IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 31 gennaio 2010

Oltre confine in Engadina...

Oggi ci trasferiamo in territorio elvetico, precisamente in Engadina, nei luoghi d'ispirazione del grande artista italiano Segantini, uno dei grandi maestri della pittura di fine Ottocento. Percorriamo la superstrada Milano-Lecco-Colico, seguiamo le indicazioni per Chiavenna- St. Moritz, passata la frontiera a Castasegna continuiamo per la Val Bregaglia, dopo Casaccia la strada si inerpica con numerosi tornanti fino al passo Maloja 1815 m, lasciamo l'auto in un parcheggio sulla sinistra poco prima dell'hotel Maloja Kulm. Secondo la tradizione popolare gli ultimi tre giorni di gennaio coincidono con i tre giorni più freddi dell’inverno, altro che tradizione oggi fa davvero freddo!!! Appena scendiamo dall'auto in pochi minuti siamo già pronti a partire, ridiscendiamo la strada percorsa a salire, dopo una decina di metri sulla sinistra inizia una strada con le indicazioni per Salecina/Orden/Forno, il fondo stradale è coperto da ghiaccio e neve per cui bisogna avere le auto attrezzate per simili situazioni, arriviamo dopo circa 10 minuti a Orden 1790 m, qui finisce la strada, nel parcheggio troviamo anche diverse auto. Dalla palina segnavia seguiamo a destra le indicazioni per il lago Bitabergh, attraversata la diga ci inoltriamo nel bosco, alla successiva palina svoltiamo a sinistra per la Val Forno, splendido il panorama sulla piana sottostante, costellata da alcune baite e attraversata da un bellissimo tracciato per lo sci di fondo. Incrociamo la strada battuta dal gatto delle nevi, che dal passo Maloja risale la Val Forno, la seguiamo per un breve tratto per poi abbandonarla all'altezza di una palina segnavia, seguiamo le indicazioni a destra per la Furcela-Lägh da Cavloc, iniziamo a salire con decisione piegando leggermente verso sinistra, rimontiamo l'ultimo tratto ripido arrivando in breve alla forcella, incantevole il panorama verso il lago. Scendiamo senza difficolta fino ad arrivare al fiabesco Lägh da Cavloc 1910 m da dove decidiamo di seguire la sponda di destra, lungo il tragitto ci fermiamo sovente ammirando il luogo in cui ci troviamo, alla fine del lago passiamo accanto a una baita semisepolta dalla neve, saliamo a destra seguendo alcune tracce, proseguiamo in falsopiano per poi ridiscendere brevemente verso la strada. Ma oggi abbiamo tanta voglia di affondare le nostre ciaspole in questa neve fantastica e così abbandoniamo poco dopo la strada e affrontiamo il pendio sulla destra entrando in un piccolo valloncello, proseguiamo in moderata salita distanti uno dall'altro come se ognuno di noi volesse rimanere solo con i propri pensieri... Su e giù, oggi anche se a guardare la cartina non abbiamo fatto tanto dislivello, con tutti questi saliscendi credo che abbiamo anche oggi fatto il nostro dovere di ciaspolatori, ci ricongiungiamo per l'ultima volta con la strada siamo ormai arrivati al bivio dove sulla sinistra si prosegue per il passo del Muretto che da accesso alla Valmalenco, mentre andando a destra seguendo sempre la strada arriviamo nei pressi di una piccola diga con accanto una casa, per la pausa pranzo ci accomodiamo poco più sopra sotto ai raggi caldi del sole, siamo a circa 2000 m da qui possiamo ammirare il pianoro morenico che prosegue verso la Cap. del Forno 2574 m del CAS con l'omonimo ghiacciaio. Foto di gruppo e via che si riparte, per il ritorno si decide di seguire dove è possibile il lato opposto della valle da dove siamo saliti è una sorta di caccia al percorso migliore, anzi mi correggo al percorso più divertente, Franco ogni tanto sparisce nel bosco poi riappare, quando vediamo della neve alzarsi sappiamo che è lui che corre... Purtroppo però giunti al lago siamo obbligati a seguire la strada e così tra una battuta e l'altra ritorniamo verso il passo Maloja, prima di arrivare alle auto poco dopo il ponte sul torrente Orlegna passiamo accanto a Salecina, non è un hotel, non è un ostello non è un rifugio, per capire meglio la filosofia di questo luogo bisogna visitare il loro sito http://www.salecina.ch/. Alla fine siamo davvero soddisfatti un po' infreddoliti, ma poco importa abbiamo trascorso una giornata lontano da tutto e tutti in una natura incontaminata, ma oggi non torniamo subito a casa e siccome anche lo stomaco ha le sue esigenze ci fermiamo a cena nel Crotto al Prato (http://www.crottoalprato.it/) accanto al campo sportivo di Chiavenna. I crotti sono anfratti naturali, al loro interno spira costantemente una corrente d'aria fredda, che si mantiene alla temperatura costante di circa 8° sia in estate che d'inverno. Come inizio ci sono stati serviti dei taglieri con salumi vari tra cui la famosa bresaola, di seguito dei sottaceti misti e come piatto forte i pizzoccheri di Chiavenna, si tratta di gnocchetti a base di sola farina bianca e latte, conditi con aglio/salvia soffritti nel burro e formaggio di latteria morbido, dell'ottimo vinello e per finire dolci della casa, caffè, vari tipi di grappe o genepy, il tutto per soli 15 euro, ci torneremo sicuramente....
Malati di Montagna: Deborah, Flavio, Danilo, Franco, Luisa e Fabio


sulla sponda ghiacciata del lago

il fiabesco lago Cavloc 1907 m

tutti in fila seguendo il capogita "Luisa"!!!


sabato 30 gennaio 2010

Intervista a Dio

video

...grazie...

domenica 24 gennaio 2010

al Paglione tra Italia e Svizzera

Arrivati a Maccagno si segue a destra la carrozzabile della Val Veddasca (Passo Indemini) fino al paese di Armio, seguendo poi le indicazioni sulla sinistra si arriva all'ampio parcheggio in prossimità del passo della Forcora 1179 m. Ci dirigiamo verso la chiesa della Madonna della Neve, scendiamo a bere un caffè al bar sottostante"Sciovia", ritornati sui nostri passi iniziamo a salire sulla sinistra costeggiando alcune case, la traccia è ben marcata e si innalza ripida nel bosco di betulle, seguendo i segnavia bianco/rossi sui tronchi delle piante raggiungiamo la sommità del Monte Sirti 1344 m. Proseguiamo alternando alcuni saliscendi, ci fermiamo sovente in piccole radure da dove il nostro sguardo spazia all'infinito sorvolando il mare di nuvole, davanti il Tamaro e la lunga cresta fino al Lema, scendiamo brevemente alla sella della Forcoletta 1290 m per poi salire di nuovo percorrendo la Costa del Faietto, poco dopo sotto di noi iniziamo a intravedere le case di Monterecchio. Scendiamo al Passo di Fontana Rossa 1390 m, iniziamo ora a salire con decisione il versante della montagna, facendo molta attenzione percorriamo un tratto ghiacciato in costa sotto al Sasso Corbaro, decidiamo di non proseguire visto le condizioni e di salire direttamente verso la cresta, il percorso si rivela meno insidioso e molto più suggestivo, scendiamo verso una palina segnavia, davanti a noi si vede ormai la croce, rimane solo l'ultimo tratto di salita, arrivati in cima al Covreto 1593 m siamo contenti a dir poco entusiasti, siamo solo noi è un gruppo di sciatori che stanno svolgendo un corso sull'utilizzo dell'ARVA. Firmato il libro di vetta e scattate decine di foto, iniziamo il percorso verso il Paglione, scendiamo e poi risaliamo nuovamente, oggi il dislivello faccio fatica a calcolarlo!!! La larga cresta è caratterizzata dalla presenza di alcuni vecchi cippi di confine, una palina segnavia ci indica che siamo arrivati al M. Paglione 1554 m, sotto finalmente dove le nuvole si sono diradate riusciamo a vedere un tratto del lago Maggiore, dietro di noi il Covreto con la cresta che luccica sotto ai raggi del sole, uno SPETTACOLO... Per il ritorno scendiamo per la stessa via fino alla sella da dove decidiamo dopo attenta valutazione di intraprendere il traverso sulla sinistra sotto alle pendici del Covreto. Arrivati alla palina segnavia risaliamo verso il Sasso Corbaro 1555 m percorrendo tutta la cresta e ridiscendo dalla parte opposta per poi incrociare il percorso fatto in salita, in breve arriviamo al Passo di Fontana Rossa, seguendo le indicazioni a sinistra in poco tempo arriviamo a Monterecchio dove tra le tipiche case in pietra pranziamo, coccolati dai raggi caldi del sole in un silenzio ormai diventato merce rara ai giorni nostri... Il tempo passa e purtroppo dobbiamo tornare a casa, seguiamo la carrareccia passando vicino ad alcuni tratti di bosco dove notiamo che la luce fa veramente fatica a passare, chiaccherando non ci accorgiamo nemmeno di essere arrivati al parcheggio, escursione invernale davvero molto bella, attenzione solo ai traversi ghiacciati dove le ciaspole prive di ramponi potrebbero avere qualche problema!!!
Malati di Montagna: Flavio e Fabio

Monterecchio

in cresta al Sasso Corbaro

Monte Paglione

Covreto

domenica 10 gennaio 2010

sempre più attratti dalla foresta...

sospiro


senza respiro

Deccia Inf. 1610 m
 

Lupo ululà...


.... castello ululì (mi piaceva!!!)



Suona la sveglia sono le 6.20, per tutta la notte ha piovuto, mentre bolle l'acqua per il tè, inizio a prepararmi, lo zaino è già pronto, controllo solo di non lasciare niente a casa, metto il thermos nello zaino ed esco. Mi aspettano Danilo e Andrea, percorriamo l'autostrada e notiamo che il tempo è in netto miglioramento, lasciamo l'auto poco dopo Cravegna, siamo solo noi, tre scialpinisti e lo spazzaneve, una nebbia avvolge tutta la montagna, mentre la neve caduta nei giorni precedenti e durante la notte ha ricoperto l'intero paesaggio. Durante la salita siamo a dir poco sbalorditi da quello che i nostri occhi vedono, un paesaggio fiabbesco, quasi irreale, arrivati all'alpe Deccia una strana luce si diffonde, ed ecco che da un piccolo spazio tra le nuvole affiora il sole, ma dura solo per pochi minuti. Iniziamo a scendere tra alberi carichi di neve, ad un tratto come se qualcuno avesse soffiato via le nuvole ecco apparire l'azzurro del cielo, le cime delle montagne e poco sotto boschi innevati, non è la prima volta che mi capita, ma provo ugualmente un'emozione come fosse la prima, scatto una, due, tre, perdo il conto, immortalare questi momenti, guastare l'attimo in cui premi il tasto della macchina fotografica, fatica, freddo, svaniscono. Arrivati all'auto il sole ormai brilla alto, partiamo per tornare a casa, consapevoli di aver trascorso una giornata davvero unica e speciale.
Malati di Montagna: Andrea, Danilo e Fabio

venerdì 8 gennaio 2010

Carlo Grande "Terre alte"


Ho scoperto questo libro quasi per caso, è stato come aver trovato uno scrigno, dove il tesoro non appartiene a questo mondo, trovo difficile trovare parole per descriverne il contenuto, una cura per l'anima e il corpo, un viaggio straordinario nel mondo delle "Terre alte".
Per i "Malati di Montagna" è da leggere a piccole dosi, un uso eccessivo del prodotto potrebbe causare l'aggravarsi della malattia, l'ho constato direttamente su di me!!!

domenica 3 gennaio 2010

Tra i bianchi pendii del rifugio Champillon

...ciaspole qui, ciaspole la, ciaspole su, ciaspole giù... non si poteva iniziare l'anno nel modo migliore, la fatica di raggiungere il rifugio Champillon a 2435 m è ripagata dalle cime circostanti e dagli ampi spazi aperti in cui ci si sente piccoli, piccoli e dove ancora la natura la fa da padrona.
Da Aosta si sale verso il Gran San Bernardo, fuori dalla galleria si svolta a destra per la Valpelline e seguendo le indicazioni si raggiunge Doues, da dove si prosegue ancora fino alla località Haut Praz Bas 1490 m dove si lascia l'auto, da qui la strada per tutto l'inverno non viene pulita, per cui zaini sulle spalle e via che si sale!!! Oggi ad accompagnarci c'è Simeone grande conoscitore della zona avendo la casa da queste parti, si decide da subito di non seguire la strada ma di salire su per la montagna costeggiando le innumerevoli baite perfettamente inserite nell'ambiente circostante, indossate subito le ciaspole seguiamo alcune tracce di sciatori e di motoslitte, il sole oggi fa veramente fatica a uscire, ma le nuvole rimangono alte e il panorama verso la conca di Aosta con l'Emilius e la Grivola che fanno da contorno è di prim'ordine. Intersechiamo varie volte la strada ormai sepolta da una notevole coltre di neve, risaliamo i pascoli innevati di Plan Taredaz e raggiunta la strada nei pressi di Parc 1880 m proseguiamo in falsopiano piegando sulla sinistra, arriviamo in breve a Plan Débat a poca distanza dalla croce di Nôtre Dame de la Neige 2079 m, dove in estate un parcheggio accoglie le auto. Attorno si possono vedere alcune delle cime più importanti della zona il M. Gelè, il M. Avril e il Gran Combin 4314 m anche se purtroppo la cima è coperta, intravediamo anche se lontano il tetto del rifugio. Voltando a sinistra risaliamo i bellissimi pendii innevati, la nostra meta sembra non avvicinarsi mai, raggiunta la Tsa de Champillon 2297 m proseguiamo ancora in leggera salita fino al panoramico rifugio Champillon dedicato ad "Adolfo Letey" 2435 m, di proprietà del Comune di Doues, posto tappa dell'Alta Via n. 1 e per il Tour des Combins, per mangiare entriamo nel rifugio invernale, ben tenuto con 6 posti letto, un tavolo con panca, purtroppo però manca una stufa! Dopo la foto di gruppo usciamo dal rifugio dove ci accorgiamo subito che la temperatura si è abbassata, anche indossando due paia di guanti uno leggero e uno più pesante ho alcune delle dita delle mani che non le sento quasi più e il naso mi si letteralmente congelato, Danilo e Deborah sono anche più infreddoliti, invece Simeone sembra che il freddo non lo patisca, senza guanti e cappello, beata gioventù!!! In discesa siamo velocissimi, sarà il freddo o forse il sano divertimento di correre nella neve, seguiamo il percorso dell'andata e senza accorgerci ci ritroviamo in men che non si dica all'auto. La Valle d'Aosta, una regione così piccola ma che racchiude in alcune delle sue valli tesori di grande pregio, ringrazio Simeone che oggi ci ha fatto da guida e la sua famiglia che alla mattina ci ha offerto un buon caffè caldo e dello squisito pane preparato da loro stessi, piccoli gesti di cortesia che fanno bene a chi li riceve.
Malati di montagna: Simeone, Danilo, Fabio e Deborah


salendo verso il rifugio...

Rifugio Champillon "Adolfo Letey" 2435 m

alcuni raggi di sole illuminano il pendio...

la conca di Aosta con l'Emilius

all'interno del rifugio invernale