IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 25 luglio 2010

di Passo in Passo...

Lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio sopra alla Cascata del Toce, soffia un forte vento e il caldo delle settimane precedenti sembra ormai un vecchio ricordo, dopo aver attraversato il ponte, subito sulla sinistra si alza una traccia, poco dopo si perde leggermente quota e in breve arriviamo a incrociare il segnavia bianco/rosso. La salita non lascia molto respiro e affidandoci più ai contrassegni di vernice che alle tracce di passaggio arriviamo nei pressi di un lungo muretto a secco, da qui volgiamo decisamente a sinistra proseguendo per un tratto in piano. Arrivati ai ruderi di una costruzione riprendiamo a salire seguendo le indicazioni scritte sul muro, il sentiero in alcuni punti tende a perdersi purtroppo dovuto alla mancanza di manutenzione, facendo attenzione agli omini e ai segni di vernice riusciamo ugualmente ad arrivare al bivio segnalato su un grosso masso. Entriamo nel vallone, dapprima passiamo in mezzo a grossi sassi e poi su sfasciume, lentamente ci si sposta sulla destra iniziando ad arrancare sul versante del Corno Orientale di Nefelgiù, i tornanti si fanno più stretti quindi, con un’ultima diagonale si perviene alla Bocchetta dei Gallo 2498 m, probabilmente il nome deriva da un grosso monolito roccioso che si erge nei pressi della sommità del passo e che, visto da lontano richiama alla mente la figura del noto pennuto.
Durante la salita facciamo amicizia con Mirella e Piero con i quali condivideremo l'intero percorso, scendiamo dalla parte opposta con minore difficoltà guadagnando alcuni gradoni erbosi, man mano ecco comparire la valle del Vannino, costeggiata una placconata rocciosa, scendiamo fino ad arrivare sulla strada sterrata di servizio al rifugio Margaroli. Raggiunto il rifugio a 2196 m, ci portiamo sul retro dell'edificio dove troviamo finalmente una palina segnavia con le indicazioni dei vari itinerari, sono le 13,00 decidiamo di non fermarci per il pranzo ma di proseguire direttamente verso il passo di Nefelgiù. Il panorama verso il lago del Vannino e davvero notevole, al bivio segnalato su un sasso tralasciamo il sentiero per il lago Sruer e piegando a destra iniziamo a salire, raggiunto un ruscello lo si costeggia senza difficoltà per poi attraversarlo in un paio di punti un pò friabili, al termine della gola intravediamo il passo sormontato ancora parzialmente dalla neve. In poco meno di un'ora dal rifugio eccoci finalmente al Passo di Nefelgiù 2583 m, l'aria è incredibilmente gelida in un attimo mi infilo cappellino di lana e guanti, scatto qualche foto fugace e poi mi infilo dietro ad alcuni grossi massi per ripararmi dal forte vento. Il passo si apre fra l’omonino Corno e le pendici della Punta del ghiacciaio di Ban, dopo aver messo qualcosa sotto i denti decidiamo di scendere cercando un luogo un po' più riparato, mantenendoci alla sinistra del vallone di Nefelgiù veniamo accompagni dal suono cupo del torrente che scorre impetuoso sotto ai nevai ancora presenti, lontano ma ben visibili i laghi Castel e Toggia. Dopo una breve pausa continuiamo il nostro itinerario in un paesaggio idilliaco, giunte alle baite di Nefelgiù 2049 m guadiamo il torrente e continuiamo ora a destra della valle seguendo la strada sterrata di servizio all'alpeggio fino alla base della diga di Morasco 1815, da qui seguendo la strada asfaltata facciamo ritorno all'auto. Itinerario ad anello davvero molto gratificante, tenere in considerazione il dislivello di oltre 1200 m, nella scala delle difficoltà il primo tratto fino alla bocchetta del Gallo è considerato un bel EE, mentre il resto una semplice E!!!
Malati di montagna: Danilo e Fabio con due nuovi amici incontrati per Terre Alte Mirella e Piero

Mirella - Danilo - Piero alla bocchetta del Gallo


ultimi metri verso il passo di Nefelgiù 2583 m


lago del Vannino 2177 m


il grande menhir alla bocchetta del Gallo 2498 m

sabato 24 luglio 2010

Alta Via della Valmalenco - Un balcone lungo centotrenta chilometri

dal 26 agosto al 2 settembre 2007
1 tappa: Torre S. Maria - rif. Bosio
2 tappa: rif. Bosio - rif. Gerli Porro
3 tappa: rif. Gerli Porro - rif. Tartaglione
4. tappa: rif. Tartaglione - rif. Palù
5 tappa: rif. Palù - rif. Marinelli Bombardieri
6 tappa: rif. Marinelli Bombardieri - rif. Bignami
7. tappa: rif. Bignami - rif. Cristina
8. tappa: rif. Cristina - Torre S. Maria

domenica 18 luglio 2010

Alla scoperta di un angolo poco conosciuto nel Parco Naturale Mont Avic

Dall'uscita Pont-Saint-Martin sull'autostrada A5 direzione Aosta, alla prima rotonda girare a sinistra sulla SS26 fino a Bard, consiglio una visita al Forte di Bard sede da qualche anni del museo della montagna (www.fortedibard.it) alla seguente rotonda svoltare a sinistra fino al bivio per Champorcher presso il ponte sulla Dora Baltea. Si risale la Valle di Champorcher superando prima il borgo di Pontboset ed infine raggiungendo Champorcher, da qui in pochi minuti al parcheggio della seggiovia a Chardonney 1443 m.
Dopo i consueti preparativi ci indirizziamo verso il ponte sul torrente Ayasse, una palina segnavia posta all'inizio del ponte indica le varie mete che si possono raggiungere, passiamo tra alcune baite ben ristrutturate, dopo poche decine di metri al bivio svoltiamo a destra seguendo il sentiero "della Scaletta" che da poco corrisponde con l'Alta Via n. 2 della Valle d'Aosta. Risaliamo tra alcuni muretti a secco per poi riattraversare il torrente Ayasse al Pont Ravire, il sentiero prosegue ora in una bella pecceta sulla sinistra orografica, proseguendo notiamo la forte grandinata che si è abbattuta il pomeriggio del giorno precedente, in alcuni tratti sembra addirittura che abbia nevicato. Attraversati alcuni torrenti il sentiero prosegue guadagnando quota velocemente con innumerevoli scalini, usciti dal bosco ci ritroviamo sui pascoli di Creton, il panorama sulla conca di Dondena è meraviglioso, raggiunte poco dopo le case di Champ-Long ci fermiamo a dissetarci alla fresca fontana, proseguiamo seguendo sempre l'evidenta AV2 che corre parallela distante di qualche decina di metri dalla strada sterrata che sale verso Dondena. Noi abbiamo preferito proseguire arrivando all'altezza di un alpeggio per poi continuare per circa 10/15 minuti sulla strada sterrata, in questo modo si ha la possibilità di attraversare bellissimi campi fioriti e di godere appieno di tutto quello che può offrire la montagna. Lasciate la strada sterrata all'altezza di alcuni cartelli informativi sul Parco del Mont Avic svoltiamo a destra seguendo il sentiero 9C che ci accompagnerà per un lungo tratto, arrivati all'alpe Gisset lasciamo la pista di servizio per l'alpeggio e iniziamo a salire seguendo l'evidente sentiero fino al Lago Giasset 2306 m. Fotografiamo oltre al lago anche alcune mucche che placidamente pascolano in un ambiente a dir poco bucolico, proseguiamo ora verso l'evidente omino posto sopra al colletto a quota 2407 m, dalla parte opposta l'ambiente è davvero notevole il lac de Raté visto da quassù è a dir poco meraviglioso, prima di scendere decidiamo di salire alla vicina cima del Bec de Raté occidentale, percorriamo l'evidente cresta arrivando in pochi minuti in cima 2417 m, da brividi la parete a strapiombo che si getta sul versante opposto, ci da quasi l'impressione che possa crollare in qualsiasi momento!!! Ritorniamo sul sentiero principale scendendo verso il lago, ma ecco che all'improvviso quasi fosse uscito dal nulla sfrecciare davanti a Danilo di qualche metro un giovane camoscio che un'agilità sorprendente in pochi secondi è già a metà montagna!!!
Arrivati al Lac de Raté 2284 m il mio primo pensiero e togliere scarponi e calzettoni e immergere i piedi nelle gelide acque del lago, ma non faccio tempo nemmeno quasi a togliere lo zaino che Danilo è già con i piedi in ammollo... Pranziamo e ci concediamo una sosta sotto a un cielo azzurro sulle rive di uno dei tanti stupendi laghetti alpini, vere perle delle Terre Alte, a malincuore dobbiamo proseguire il giro è ancora abbastanza lungo, ripreso il sentiero scendiamo arrivando dopo pochi minuti alla confluenza di due torrenti, abbandoniamo il sentiero che prosegue a destra verso la strada poderale per Dondena, andando verso sinistra dove su un sasso ritroviamo il segnavia 9C. Arrivati a una baita recentemente ristrutturata scavalchiamo un dosso e scendiamo verso il bel pianoro su cui sorgono gli alpeggi di Ratty de Fort, contornato un laghetto quotato 2229 m, bisogna ora prestare attenzione nell'individuare il sentiero che purtroppo è reso poco individuabile dall'erba alta, passato un abbeveratoio costeggiamo una grossa abitazione e proseguendo arriviamo a un lungo muretto a secco, dietro a un paio di baite ancora in buono stato sulla destra ritroviamo il sentiero contrassegnato su un sasso che sale verso l'insellatura a 2278 m. Breve sosta per poi scendere in un valletta fino ad arrivare sopra allo stupendo Lac de Vernouille a 2145 m, scendiamo verso destra costeggiando il torrente, passata una baita isolata nei pressi di un bivio tralasciamo il sentiero a sinistra per proseguire sul segnavia 10 che scende verso destra. Ben presto ci ritroviamo sull'ampio sentiero che sale verso il Colle del Lago Bianco e successivamente al Rif. Barbustel, escursione che consiglio vivamente, anche nel periodo invernale con le ciaspole... La discesa da qui non presenta nessuna difficoltà di orientamento e si arriva al parcheggio in località Remoran 1695 m, scendiamo lungo la strada asfaltata per un paio di tornanti arrivando al villaggio di Petit Mont Blanc, passiamo tra le case seguendo i segni gialli, dopo esserci rinfrescati alla bella fontana continuiamo a scendere lungo la mulattiera intersecando per un paio di volte la strada asfaltata, tra i villaggi di Ronchas e Chardonney.
Magnifica escursione, il primo tratto attraverso le lussureggianti foreste di conifere e poi tra i vasti panorami costellati dai numerosi laghetti alpini dagli splendidi colori, accompagnati al nostro passaggio dai fischi delle marmotte.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

un tratto del sentiero "della Scaletta"

Lac de Raté 2284 m

finalmente un po' di refrigerio

Lac de Vernoille 2145 m

domenica 11 luglio 2010

La cavalcata in cresta delle 5 cime

Da Omegna seguiamo la strada della Valle Strona fino a Canova del Vescovo da dove svoltiamo a destra per Germagno, da qui seguendo le indicazioni si raggiunge l'alpe Quaggione 1167 m, dopo la caratteristica chiesetta si può proseguire ancora sulla sinistra per altri 300 m arrivando al termine della strada in una piccola piazzola sterrata dove si può lasciare l'auto. Iniziamo a incamminarci seguendo il sentiero a sinistra, poco dopo ci accorgiamo che stiamo andando nella direzione errata, tra la nebbia però vediamo che la croce e a poca distanza e raggiunta una cappella in breve arriviamo in cima al M. Zuccaro 1338 m. Purtroppo non si riesce a vedere nulla la nebbia avvolge ogni cosa, ritorniamo sul sentiero esatto che aggirando il M. Zuccaro arriva alla Sella di Val Lessa, ignorando i seguenti due bivi sulla sinistra iniziamo a salire la cresta denominata "i tre gobbi", incontriamo un giovane pastore con le sue capre che salutiamo, la salita ora si fa sempre più ripida, finalmente eccoci sul terzo gobbo il M. Cerano 1702 m. Le nuvole si rincorrono, giocano a nascondino con il sole, i tanto sospirati panorami sul lago Maggiore e lago d'Orta oggi ce li possiamo davvero scordare, ci rimane il fascino di essere come sospesi nel nulla in un silenzio quasi innaturale, il percorso ora perde quota leggermente, una folata di vento ed eccoci apparire la cima del Poggio Croce 1765 m che raggiungiamo non prima di aver risalito l'erto pendio, ci riposiamo accanto ad un piccolo altare con vicino la croce con appesa una campana, incontriamo Sergio che cordialmente ci saluta e ci augura una buona giornata. Il sentiero ora scende velocemente arrivando alla Bocchetta di Bagnone 1589 m, seguendo le indicazioni sulla palina segnavia percorriamo un breve tratto a mezzacosta per poi risalire un primo ripido tratto denominato "barafett", bellissime le fioriture che ancora si incontrano in questo periodo, ora il percorso si fa decisamente più regolare fino alla bocchetta 1904 m. Fino a qui si può anche arrivare da Cortevecchio che però è solo raggiungibile con fuoristrada essendo la strada tortuosa e ripida, qualche anno fa sono salito al Massone percorrendo questo sentiero però ho dovuto lasciare l'auto molto prima del paese. Iniziamo a salire seguendo la mulattiera fino a un bivio, seguiamo il sentiero sulla destra puntando verso la croce dell'Eyehorn 2131 m che raggiungiamo, dopo una breve pausa facendo attenzione seguiamo un'esile traccia e seguendo la cresta arriviamo in cima al M. Massone 2161 m, grande è la nostra soddisfazione, anche se i tanto decantati panorami non riusciamo a vederli li possiamo almeno immaginare. Pausa più che meritata, ma alcuni tuoni ci destano, alcune nuvole nere si avvicinano velocemente per cui decidiamo di muoverci, la palina segnavia posta accanto alla cima è davvero malridotta uno dei cartelli e per terra, seguiamo il sentiero che inizia di fronte alla croce contrassegnato bianco/rosso e che segue la lunga dorsale, troviamo una prima palina segnavia dalla quale continuiamo seguendo il sentiero che scende verso i ruderi di una baita che raggiungiamo, la voce del temporale è sempre più potente, troviamo un'ulteriore palina segnavia ma le il sentiero dal quale dovremmo scendere è davvero poco individuabile per cui dopo una veloce consultazione decidiamo di seguire il sentiero a sinistra ben marcato che ci conduce di nuovo alla bocchetta. Fortunatamente il temporale sembra non seguirci, siamo consapevoli che ci aspetta una lunga via del ritorno con ripidi tratti di discesa e altrettanti di salita, mentre ripercorriamo il percorso dell'andata le nuvole incominciano a diradarsi e finalmente riusciamo a vedere i paesi di fondovalle, sentiamo anche il suono melodioso di una fisarmonica, il sole ora brilla alto in cielo e se anche siamo stanchi e assetati arriviamo all'auto con il sorriso sulle labbra e con qualche goccia di sudore che scorre sul volto...!!!! Prima di tornare a casa visitiamo la bella chiesetta e poi andiamo a dissetarci alla Baita dell'Alpe Quaggione.
Siamo rimasti per per Terre Alte 8 ore senza le soste, per la lunghezza e la durata del tragitto un bel EE è davvero opportuno...
Malati di Montagna: Danilo e Fabio (oggi sono un po' stanchino!!!)

M. Massone 2161 m

Eyehorn 2131 m

Poggio Croce 1765 m

Monte Cerano 1702 m

Monte Zuccaro 1338 m



domenica 4 luglio 2010

al bivacco Reboulaz sotto l'imponente Becca de Luseney

Per arrivare al luogo di partenza bisogna uscire dall'autostrada A5 al casello di Nus e poi percorrere la strada per la Valle di Saint-Barthélemy fino ad oltrepassare la località Les Fabriques, all'altezza di un tornante proseguire diritti a sinistra arrivando in breve a Praz 1751 m, lasciamo l'auto sul bordo della strada, attenzione a non intralciare il passaggio. Si passa tra le case di Praz seguendo la strada asfaltata chiusa al transito veicolare, una palina posta accanto alle ultime case ci indica i sentieri e i tempi delle varie mete della zona, il sentiero che dobbiamo seguire è il n. 13 anche se poi effettivamente l'abbiamo seguito solo al ritorno. Dopo quasi 1 km ad un tornante si abbandona la strada per continuare su un piccolo sentiero pianeggiante, indicazioni su un sasso, la traccia è discontinua ma comunque di facile individuazione, dopo aver attraversato un ruscello risaliamo verso un'ampia traccia che conduce in breve all'alpe Vallorsière 1902 m, quando siamo passati l'alpeggio era in fase di ristrutturazione. Dietro all'ultima baita seguiamo la strada sterrata di accesso all'alpeggio, volendo da questo punto si può fare un giro ad anello fino al bivio sul ponte a quota 1986 m, continuiamo sulla strada tra magnifici scorci panoramici, attraversato un ponticello continuiamo fino alla palina segnavia posta prima di un grosso ponte, da qui seguiamo il sentiero 13-15 a destra passando davanti all'alpe Ollière. Raggiunto un successivo ponte, deviamo a destra sul sentiero 13, tralasciando il segnavia 15 che attraversando il ruscello prosegue verso il Col de Montagnayes, ci inoltriamo nella valle proseguendo in falsopiano, l'ambiente è grandioso, spettacolare, da un lato scendono impetuose cascate mente dall'altro versante pareti ripide e scoscese Tralasciamo il segnavia 1 per la Tsa de Pierrey, ora la pendenza aumenta e si inizia a salire tra bellissime fioriture di genziana inoltrandoci sempre di più verso la testata della valle, arrivati alle robuste stalle interrate dell'alpe Les Crottes 2389 m, pieghiamo leggermente a sinistra seguendo il sentiero n. 13, andando a destra segnavia 13A si raggiunge la Fenetre du Tsan valico a 2736 m. La salita si fa sempre più ripida e con una lunga serie di tornanti arriviamo a incrociare il sentiero dell'Alta Via n. 1, eccoci finalmente nella conca sospesa ai piedi della Becca de Luseney, davanti a noi in breve raggiungiamo il Bivacco Reboulaz 2575 m, una splendida costruzione in pietra, inaugurata nel 1993, al suo interno possono ci sono 24 posti letto, una grande cucina con tavoli e stufa, all'esterno oltre alla bella fontana in legno da dove esce un'acqua deliziosa, c'è anche una legnaia ben fornita. Scendiamo verso il vicino lago Luseney riposandoci qualche minuto sulle sue sponde, purtroppo alcune nuvole minacciose ci fanno non fanno presagire niente di buono, infatti ecco le prime gocce cadere, coperto lo zaino e poi successivamente noi, iniziamo la discesa seguendo il medesimo itinerario di salita, come tutti i temporali estivi come arriva velocemente così se ne va, arrivati al bivio accanto il ponte ecco di nuovo spuntare il sole, da questo punto però invece che seguire la strada sterrata seguiamo il sentiero 13 sempre ben marcato con delle frecce gialle. Passiamo accanto ad alcune baite, per poi arrivare in breve ad un acquedotto con struttura in legno e colonne di pietra, seguendo i segnavia il sentiero scende ripidamente in mezzo ad una spaccatura arrivando in breve ad un ponticello che superiamo, attraversiamo alcuni prati dove l'erba alta rende difficile la visualizzazione dei segni gialli, ma con un po' di attenzione arriviamo dopo qualche minuto al Santuario di Champlaisant 1906 m. Proseguendo in discesa dopo qualche decina di metri troviamo una palina segnavia, seguiamo il sentiero per Praz che ci riporta con percorso piacevole all'alpe Vallorsière 1902 m, da qui ci rimettiamo sul sentiero percorso in mattinata arrivando a Praz dove abbiamo lasciato l'auto. Escursione in uno dei luoghi della Valle d'Aosta poco conosciuti e per questo motivo forse anche tra i più belli, l'ambiente alpino è davvero notevole, bisogna tenere in considerazione però il lungo avvicinamento e il dislivello di circa 800 m.
Malati di Montagna: Franco, Luisa, Danilo, Deborah e Fabio

Bivacco Reboulaz 2575 m

Lac de Luseney

salendo verso il bivacco

che dire...c'è tutto!!!