IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 27 febbraio 2011

All'ombra del gipeto nel Vallone del Roc

Oggi le previsioni meteo non erano delle migliori, per cui ci aspettavamo perlomeno una giornata nuvolosa e invece…
Dall'autostrada A5 direzione Aosta usciamo al casello di Ivrea e seguendo le indicazioni prima per Castellamonte e poi per Ceresole Reale arriviamo a Noasca, superato il paese risaliamo i ripidi tornanti della strada, al secondo spiazzo sulla destra dopo il torrente parcheggiamo l'auto. Dalla palina segnavia iniziamo a salire sull'ampia mulattiera, passiamo sotto a una grossa roccia e costeggiati dei ruderi, attraversiamo un tratto erboso per poi sbucare sulla strada asfaltata nei pressi di Balmarossa di Sopra. Percorriamo un breve tratto di strada asfaltata in salita per poi abbandonarla all'altezza di un cartello di divieto di caccia, seguiamo il sentiero a destra, passiamo accanto ad una cappella arrivando ad un piccolo parcheggio dove termina anche la strada, volendo si può lasciare l'auto anche qui. Dalla palina segnavia iniziamo a percorrere la bella mulattiera lastricata che lentamente risale il vallone del Roc, durante la salita si attraversano alcune borgate dalle tipiche architetture montane che animavano la valle, oltre alle caratteristiche abitazioni in pietra, con annesso il "crutin" per conservare latte e formaggi, sono interessanti i lavatoi di Fragno 1441 m e Cappelle 1585 m, gli affreschi sulle case di Varda 1525 m, il forno in pietra di Mola 1600 m e la scuola di Maison 1591 m, ormai chiusa, che però conserva ancora l'aula con i banchi di legno e la vecchia lavagna, con un po di fantasia dalla finestrella si possono anche vedere gli alunni intenti a seguire la lezione...
Dopo una breve discesa arriviamo a Potes 1567 m, tralasciamo il ponte a sinistra sul torrente Roc e continuando a salire arriviamo alla bella cascata del Roc, che durante il periodo invernale è completamente ghiacciata, ritornati al ponte decidiamo di salire alla frazione di Borgo Vecchio 1598 m, con la caratteristica chiesetta, dove ci fermiamo a mangiare. Per il ritorno ripercorriamo il medesimo itinerario fino alla borgata Fragno 1441 m, dopo la palina segnavia abbandoniamo la mulattiera e ci portiamo a ridosso di una vecchia casa diroccata appoggiata alla parete rocciosa della montagna, il sentiero non è segnato ma è comunque individuabile, dopo una breve salita attraversiamo il torrente passando sopra a uno sbarramento in cemento, facendo molta attenzione scendiamo dalla parte opposta aiutati da una scaletta in ferro. Dopo un tratto in falsopiano riprendiamo a salire arrivando a incrociare la mulattiera che sale al rifugio Noaschetta, questo tratto di sentiero non è particolarmente agevole, durante il percorso abbiamo incontrato alcuni esemplari di camosci che ci correvano attorno, ma la sorpresa più grande è stata quando Danilo ha avvistato un gipeto o comunemente noto come avvoltoio degli agnelli, ci ha sorvolato un paio di volte a poche decine di metri dalla nostra testa, è la terza volta che ho la fortuna di poterlo vedere nel suo habitat naturale e ogni volta riesce a emozionarmi... La mulattiera perde quota con alcuni lunghi tornanti, arrivati a un bivio continuiamo sul sentiero a destra segnalato per Balmarossa, entrati nel bosco proseguiamo seguendo i segni di vernice rossa sugli alberi, arrivati al torrente lo attraversiamo su alcune passerelle in legno e con una breve salita rieccoci di nuovo al parcheggio di Balmarossa, da qui ripercorriamo il medesimo itinerario fatto alla mattina.
In questa parte del Parco Nazionale Gran Paradiso ho passato molte delle mie vacanze estive, luoghi unici, dove è la natura è l'attore principale, mentre l'uomo può solo fare da comparsa...
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

camminare per terre alte...


mancano solo gli alunni...!!!


il Gipeto comunemente detto "avvoltoio degli agnelli"


la splendida cascata ghiacciata del Roc


traccia gps su Google Earth


grafico altimetrico


domenica 20 febbraio 2011

Cias...polenta sotto la neve al rifugio Crosta

Dall'autostrada A26 Genova-Gravellona si prosegue seguendo le indicazioni per il confine di Stato, dopo Domodossola continuando sulla statale 33 arriviamo allo svincolo per Varzo-Trasquera dove usciamo. Svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per la stazione sciistica di San Domenico (Ciamporino), dopo le ultime case di Varzo, in corrispondenza di una secca curva, deviamo a destra seguendo le indicazioni per Coggia/Dreuza, oltre all’indicazione per il rifugio Crosta. La strada è stretta ma comunque in buone condizioni, superata la frazione di Coggia in breve arriviamo al cartello di divieto di transito posto appena prima della frazione di Dreuza 990 m circa, dove lasciamo l’auto nel piccolo piazzale adibito a parcheggio.
Qualche fiocco di neve inizia a cadere ma sicuramente non ci spaventa anche perché sappiamo che la nostra meta è un rifugio caldo e accogliente, seguendo la strada asfaltata dopo la curva sulla sinistra inizia la mulattiera con  l’indicazione per Solcio. In breve arriviamo al villaggio di Valera, passando tra le case ben ristrutturate raggiungiamo un vecchio lavatoio, continuando sulla sinistra proseguiamo verso le abitazioni situate a monte, poco più in alto intersechiamo la poderale, che seguiamo in salita arrivando ad un bivio.
Abbandoniamo la strada per continuare a sinistra su sterrato e in seguito su sentiero ben segnalato con segni di vernice e nei bivi da cartelli indicanti l'alpe Solcio. Un silenzio irreale ci avvolge mentre saliamo, sta nevicando sempre con più insistenza conferendo all'ambiente circostante un'atmosfera fiabesca, intersechiamo nuovamente la ponderale riprendendo immediatamente dalla parte opposta il sentiero. La consistenza della neve sotto alla suola dei nostri scarponi inizia ad aumentare, nei pressi di una baita con una fresca fontana ricavata da un tronco decido di calzare le ciaspole, Danilo preferisce invece continuare senza, incontriamo una bella cappella della Madonna recentemente restaurata e dopo un tratto nel fitto bosco dove la luce fatica a filtrare ci ritroviamo nella radura dove sorgono le baite di Quartina di Sotto, continuando a salire alla destra in pochi minuti ci ritroviamo nuovamente sulla ponderale ottimamente battuta dalla motoslitta.
Tralasciamo momentaneamente le indicazioni per l'alpe Solcio che utilizzeremo al ritorno e iniziamo a salire percorrendo la strada, dopo aver perso leggermente quota, in pochi minuti eccoci sulla pista che sale da Maulone, una delle vie più frequentate durante il periodo invernale per accedere al rifugio Crosta. Con una serie di lunghi tornati arriviamo all'alpe Solcio e in breve dopo una breve salita al rifugio Pietro Crosta 1751 m, mentre ci cambiamo e depositiamo gli zaini nel locale antistante all'entrata, ecco arrivare Enrico che cordialmente ci da il benvenuto, appena valichiamo la soglia del rifugio dalla cucina Marina ci accoglie con un caloroso benvenuto. Ci accomodiamo al piano superiore per pranzare, oggi oltre all'ottima polenta concia, ci vengono serviste anche delle squisite scaloppine ai funghi e per concludere delle buonissime crostate di Marina, una ai lamponi e l'altra alle mele cotogne.
A malincuore dobbiamo ripartire e salutati i nostri amici ci incamminiamo lungo la via del ritorno, ridiscesi alle baite dell'alpe Solcio tralasciamo la pista percorsa all'andata e seguiamo sulla sinistra le indicazioni per Dreuza/Varzo poste su una palina segnavia, attraversato un ponticello passiamo a valle di alcune baite per poi iniziare la discesa, il tracciato è abbastanza intuitivo e facilitato da alcuni paletti e nastri legati agli alberi, alla fine ci si ritrova nuovamente al bivio di Quartina di Sotto, da qui sino al parcheggio ripercorriamo il medesimo tracciato dell'andata.
Ci sono luoghi dove ogni anno devo assolutamente tornare, uno di questi è l'alpe Solcio, soprattutto in inverno questo angolo di montagna diventa un vero paradiso, in comune accordo con Danilo consigliamo questo tracciato come alternativa alla salita da Maulone.
Malati di montagna: Danilo e Fabio



la primavera è alle porte?!?


...al rifugio Crosta è ancora inverno!!!


traccia gps su Google Earth


grafico altimetrico

venerdì 18 febbraio 2011

"E poi avevo avuto rapporti troppo intimi con la natura,
per accettare di vederla abbassata al livello d'una distrazione
di villeggianti come qui avveniva;
me la vendevano a fette, senza lasciarmi il tempo
e la solitudine necessari per avvicinarla."
(da "Memorie di una ragazza perbene"
di Simone de Beauvoir)


domenica 13 febbraio 2011

Prima invernale nell'idilliaca conca del Miserin

Dall'autostrada A5 direzione M.te Bianco usciamo a Pont St. Martin, alla rotonda svoltiamo a sinistra sulla SS n. 26 verso Aosta, oltrepassato il Forte di Bard sede del Museo della Montagna (consiglio a chiunque appassionato almeno una visita), alla seguente rotonda svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Champorcher, raggiunto l'abitato subito dopo la piazza adibita a parcheggio si svolta a destra per Mont Blanc, superato il paese lasciamo l'auto nel parcheggio poco più in alto, da qui in poi durante l'inverno la strada non viene più pulita.
La giornata si presenta davanti a noi con un timido sole, ma siamo solo all'inizio e quello che ci aspetterà più avanti sarà per me e Franco una fantastica sorpresa, raggiunto il bivio sulla destra per il rifugio Barbustel continuiamo sulla strada sterrata che si presenta già abbondantemente innevata ma che comunque non necessita di ciaspole essendo battuta dalla motoslitta del gestore del rifugio Dondena, aperto anche d'inverno.
La salita è piacevole e mentre costeggiamo la bastionata rocciosa formata dal M. Ros, Bec Barmasse e Bec Ratty, dalla parte opposta possiamo già godere di alcuni splendidi scorci, questo tratto è da intraprendere esclusivamente con manto nevoso assestato, Loris gestore del rifugio Dondena potrà darvi una valutazione sulle condizioni (347.2548391). Arrivati alla fine della strada troviamo alcuni pannelli informativi del Parco Naturale Mont Avic e una palina segnavia dei vari sentieri, calzate le ciaspole scendiamo verso il ponte, attraversato il torrente con percorso libero risaliamo il pendio ricongiungendoci al sentiero battuto, per chi vuole invece raggiungere il rifugio deve semplicemente seguire le tracce della motoslitta. Il percorso dal rifugio Dondena al lago Miserin durante il periodo estivo è un'ampia mulattiera adatta anche a famiglie con bambini, in inverno causa le abbondanti nevicate diviene un'esile traccia, consiglio di intraprendere questo tratto solo se si ha una buona conoscenza del luogo e una discreta esperienza in ambiente innevato. Proseguiamo nel più assoluto silenzio, siamo solo noi, qualche camoscio che ci osserva da lontanano e nient'altro, descrivere le sensazioni che si provono in questi momenti è davvero difficile, la salita è lunga ma mai con tratti particolarmente ripidi, solo un piccolo neo disturba il panorama che ci circonda, sono i tralicci della linea Superphenix...
Arrivati ad una palina segnavia continuiamo verso sinistra, alle 13.00 dopo l'unica salita alquanto ripida ecco apparire davanti ai nostri occhi il Santuario della Madonna delle Nevi 2588 m, eretto nel 1658 sui resti di un antico oratorio, ogni anno il 5 agosto è meta di una tra le processioni più seguite dell'intera Valle d'Aosta, durante la quale si esegue l'antico rito celtico dell'incanto dei doni, poco distante completamente ghiacciato il lago Miserin racchiuso tra una corona di monti, tra cui la Rosa dei Banchi che svetta a 3164 m con il suo piccolo ghiacciaio.
Vedere questi luoghi in inverno dopo averli visti tante volte in estate, si ha come l'impressione di non esserci mai stato, incontriamo finalmente anche altre due persone che come noi sembrano davvero entusiasti della splendida giornata. Dopo aver sorseggiato meritatamente una tazza di tè, purtroppo a malincuore iniziamo la discesa sul medesimo percorso dell'andata, mentre scendiamo abbiamo ancora la fortuna di assaporare i raggi caldi del sole alle nostre spalle, ma lentamente veniamo inghiottiti dalle nuvole basse e così finisce la nostra giornata…
D'inverno il silenzio ovattato dell'altitudine, la magia della montagna, sono alcuni dei motivi che ci spingono a frequentare le terre alte anche durante il freddo periodo invernale, alcuni ci considerano dei pazzi, ma noi sappiamo benissimo che siamo solamente malati di montagna...
Malati di Montagna: Fabio e Franco

lago Miserin 2576 m


Santuario della Madonna delle Nevi


Franco durante la salita


Fabio e Franco


traccia gps su Google Earth


grafico altimetrico


domenica 6 febbraio 2011

all'estremo nord del Piemonte sulla Rupe del Gesso 2434 m

...che meraviglia...oggi credo di averla detto decine di volte, giornate come oggi rimangono impresse nella mente a lungo, il luogo è la Val Formazza a me molto cara, essendo ex allievo Salesiano e avendo trascorso le vacanze nella Casa Alpina dei Salesiani di Arese, ma poi la vera protagonista è lei la montagna, sole, cielo sereno o leggermente velato, una brezza che ti accarezza il viso quando sei in cima, i brividi che senti dietro la schiena quando ti guardi attorno e ti senti piccolo, piccolo e poi loro i miei amici che oggi mi hanno fatto compagnia in questa giornata che non scorderò mai...!!!

Raggiunto il centro di Baceno andiamo a farci un buon caffè al bar "Vecchio scarpone", lo consiglio vivamente anche come sosta al ritorno, buonissime le torte fatte da loro, risaliti in auto continuiamo seguendo le indicazioni per Formazza, oltrepassata la Cascata del Toce o La Frua (Frütt Fall in walser), in breve arriviamo nell'ampio parcheggio con il fondo completamente ghiacciato, a poca distanza dalle piste di fondo. Oggi la temperatura esterna, anche se è rigida, non è certamente quella del periodo, anzi durante il giorno possiamo permetterci di camminare con solo la maglietta tecnica o un micropile.
Dopo un breve tratto di strada asfaltata arriviamo al Nuovo Centro Fondo Riale 1730 m circa, andando a destra attraversiamo un ponticello e dopo pochi metri arriviamo sulle piste di fondo, facendo attenzione agli sciatori le attraversiamo, per poi continuare sulla strada di servizio per il rifugio Maria Luisa. Decidiamo di indossare le ciaspole, anche se a dire la verità non c'è ne bisogno per chi volesse seguire la strada, ma per chi come noi ha intenzione di salire usufruendo delle varie scorciatoie consiglio di indossarle. Oggi a farmi compagnia oltre a Danilo ci sono anche Franco, Luisa e Piergiorgio, sfruttando la bella giornata oggi c'è molta gente che sale verso il rifugio che essendo aperto e pronto ad accogliere gli escursionisti. Man mano che saliamo la macchina fotografica inizia a scattare foto a raffica, l'ambiente è superbo, entrati nel vallone del Toggia dopo un tratto pianeggiante all'altezza di una baita, svoltiamo a destra, abbandonando la strada che porta dopo qualche minuto al rifugio. Luisa decide di aspettarci e così dopo averla salutata iniziamo a salire il ripido versante sulla sinistra dietro alla baita, tralasciando l'evidente traccia della motoslitta che sale sulla destra verso lo sbarramento del Lago Castel, con percorso libero ci divertiamo a salire e scendere i vari dossi puntando al grosso stallone sulla destra,  talvolta sprofondando nella neve fino alle ginocchia, ma altrimenti dove sarebbe il divertimento!!! Arrivati all'alpeggio possiamo ammirare dall'alto il lago Castel completamente ghiacciato con dietro il M. Giove e il Corni di Nefelgiù a fare da sfondo, rimanendo sulla destra iniziamo il nostro avvicinamento alla meta che inizialmente sembra lontana, procediamo con decisione e senza neanche accorgerci passiamo accanto ai laghi del Boden completamente ricoperti da una abbondante coltre di neve.
La cima è li, proprio davanti a noi, Piergiorgio decide di aspettarci ha un piccolo dolore al ginocchio e non vuole sforzarlo, iniziamo a salire seguendo un'evidente traccia, l'ascesa non da modo di fermarsi a respirare, ma ben presto eccoci in cima alla Rupe del Gesso a 2434 m, dovunque ci voltiamo è un susseguirsi di cime, sotto di noi il lago del Toggia è sovrastato dalla Punta Valrossa 2968 m e Punta d'Elgio 2837 m, mentre dalla parta opposta ecco il Marchorn 2962 m e a seguire sulla destra la B.tta di Val Maggia 2635 m da cui stanno scendendo alcuni scialpinisti e il Kastelhorn 3128 m, poco più lontano il M. Basondino 3273 m.
Ci facciamo fare una foto da un gruppo giunto prima di noi e dopo aver sorseggiato una tazza di te caldo iniziamo la discesa, raggiunto Piergiorgio ci fermiamo a mangiare qualcosa sotto ai caldi raggi del sole che oggi sono una vera delizia. Per il ritorno optiamo per la traccia evidente della motoslitta in questo modo possiamo compiere un bellissimo giro ad anello avendo come perno l'alpeggio da cui siamo transitati all'andata.
Raggiunto il lago Castel transitiamo sotto allo sbarramento e passato un ponticello in breve arriviamo alla baita dove ad  aspettarci c'è Luisa, ricompattiamo il gruppo e ripercorrendo la strada fatta al mattino ritorniamo al parcheggio, sul nostro volto oltre alla soddisfazione della bella giornata passata assieme ci sono anche i segni del sole che oggi ha fatto davvero il suo dovere…
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Piergiorgio, Danilo e Fabio

in cima Fabio - Franco - Danilo


la tenacia di Luisa


la soddisfazione di Danilo e Piergiorgio


panoramica dalla cima


traccia gps su Google Earth


grafico altimetrico