il medesimo itinerario fino al rifugio Alpe Colonno, da dove scendiamo a Pigra seguendo la strada asfaltata, giunti alle prime case decidiamo di scendere inoltrandoci tra le viuzze e i portici di questo splendido paesino, un vero balcone naturale sul lago di Como, oltrepassato l'Oratorio di San Rocco in breve arriviamo al piazzale della funivia.
L'autunno è una stagione a mio parere davvero meravigliosa, poi quando si ha la fortuna di trascorre una giornata tra splendidi luoghi in ottima compagnia tutto diventa più bello...GRAZIE...!!!
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Danilo e Fabio

autunno...


un quadro naturale...


la cima di Lenno dal rifugio Boffalora


una semplice pozza d'acqua...


dal Monte Lenno 1589 m


vista sul lago di Lugano