IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

mercoledì 25 aprile 2018

Sulla Via Francigena, alle pendici della Serra di Ivrea


L'antica Via che nel medioevo univa Canterbury a Roma


Escursione che si svolge su antiche mulattiere ancora in buone condizioni. L'anello offre molti spunti per fermarsi a riflettere, dal mulino del 1715, alle cappelle che si susseguono per tutto il percorso, alla chiesa e battistero di San Lorenzo del FAI, al castello di Montestrutto e al tratto della Via Francigena tra bellissimi vigneti contornati dalle cime delle montagne circostanti.
Malati di Montagna: Andrea, Lorenzo, Danilo e il selvadego

Castello di Montestrutto
Il castello, edificato sulla sommità di uno sperone roccioso, dal quale domina il borgo.


La chiesa romanica risalente al sec. XI, era una tappa importante per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena.


dettagli e traccia gpx 

domenica 22 aprile 2018

La misteriosa e selvaggia Val dei Ratti

La Val dei Ratti, chiamata così non per la presenza di roditori, ma perché, un tempo, l’omonima famiglia nobiliare comasca ne possedeva gran parte degli alpeggi, è la prima valle della Valchiavenna, e ne segna il confine con la bassa Valtellina ed il gruppo del Masino.

Escursione ad anello che si svolge all'andata sul lato sinistro orografico della Valle dei Ratti, selvaggio e solcato da impetuosi torrenti e il ritorno sul lato destro più frequentato, grazie alla recente strada che permette di accorciare la salita al suggestivo paese di Frasnedo, con l'omonimo rifugio. Da Frasnedo è ancora possibile scendere a Verceia percorrendo la vecchia mulattiera ben segnalata e in buone condizioni.
Malati di Montagna: Gemma, Simonetta, Danilo, Lorenzo, Pg, Renzo e il selvadego

magic moment...





Laudato si', mi Signore. per sora acqua,. la quale è molto utile. e umile e preziosa e casta


canyon suggestivo...


veduta sulla testata della valle...


il faggio e il suo sasso...queste piante riescono sempre a sorprendermi....


...prove di equilibrio...


panoramica sul versante orografico destro...




Frasnedo


Chiesa dedicata alla “Madonna della neve”, eretta nel 1677 e benedetta il 4 luglio 1686.



La selvaggia ed ombrosa Val Priasca, legata a paurose leggende di streghe che l’avrebbero scelta come dimora dalla quale calare, sul far della sera, ad insidiare i cristiani.


...trovate il sentiero...


video in 3D della traccia

venerdì 20 aprile 2018

Finsteraarhorn (4.274 m).


Prima di partire per l'Oberland è bene assicurarsi di non soffrire di agorafobia. Sì, certo, si è in montagna ma gli spazi son così ampi da evocare quei racconti giovanili di esploratori artici e vicende accadute agli estremi del Pianeta.

Fieschersattel, quei pixel neri sono coloro che hanno preso il treno prima di noi a Grinfderwald mentre noi eravamo intenti a cercare di capire come fare a parcheggiare.

La stagione ideale per recarsi da queste parti è proprio questa, quando le giornate pian piano si allungano e i crepacci sono ancora ben chiusi. Tutti i passi Svizzeri sono ancora chiusi e noi, poveri milanesi, per giungere a Grindelwald siamo obbligati a fare un giro lunghissimo passando da Lucerna e transitando attraverso una bizzarra costellazione di paesini in cui palazzi di aziende multinazionali in vetro e cemento convivono con mucche al pascolo e alpeggi ormai non più isolati.

Dal Fieschersattel, guardando verso il Lotschenluke, dove termina l'Oberland. Spazi siderali.
Parcheggiare l'alto a Grindenwald non è cosa semplice: perdiamo un sacco di tempo prima di lasciare il nostro mezzo; come d'abitudine gli svizzeri e la rete turistica costituitasi negli anni han prediletto una mobilità basata su treni e pullman, così che fatichiamo non poco prima di organizzarci per prendere il trenino che ci porterà direttamente nel cuore pulsante di questa rete di ghiacciai dove gironzoleremo per tre giorni.


Grosses Fiescherhorn visto dall'Hinter Fiescherhorn.
Il primo impatto con il ghiacciaio mette subito il fisico alla prova … pesa la quota, guadagnata senza sforzo con il viaggio in treno fino alla Sphinx a 3.572 m; pesa lo zaino, nel quale son riposti due litri di acqua; pesano le gambe, già affaticate in previsione delle distanze che dovremo percorrere per raggiungere ben due montagne alte più di 4.000 metri attraverso le quali transiteremo che si chiamano Gross Fiescherhorn e Hinter Fiescherhorn, i Gemelli dell'Oberland. La giornata non finisce qui; dovremo scendere perdendo tantissimo dislivello faticosamente guadagnato, altri chilometri in piano, ancora una breve risalita ed eccoci alla Hutte dove dormiremo preparandoci alla grande salita sul Finsterhaarhorn, il tetto dell'Oberland, programmata con desiderio per il giorno a seguire.

Walliser Fiescherfirn., verso la Finsterhaarhorn Hutte.
Il Finsterhaarhorn è una montagna impressionante. Il suo lato più selvaggio lo rivolge proprio a noi lombardi e lo possiamo ammirare comodamente dalla cima della nostra amata Grignetta in quelle giornate limpide dal cielo terso che permettono alla fantasia di sorvolare per buona parte dell'arco alpino. La salita a questa montagna è avvolta, come spesso accade per i giganti delle alpi, da misteri e da opinioni contrastanti: c'è chi dice che i pendii siano ripidissimi e richiedano accortezze da sciatori provetti; c'è chi ricorda con terrore crepacci mostruosi e pronti ad inghiottire malcapitati scalatori distratti; c'è chi descrive la cresta finale come una scalata impossibile … io ed Andrea, consapevoli dei nostri limiti e desiderosi di far le cose come si compiace a scalatori prudenti e rispettosi della Montagna; decidiamo di partire prestissimo dal rifugio; salire con calma (ci supereranno tantissime altre persone), goderci l'alba senza affanni per essere all'attacco della cresta finale col sole già alto; così da affrontare, una volta legati in cordata, il tratto più tecnico della salita senza fretta; con calma e precisione.

Il momento magico in cui l'alba concede il colore Rosa e che dura solo pochi minuti. 
La vetta è meravigliosa, questa sarà una di quelle giornate che non si dimenticano. Emozioni fortissime guardando altre montagnoni già scalate da un punto di vista nuovo. Senso di gratitudine e pensieri positivi scaturiscono evocati da tanta bellezza. Uno di questi pensieri è per te, caro Franz, che ci hai lasciato da poco a seguito di una caduta durante una salita di allenamento nelle tue amate Orobie.
La mostruosa parete nord dell'Aletschhorn, altro gigante dell'Oberland.
Guardo il mio compagno avventura Andrea, ripenso a Franz, alle persone care. Ricordo la radice latina propria del termine “Compagno”;“Cum panis” ovvero colui con il quale divido il pane. Eccoci qui in cima insieme, su questa montagna bellissima, una borraccia per due, una morso a testa della medesima barretta energetica, una stretta di mano in Vetta e un abbraccio al rifugio, una nuova storia da raccontare alla mia bambina che mi aspetta a casa. Cosa desiderar di meglio?  

Finsteraarhorn (4.274 m).
Altre fotografie della salita al Finsteraarhorn le trovi qui.

sabato 14 aprile 2018

L'anello del Lagunc'

Un anello dove storia, profumi e panorami non sono ancora stati cancellati dall’incalzante scorrere del tempo. I mille metri del kilometro verticale non rappresentano la mera soddisfazione di una gara sportiva, ma sopratutto un’escursione impegnativa, densa di motivi di interesse e fascino. Lagunc' con il suo piccolo laghetto e il panorama che si può godere dalla chiesetta dedicata a San Michele a Dalloo, sulla la corrucciata parete settentrionale del Pizzo di Prata, sono il giusto premio al termine della faticosa salita.


Da Lecco si segue la superstrada Lecco-Colico fino al Trivio di Fuentes, vero e proprio crocevia, dove si diramano le strade principali che portano in Valchiavenna (SS36 dello Spluga) o Valtellina (SS38 dello Stelvio). Si continua in direzione della Valchiavenna per circa 24 km fino a raggiungere Chiavenna. Entrati in paese alla prima rotonda si prosegue diritti in direzione dei Passi dello Spluga e del Maloja, alla successiva rotonda si svolta a destra verso Maloja. Si segue il Viale Maloggia fino al ponte sulla destra (Via Maurizio Quadrio), oltre il quale prima del semaforo, si svolta a destra in Via della Marmirola, dove si possono trovare alcuni parcheggi gratuiti, quelli attorno sono tutti a disco orario. Riattraversato il ponte, sul lato opposto della strada si raggiunge la palina segnavia, dalla quale si iniziano a seguire le indicazioni per Pianazzola/Strada dei Morti/Daloo/Lagunc. Poco dopo si attraversa la strada asfaltata e proseguendo verso destra si sale accanto ad alcune abitazioni, fino a raggiungere la partenza del chilometro verticale, a destra si possono vedere i due campanili del Santuario della Madonna di Loreto (352 m). Si inizia fin da subito a salire ripidamente sulla mulattiera scalinata e dopo qualche minuto tralasciato a sinistra la deviazione per i Ronchi di Pianazzola, si raggiungono alcune baite, oltre le quali in breve si arriva alla cappella dedicata alla Madonna della Salute, in stupenda posizione panoramica. Si prosegue verso destra arrivando ben presto alle prime case di Pianazzola (635 m), con la quattrocentesca chiesetta di San Bernardino da Siena. Si sale verso la parte alta del paese nel reticolo degli stretti viottoli e scalinate, fino al parcheggio dove termina la strada che sale da Chiavenna. Dalla palina segnavia si inizia a seguire la ripida mulattiera in direzione di Daloo/Lagunc/Crespal. Oltre a qualche piccolo tornante, in cui si può riprendere fiato, si sale principalmente diritti. Oltrepassato il cartello del chilometro verticale, che ci informa che siamo a metà del percorso (dislivello 500), la mulattiera inizia un lungo tratto verso sinistra protetta da un cavo. Attraversata la Val Furmagéra, arriviamo alla bella fontanella in pietra costruita dagli alpini di Gualdo-Lagunc', oltre la quale riprendiamo a salire fino a raggiungere la palina segnavia in località Dalò (1150 m). Prima di proseguire si può effettuare una breve pausa, raggiungendo sulla sinistra la croce di Dalò, in splendida posizione panoramica. Seguendo le indicazioni per Lagunc/Gualt/Crespal, si prosegue verso nord entrando in una bella pecceta, con abeti e pini silvestri. Dopo un lungo tratto in cui si guadagna quota costantemente, si riprende a salire ripidamente un tratto scalinato, oltre il quale si arriva al cartello del K.V. - Scala Santa. La mulattiera svolta a destra uscendo dal bosco nei pressi di una bella baita ristrutturata. Continuando a seguire le indicazioni del K.V. si sale a monte della baita entrando nuovamente nel bosco, per poi piegare a sinistra fino a uscire sui prati di Lagunc' (1350 m). Si sale costeggiando le baite e dopo aver oltrepassato il sacrario dedicato alla Madonna della Neve, in breve si arriva a un grande pannello che segnala la conclusione del chilometro verticale. Una pausa sul poggio panoramico, è quasi d'obbligo. Si ridiscende tra le caratteristiche baite di Lagunc' e dopo aver costeggiato il piccolo laghetto, si ritorna alla palina segnavia in località Dalò. Seguendo le indicazioni per Uggia/San Giacomo Filippo, si scende raggiungendo la suggestiva chiesetta dedicata a San Michele, dalla quale volgendo lo sguardo alle nostre spalle verso la parete settentrionale del pizzo di Prata, si ha un suggestivo effetto di contrasto cromatico tra il verde dei prati e le bianche mura dell’edificio sacro (1108 m). Si attraversa il borgo di Daloo con le sue caratteristiche abitazioni seguendo la via principale. Dopo aver oltrepassata la palina segnavia, si continua a scendere fino a incrociare la strada asfalta nei pressi di una bacheca in legno. Si segue la strada verso sinistra per pochi metri, per poi imboccare il sentiero a destra non contrassegnato ma ben evidente, che scende alle baite sottostanti. Si attraversano le baite verso destra raggiungendo il cartello in legno in mezzo a un prato per S. Giacomo F. Si inizia a perdere quota ripidamente lungo una bellissima mulattiera scalinata, che con diversi tornanti raggiunge la strada asfalta. Dalla palina segnavia si può seguire la strada asfalta verso sinistra, oppure proseguire lungo la mulattiera che scende parallelamente alla strada, entrambi i percorsi conducono in pochi minuti alle baite di Uggia züra (Uggia di Sopra 780 m). Dalla palina segnavia seguendo le indicazioni per la Variante Via Spluga/Crotti di Bette/Chiavenna, si imbocca il sentiero che inizia accanto a una baita, contrassegnato dal segnavia bianco/rosso. Si scende attraversando alcuni prati inselvatichiti, per poi continuare nel bosco. Giunti a un bivio si tralascia il sentiero a destra che prosegue in direzione di Uggia/San Giacomo Filippo-Gallivaggio/Olmo-San Bernardo e si continua in direzione di Chiavenna. La mulattiera inizia a scendere molto ripidamente, raggiungendo un tratto attrezzato con una recente catena, utile soprattutto in caso di ghiaccio. Raggiunta una cappella, la mulattiera continua a scendere a ridosso di alcune placche rocciose, sorretta da da un grosso muro a secco. Si continua ora con un lungo tratto a mezzacosta e superata senza problemi una vecchia frana, si arriva a incrociare la Via Spluga. Si inizia a seguirla verso sinistra e usciti dal bosco si prosegue per un breve tratto lungo un tratturo, per poi abbandonarlo poco dopo in prossimità di una palina segnavia sulla sinistra. Si continua sulla Via Spluga seguendo le indicazioni per Chiavenna fino a raggiungere una strada. Si sale a sinistra costeggiando alcune abitazioni, per poi proseguire fino a raggiungere una palina segnavia. Abbandonato il sentiero che prosegue verso Pua -Pianazzola si scende a destra e si continua in falsopiano fino a raggiungere una baita, prima della quale si scende nuovamente a destra, arrivando in breve a incrociare nei pressi di un tornante la strada asfalta per Pianazzola. Si scende lungo la strada per alcuni minuti, per poi abbandonarla seguendo a destra le indicazioni del percorso dedicato a Don Luigi Guanella. La mulattiera sempre ben segnalata, scende tra le abitazioni e dopo aver attraversato Via Ezio Vanoni, in breve si arriva in Via San Giovanni che si inizia a seguire verso sinistra. Poco dopo aver oltrepassata una chiesa con lavatoio, arrivati in prossimità del numero civio 53, si svolta a destra passando sotto a un arco, per poi proseguire subito dopo a sinistra sul Viale Maloggia, arrivando poco dopo nuovamente alla palina segnavia da dove era iniziato questo lungo ma suggestivo giro ad anello.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e il Selvadego

chiesa di Loreto


Inizio del Kilometro Verticale


e lo si capisce subito perché lo chiamano verticale...!!!


ultimi 100 m....in verticale naturalmente...!!!


ma perché il resto cos'era?!?


ma anche la via del ritorno non scherza...!!!


tratto con catene, utili in caso di ghiaccio...e non solo...


 Chiavenna e la sua piana


Val Bregaglia
sul cui fondo si disegnano le granitiche vette del Pizzo Badile e delle Sciore


la croce di Daloo
Inaugurata il 5 Settembre 2010, alta 10 metri (40 cm in meno di quella in legno posata nel 1954) e realizzata in acciaio con inserti in legno 


Lagunc’ da lag-unc’, cioè lago unto
un piccolo angolo di paradiso



Dalò
chiesetta dedicata a San Michele, l’arcangelo che guidò la schiera degli angeli fedeli a Dio nella battaglia celeste contro gli angeli ribelli


la corrucciata e sinistra parete settentrionale del Pizzo di Prata


lungo la via del ritorno abbiamo anche il piacere di seguire un tratto della "Via Spluga"



e alle porte di Chiavenna "Sui passi di Don Luigi Guanella"




domenica 8 aprile 2018

Sentiero Walter Bonatti, da Monastero di Dubino al Monte Foffricio

L’idea del sentiero è nata quando Walter era ancora in vita – ci ha raccontato Andreino Della Bitta, uno dei realizzatori del tracciato e amico di Bonatti – Alla sua morte sono emerse tante idee per commemorarlo e ci siamo ricordati di questa traccia già esistente che lui voleva ripulire e completare.


Si tratta di un sentiero lungo 25 chilometri che parte dall’abitazione di Bonatti a Monastero e sale in quota lungo le montagne a nord di Dubino. L’altitudine massima sono i 2750 metri della bocchetta del Calvo per poi giungere all’arrivo dei 1150 metri dei Bagni di Masino, frazione di Valmasino. 



Splendida escursione che ricalca nel primo tratto il "Sentiero dedicato a Walter Bonatti" fino al Monte  Foffricio, per poi scendere lungo una splendida mulattiera militare della Linea Cadorna ancora in buone condizioni. Purtroppo nella giornata in cui si è svolta l'escursione, i panorami sono stati ofuscati da una persistente nuvolaglia.

Da Lecco si segue la superstrada Lecco-Colico fino al Trivio di Fuentes, vero e proprio crocevia, dove si diramano le strade principali che portano in Valchiavenna (SS36 dello Spluga) o Valtellina (SS38 dello Stelvio). Si continua verso la Valchiavenna per alcuni chilometri, per poi deviare a destra in direzione di Dubino. Si segue la strada Valeriana, che tocca tutti i paesi del piano della Costiera dei Cech. Arrivati a Dubino, si abbandonata la strada Valeriana e si svolta a sinistra in Via Dosso e poco dopo nuovamente a sinistra in Via Rogola fino a raggiungere il piccolo parcheggio adiacente alla chiesa dedicata alla Beata Vergine Immacolata, in frazione Monastero (265 m).
Si iniziano a seguire le chiare indicazioni del sentiero Walter Bonatti, salendo tra le abitazioni fino a un bivio. Tralasciato il Sentiero dell'Acqua da cui poi faremo ritorno, si prosegue a sinistra verso la Cava/San Giuliano. Si guadagna quota gradualmente con un lungo tratto a mezzacosta nel bosco e superando senza difficoltà alcune roccette affioranti, si raggiunge una cava di calcare. Il sentiero sempre ben contrassegnato, svolta decisamente a destra, alle spalle di una piccola costruzione. Si sale in maniera più decisa sul crinale spartiacque fra Valtellina e Valchiavenna, per poi proseguire seguendo una profonda traccia che sale verso sinistra. Rimanendo sul versante valtellinese si segue il largo crinale fino a uscire dal bosco, dove in un suggestivo pianoro troviamo adagiate alcune baite diroccate e il rudere della chiesetta di San Giuliano (768 m). Dopo aver seguito per un breve tratto una pista sterrata verso destra, si incrocia la strada consortile Cino-Alpe Piazza. Si continua a seguire sul lato opposto il Sent. Walter Bonatti indicato da una palina segnavia verso "La Piazza". Il  sentiero sale prima sulla sponda destra di un torrente in secca e poi per mezzo di un ponticello continua sulla sponda sinistra fino a incrociare nuovamente la strada, che si segue per un breve tratto in leggera salita fino a raggiungere le prime baite dell’alpe La Piazza (991 m). Oltrepassata una sbarra, si sale verso sinistra in direzione delle baite più a monte, fino a raggiungere una fontana, con un grande segnavia rosso-bianco-rosso. Si procede in piano verso sinistra costeggiando alcune baite, per poi entrare in un bel bosco di pini silvestri. Seguendo un marcato sentiero si sale verso nord/est fino a raggiungere un suggestivo pianoro di betulle, oltre il quale il sentiero con alcune lunghe svolte continua a salire fino a uscire dal bosco in corrispondenza del poggio del monte Foffricio, con un ripetitore sulla destra (1220 m). Dalla palina segnavia si abbandona il Sent. Walter Bonatti e si prosegue seguendo le indicazioni a destra verso i Prati dell’O. Il sentiero prosegue con un lungo mezzacosta, durante il percorso si incontrano un paio di fresche fontanelle che allietano il cammino nelle giornate calde. Al primo bivio si prosegue a sinistra e in vista delle prime baite si scende a destra arrivando ai Prati dell'O (1226 m). Si scende tra le baite fino a incrociare la strada consortile per La Piazza, che si inizia a seguire verso destra. Dopo pochi minuti la si abbandona, imboccando a sinistra la vecchia mulattiera per Cino, indicata da una palina segnavia. Si supera la zona del Gag, con alcuni grandi pini (tiùm), secondo un'antica leggenda, sarebbero soldati Grigioni trasformati in alberi dal Mago Nestrelli. Con una lunga serie di tornanti si scende lungo la Val Maronara fino a raggiungere una cappelletta posta in una piccola radura, restaurata, nel 2002, dal gruppo degli alpini di Cino e Mantello. La mulattiera in alcuni tratti un po' sconnessa, prosegue fino a raggiungere una presa d'acqua con una fontanella. Da qui si inizia a seguire una stradina cementata che attraversa una splendida pineta. Tralasciato il sentiero a sinistra per Nestrelli in pochi minuti si arriva al campo sportivo di Cino. Si continua lungo la strada asfalta e dopo aver oltrepassato il centro sportivo si svolta a destra in Via Prati Fioriti e poco dopo si scende a sinistra in Via V Alpini, fino a incrociare Via S. Giuliano che si segue a destra arrivando in breve all'inizio della strada agro-silvo-pastorale che si inizia a percorrere. Tralasciato il sentiero a sinistra per Mantello (alternativa per raggiungere Dubino), si inizia a salire per circa mezz'ora, fino a raggiungere la bellissima mulattiera a sinistra per Dubino, indicata da una palina segnavia, sul lato opposto ci si può dissetare a una fontanella. La mulattiera, appartiene al fitto reticolo di mulattiere militari, trincee della Linea Cadorna. Si scende ripidamente con una serie di svolte, giunti a un bivio si svolta a destra e si prosegue fino a raggiungere la palina segnavia che indica a destra il Sentiero dell'acqua. Abbandonata la mulattiera si segue il sentiero che alternando alcuni saliscendi, conduce nuovamente al bivio incontrato a Dubino, chiudendo il lungo, ma bellissimo anello.
Malati di Montagna: Lorenzo, Danilo, Pg e il selvadego

sinistra o destra...il grande dilemma...


La piccola chiesetta di San Giuliano è purtroppo un rudere, di cui è andato in rovina il tetto, con mura che hanno tutta la parvenza di essere pericolanti.

“Sullo sperone di roccia calcarea che divide la valle del Mera dalla valle dell'Adda sorge la chiesetta dedicata a san Giuliano, che già anticamente era segnalato nella cerchia dei Santi Sette Fratelli. Chi era san Giuliano? Probabilmente era un militare della legione delle Gallie, all'epoca dell'imperatore Decio (248-251). Questi, per rafforzare la religione pagana, impose ai militari ed ai funzionari pubblici di munirsi di un attestato d'aver sacrificato agli dei. Il tribuno Fereolo e vari suoi militari, tra i quali Giuliano di Bienne, rifiutarono il sacrificio e vennero pertanto decapitati. Il culto di san Giuliano si diffuse in Alvernia ed in Italia Settentrionale, portatovi forse dai messi del convento di san Dionigi di Parigi, proprietario del territorio che va dal lago di Como al fiume Masino. La festa si celebra il 28 agosto: significativa l'analogia con la vicenda dei militari della Legione Tebea: sant'Alessandro (Traona), san Fedele (Buglio e Mello), san Carpoforo (Delebio).”
don Domenico Songini, in “Storie di Traona – II” (Sondrio, 2004)


Alpe la Piazza



sentiero nel bosco...



Monte Foffricio 1220 m
Nome curioso per quello che non è più di un poggio boscoso sul lungo crinale che separa la Valtellina dalla Valchiavenna. La prima e modesta elevazione rilevabile, che fosse passerebbe del tutto inosservata se non ospitasse un ripetitore televisivo.


I prati dell’O
Nome singolare per il più occidentale dei maggenghi gemelli a monte di Cino, 
che si apre, a 1226 metri, non lontano dal confine della bassa Valtellina.


la Cappella
Posta in una piccola radura che si apre ad una quota di 920 metri, restaurata, nel 2002, dal gruppo degli alpini di Cino e Mantello. Era, questo, un luogo di sosta, di “posa”, nel quale i viandanti, che portavano al maggengo o agli alpeggi superiori il carico di vettovaglie, riposavano, volgendo il cuore al cielo e gli occhi al bello scorcio sulla bassa Valtellina. Nella cappelletta è ancora visibile il dipinto di una Madonna con Bambino circondata da due santi.


Mulattiera della Linea Cadorna...splendida...!!!